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giovedì 9 luglio 2009

The untouchables

Del primo intoccabile della mia vita ebbi contezza al suo funerale: era lo zio di un amichetto di giochi in villeggiatura. Avrò avuto 10 anni e il defunto era uno zotico perennemente incazzato, col mondo, con i paesani, con il nipotino - mio coetaneo - e con noi bambini tutti. L'ultima volta che l'avevamo incontrato eravamo su un campo di mele a raccogliere da terra quelle cadute dai rami - bacate, rinseccolite e schifose - perché dovevamo giocare alla guerra e fare un agguato all'esercito nemico (altri bambini) colpendoli a melate.

Il vecchiaccio ci beccò: il nipote rimediò una scarica di botte che ancora se la ricorderà e noi altri - che intanto ce l'eravamo data coraggiosamente a gambe levate - fummo raggiunti da una gragnuola di mele che quell'energumeno aveva iniziato a lanciarci. Qualche tempo dopo tirò le cuoia. Al funerale io me ne uscii con un: "Sicuramente andrà all'inferno, cattivo com'era!". E mia nonna: "Ssssttt! Dei morti non si parla mai male!" "Perché?" domandai. "Perché sono morti." Gli anni sono passati e la schiera degli intoccabili (anche solo a parole) si è allungata: la vicina zitella con le ubbìe da mancanza di scopate; il parente spocchioso so-tutto-io che spara cazzate, ma guai a contraddirlo...


Si è allungata anche la lista degli "intoccabili per carica ricoperta". È iniziata in 4^ elementare quando, in classe, c'era il figlio di una maestra di un'altra sezione: mi ricordo i "dettati".
Di solito l'insegnante dettava dalla cattedra. E invece no: la nostra lo faceva in mezzo ai banchi e,
guarda caso!, proprio di fianco al posto in cui stava seduto lo stronzo figlio della sua collega. E io la vedevo, la porca maestra che - col dito adunco - faceva segno dove l'imbecille aveva sbagliato e gli bisbigliava la grafìa corretta: suggeriva, cazzo! Quella volta che mi ribellai, dicendo soltanto: "Ma non vale! Mica si può suggerire!", mi beccai una nota sul diario che faceva vagamente cenno al mio essere "indisciplinata". Quando la sottoposi alla firma dei miei, trasecolarono. Ne spiegai il motivo, ma - certamente obtorto collo - sia il papà che la mamma sentenziarono che "la maestra sa quello che fa".

L'ultimo nome che ho sull'elenco degli "intoccabili per carica ricoperta" è quello del Presidente Napolitano. Con tutto il ripetto, non è il mio tipo, politicamente parlando. Insomma, mica sarà infallibile, no? Per cui qualche cantonata (dal mio punto di vista) potrebbe anche averla presa. Ad esempio, non mi è piaciuto il monito ai "PM troppo protagonisti", all'indomani delle elezioni europee, in cui una delle facce nuove era Luigi De Magistris. Né - più recentemente - ho particolarmente gradito l'appello di "una tregua alle polemiche" (erano i giorni caldi di Villa Certosa e Palazzo Grazioli, delle escort e delle veline) almeno fino alla fine del G8. Che significa? Che dobbiamo far finta di essere la bella famigliola italian style con mammà che lava i panni, cuce e canta, papà che lavora e torna a casa sbaciucchiando tutti e i pargoli che hanno fatto i compiti, messo a posto i giocattoli e si sono lavati pure il collo e le orecchie e poi - una volta che gli "ospiti" hanno girato l'angolo - torniamo a mammà che fuma come una turca mentre si guarda il Grande Fratello e scalda la cena al microonde, papà che bestemmia come un satanasso e la prole che rutta e scorreggia in ascensore?

Ma quella che davvero non mi è andata giù è stata la convocazione di Angelino Alfano al Quirinale perché il Governo rivedesse il testo del decreto sulle intercettazioni. Cazzo! Ma perché non glielo hai fatto presentare così come lo avevano elaborato e poi li fregavi non firmandolo? Mi ritrovo a urlare - come tanti anni fa - "Ma non vale! Mica si può suggerire!". Già aveva fatto qualcosa del genere sul decreto Eluana, con la famosa lettera di avvertimento. E ora, porca l'oca, di nuovo: faglielo presentare, il cazzo di disegno di legge, e poi glielo bocci e lo rimandi in Parlamento! Tanto più che giusto un anno fa, Napolitano stesso ha bacchettato il CSM che aveva espresso un proprio parere sul decreto blocca processi, affermando a chiare lettere che il Parlamento "è sovrano e farà ciò che vorrà". E se qualcuno osa levare una voce di dissenso, apriti cielo! Bene che vada, si dirà che è "intollerabile" coinvolgere il Presidente nella polemica politica: ma a me sembra che sia stato il Presidente ad esporsi per evitare lo scontro politico. Schierandosi inevitabilmente dalla parte del Governo. Caro Presidente, dovevi farglieli fare i compiti a 'sti fetentoni, e correggerglieli dopo, quando eri a casa. Belle righe blu e rosse. Perché suggerire - o correggerglieli in classe - non vale.
E mo', mettetemi una nota sul diario...


