Non vedo il festival di Sanremo dai tempi di "Che sarà", dei Ricchi e Poveri, cantata in coppia con Jose Feliciano (1971). E non sapevo chi fosse 'sto Morgan sino a che le prime pagine dei giornali non hanno dato la notizia della sua esclusione dalla manifestazione canora. Manco sapevo che avesse partecipato a X-Factor - che non so cosa sia - perché, se dite "X-..." a me viene in mente solo X-Files. Però, se ne parla: e se anche il Russo ci fa un post sopra, allora la cosa è importante e mi... istruisco.
Insomma, 'sto tipo - con i capelli che il mio spazzolino per pulire il cesso è un'acconciatura dei Sargassi (noto coiffeur della capitale, ndr) - ha dichiarato di assumere coca come antidepressivo:"Gli psichiatri mi hanno sempre prescritto medicine potenti, che mi facevano star male. Avercene invece di antidepressivi come la cocaina. Fa bene. E Freud la prescriveva. Io la fumo in basi (modalità di assunzione nota come crack, ndr)perché non ho voglia di tirare su l’intonaco dalle narici. Me ne faccio di meno, ma almeno è pura". (Qui l'intervista completa).
Giuro che non me ne frega un cazzo con quanta coca si faccia Morgan, o di quanto sia pura. Contento lui... Ma che un "idolo" (perché tale è ritenuto) della musica italica di questi tempi, seguìto - presumo - da fans che lo amano, si vestono come lui, si acconciano a sua immagine e simiglianza e, temo, lo emulano, affermi che il crack sia un toccasana per la depressione, è spaventoso: o non sa cosa sia la depressione, che è una malattia, uno stato patologico; ovvero, se lo sa, è un folle. Ma non per il danno che può causare a se stesso ('sti cazzi! Faber fortunae suae, dicevano i latini...), ma per l'effetto devastante che una simile affermazione può avere sulla fragile psiche di giovani inquieti, insoddisfatti e alla ricerca di un quid che possa loro consentire di affrontar meglio le prove della vita. E suggerire l'assunzione di coca quale terapia all'essere giù di morale (dato che a volte questo si pensa sia la "depressione") è criminale, e bene ha fatto la RAI a rimuoverlo dal palcoscenico della manifestazione, che gli avrebbe dato ancora maggiore visibilità.
Ha ragione il Russo che quando elenca le porcate che ci siamo dovuti sorbettare recentemente (le escort, Spatuzza, Ciancimino e via discorrendo), ma nella merda che gli adulti debbono subìre, non infiliamoci - per i ragazzini - pure il crack come antidepressivo! Mia suocera non si perdeva una-puntata-una di "C