martedì 8 luglio 2008

Falsi "veri" e falsi "falsi"

Nonostante il mio amico Finazio abbia già esaurientemente postato, ieri sera e oggi sull'argomento, non riesco a non dire anche la mia. La storia è questa. Ieri, il blog "La Privata Repubblica", pubblicava un post (al link trovate solo la "memoria" di Google Reader) in cui inventava la trascrizione di una intercettazione telefonica tra il premier e Confalonieri: boccaccesca? Senza dubbio. Volgare? Sì, un po'... Goliardica? Ecco, questa è la definizione corretta: goliardica.
Dopo un blackout durato qualche ora (ieri sera), questa mattina il blog era sparito. Ora è ritornato visibile ma - se si cerca traccia del post di ieri - la pagina si apre così.

Cosa era accaduto, nel frattempo?
Che Dagospia, il blog di Roberto d'Agostino, prendendo lucciole per lanterne, obiettivamente con scarsissimo sens of humor, tanto da non riuscire a distinguere uno scherzo da uno scoop, ha fatto da cassa di risonanza al post e, apriti cielo!!!
Ma chi c'è dietro La Privata Repubblica? I Servizi Segreti? La CIA? Bin Laden? No: c'è un ragazzino (che mi perdonerà, se dall'alto dei miei xx anni lo definisco così), studente di 22 anni e ora, comprensibilmente, terrorizzato.


A nulla sono valse le immediate smentite dell'autore a D'Agostino, che si è anche messo in cattedra dispensando perle di saggezza sull'etica giornalistica: la macchina della giustizia era già in moto e, nonostante l'avvocato del premier, Ghedini, in primis dichiari che si tratta di "un falso plateale", fa comunque sapere che "saranno esperite tutte le azioni giudiziarie del caso".

Mi è tornato in mente lo scherzo con il quale, 24 anni fa, tre studenti si beffarono dell'intellighenzia nostrana, con la famosa burla delle teste di Modigliani. E mi spiace che il blogger de La Privata Repubblica non sia stato un ragazzino a quei tempi: nonostante molti eminenti critici fossero stati messi alla berlina e in mutande, avendo creduti veri i falsi, non mi risulta che si siano messi in mezzo avvocati e giudici.
Che volete farci? All'epoca sapevamo ancora ridere...

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sabato 14 giugno 2008

Ehi, Angelino, e la carota?

Bugs Bunny Angelino "Dentone" Alfano ce l'ha fatta. Alla sua domanda "Che succede, amico? ("Eh, what's up, doc?")", l'ottavo nano gli ha risposto: "Te l'avevo già segnalato qualche tempo fa che ero circondato da iene e sciacalli. Ora mi stanno col fiato sul collo. Devi far presto, sennò mi rifregano...".
Detto fatto: Bunny Angelino, senza neppure aspettare le solite tre provocazioni degli avversari ("too nice", troppo amabili, delicati e gentili) e sprecare il fiato per avvertire "Naturalmente, ti rendi conto che questo significa guerra", parte in quarta: e giù mazzate! Ecco sfornato fresco fresco il DdL anti intercettazioni.


Wikipedia cita Bugs Bunny quale l'equivalente moderno dell'imbroglione, qui nel senso di chi ingarbuglia, "imbroglia" le carte. Siamo tutti consapevoli che l'attendibilità dell'enciclopedia online non sia assoluta, ma 'stavolta mi sembra proprio che ci abbia preso. Per tessere la sua tela di balle, Alfano ha tirato fuori numeri a "membro di segugio" (trad.: ca**o di cane): ha detto che le spese per le intercettazioni sono un terzo del bilancio del Ministero della Giustizia. Sbagliato: sono un terzo di un "capitolo di spesa", cioè di una sola "voce" del bilancio ministeriale. E costano perché i gestori se le fanno pagare. Se - come ha detto Marco Travaglio - lo Stato imponesse la gratuità della prestazione (visto che i gestori sono concessionari e non proprietari delle reti di telefonìa) il problema sarebbe risolto. Ha continuato sparando cifre secondo le quali l'Italia sarebbe il paese di Bengodi dello spione telefonico, mentre negli altri Paesi...
Questo link è più che esaustivo, e non lo commento neanche.

Ma Bunny Alfano ha raggiunto gli apici della disinformazione (o è ignoranza?) quando ha affermato a Matrix, 2 giorni fa, che lo scandalo della Clinica Santa Rita di Milano - da molte autorevoli fonti citato come esempio di quanto siano vitali, per l'accertamento dei reati, le intercettazioni - si sarebbe scoperto egualmente anche senza di esse! Udite! udite!


Dà praticamente dell'ignorante a Marco Minniti, ministro degli Interni del governo-ombra del PD, laureato in filosofia. E ne avrebbe tutto il diritto, Bunny-Alfano, essendo invece laureato in giurisprudenza e avvocato: "Ma non sai per cosa sono indagati? PER OMICIDIO!! Sarebbero stati super intercettati!". Sì, caro il mio Angelino Dentone, ma l'indagine è partita dalla Guardia di Finanza (GdF, capito? ci sei? sei connesso?): e da quando in qua la Guardia di Finanza indaga su omicidi? Hanno iniziato, a gennaio 2007, ad indagare su una presunta truffa ai danni del Servizio Sanitario (6 anni di galera): e solo dopo - grazie alle intercettazioni - è venuto fuori tutto l'orrore di quella storia, e si sono aggiunte le imputazioni di omicidio!

Governare il popolo con il bastone e la carota era una delle frasi che più piacevano a Mussolini (com'è che in questo periodo molte cose mi fanno ricordare il ventennio?), tanto che ne fece il titolo di un suo libro-diario (Il Tempo del bastone e della carota, ottobre '42 - settembre '43; Mondadori, 1944), uscito quale supplemento al CorSera.
Ecco, caro Alfano, ora che sul cranio dei giornalisti e dei cittadini onesti ti sei sfogato col bastone, ci fai sapere a quando la carota? Magari un indultino per chi utilizza fraudolentemente l'accendino del collega di scrivania; o una depenalizzazione del reato di furto di marmellata (quello fatto col dito nel barattolo)...
Cose così... alla tua portata...

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venerdì 13 giugno 2008

Li avrebbero pizzicati?

Hanno beccato la madre e il maiale di turno grazie ad intercettazioni telefoniche. Non so se, con il nuovo disegno di legge, sarebbe stato possibile.
Vi suggerisco anche di dare un'occhiata (il link mi è stato segnalato da Max) ad un altro cospicuo elenco di reati per i quali non potranno essere più disposte intercettazioni.

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mercoledì 11 giugno 2008

Criminali: in principio fu il metro

Veramente, in principio fu la sola memoria: quella formidabile di Vidoq, già delinquente, e ricordato oggi, con un certo imbarazzo, quale padre della Sûreté (dal 1810 al 1833), la polizia francese. Girava per i vicoli più malfamati di Parigi, confondendosi tra la gente di quelle enclave con i travestimenti più impensati, per imprimersi nella mente le fattezze dei criminali comuni e poterli successivamente "riconoscere". Dopo di lui, Alphonse Bertillon (1853 - 1914) lui sì armato di metro e calibro, che inventò le schede di riconoscimento biometrico. Riportavano 14 misure: statura, lunghezza e circonferenza del cranio, lunghezza delle braccia, delle dita, delle mani, dei piedi... Considerò che, secondo il calcolo delle probabilità, in presenza degli stessi valori, esisteva 1 probabilità su 286.435.456 che appartenessero a due individui diversi.

Poi venne la svolta epocale delle impronte digitali, la "scoperta" delle quali - nel loro impiego d'indagine criminale, viene usualmente attribuita a Sir Francis Galton (che ne codificò l'utilizzo nel suo libro Classification and Uses of Fingerprints) anche se, più correttamente, dovrebbe essere condivisa con Sir Edward Henry, con Sir William Herschel, e anche con uno sconosciuto poliziotto argentino, di origine croata, Juan Vucetich che, nel 1892, risolse un caso d'omicidio (probabilmente il primo della storia) avvalendosi proprio dell'impronta insanguinata lasciata dall'assassino sul luogo del delitto.

Nel corso dei XIX e XX secolo le scienze forensi e la criminalistica hanno fatto passi da gigante: si pensi alla balistica, alla medicina legale, alla chimica e all'antropologia forense. E ancora alla psichiatria e psicologia forense, che ha raggiunto vertici di eccellenza in quest'ultimo ventennio, grazie alla costituzione dell'Unità di Analisi Comportamentale (
BAU, Behavioral Analysis Unit) a Quantico, in Virginia, ad opera dell'FBI, che permette di costruire un "profilo psicologico" del criminale partendo dall'esame della scena del crimine. Per arrivare alla scoperta del DNA, traccia genetica univoca.

Gli investigatori hanno molte armi scientifiche per arrivare ad individuare i criminali: quando si tratta di criminali cruenti.
E se il delitto è incruento? Se non c'è violenza, se non c'è sangue, se non si trova l'impronta digitale in bella vista sull'arma del delitto? Se non c'è il morto? Se il delitto è una truffa, un'estorsione, una corruzione, una concussione, un inside trading? O se è sfruttamento della prostituzione, sfruttamento di minori, pedofilìa?
Che armi hanno, gli investigatori?

Si fa un gran parlare, oggi, di "ritorno ai metodi classici di investigazione": quali?
Il pedinamento? E chi si sposta più, oggi? L'interrogatorio dei testimoni? E chi compie un'estorsione in presenza di testimoni? Qual è, oggi, il metodo più usato ed abusato della comunicazione? Il telefono e Internet. La rete (non lo so, forse dico una castroneria) non è ancora facilmente controllabile dall'esterno: non credo che un magistrato possa, anche disponendo un mandato ad hoc, far controllare le mie mail a distanza.
Ma se il crimine cambia e tecnologicamente si adegua, facendo del telefono l'arma del delitto, perché gli investigatori non dovrebbero aver il modo di incastrare un delinquente con l'impronta vocale della conversazione incriminante?

Ucciso con 4 coltellate.

Truffato con 4 telefonate.

Cosa cambia?

domenica 8 giugno 2008

Decreto intercettazioni:
magistrati sotto scacco?
No, tutti a scuola da Aristotele

"... mi spiace: così, su due piedi,
ho messo insieme solo 7 milioni..."

"E va bene.
Aspetto che lei mi porti gli altri 7
per saldare quanto pattuito..."


Era il 17 febbraio 1992. Con questa intercettazione ebbe inizio Mani Pulite: protagonisti, Luca Magni, imprenditore monzese costretto al pagamento di una tangente da Mario Chiesa, Presidente del Pio Albergo Trivulzio. Quando, approfondite le indagini, gli inquirenti scoprirono conti miliardari intestati a Chiesa, seguendo le tracce lasciate da quel fiume di danaro, si arrivò ai vertici della corrotta Prima Repubblica: che venne decapitata. Si trattava di una intercettazione ambientale (una "cimice" nella 24 ore di Magni) e non di una intercettazione telefonica: ma avrebbe potuto esserlo.

Berlusconi ha annunciato ieri un provvedimento per vietare le intercettazioni (quali? telefoniche? ambientali? entrambe?) e ha promesso 5 anni di galera per chi le esegue (carabinieri? polizia? magistrati?) e per chi le propala (i giornalisti, ovviamente) e severe sanzioni economiche (2 milioni di euro di multa) per gli editori che le pubblicano,
escludendo dal provvedimento le intercettazioni per fatti di criminalità organizzata, mafia, camorra, 'ndrangheta e terrorismo.

Mi consenta, caro nano: ma se lei pensa di aver cavato per sé e per i suoi compagni di merende le castagne dal fuoco con questo annuncio, ha toppato alla grande. O deve tornare a scuola e ripassare la lingua italiana. Per criminalità organizzata, si intende
"l'insieme delle attività criminali compiute da più persone che operano attraverso una rete organizzativa articolata con lo scopo di raggiungere un profitto economico oppure di creare consenso su di una linea politica" (cfr. qui, pagina 2, 1° capoverso per la definizione).

Anche in vigenza di questo suo prossimo decreto, avremmo comunque avuto modo di conoscere la sua telefonata con Saccà, per aggiustare le cose in Rai (creare consenso su una linea politica). O quella con Dell'Utri a proposito di Mangano (cose di mafia). O con Totò Cuffaro (ancora mafia). E avremmo comunque saputo tutto su Calciopoli e Vallettopoli (profitto economico).
Sono certa, comunque, che i saggi del suo governo ci metteranno una pezza: con qualche comma ad personam (è così ricca e duttile, per chi la conosce, la lingua italiana!) sapranno come tutelarla da inconvenienti come quelli ora ricordati...

Sai, caro nano, chi ci rimetterà? Ci rimetteranno le vittime degli strozzini; le vittime delle estorsioni; dei rapimenti; le donne molestate dall'ex marito; le prostitute che denunciano i pappa... Tutta povera gente. Ma abbiamo anche noi frecce al nostro arco: i magistrati incaricati delle indagini dovranno affinare le proprie capacità dialettiche e logiche, ripassando bene i sillogismi
. Ricordate?

1) Tutti gli uomini sono mortali.
2) Socrate è un uomo.
3) Dunque, Socrate è mortale.

1) La telefonata tra Saccà e il Berlusca intendeva acquisire
il controllo dei vertici RAI.
2) Questa è una fattispecie di delitto punita
dall'art. 416 bis del Codice Penale
(associazione per delinquere di stampo mafioso).
3) Ergo, la telefonata è mafiosa.
4) E io ti intercetto, vaffan******! (ndr)

E se questo non bastasse, io ho già la penna pronta per firmare un referendum abrogativo, porca vacca!

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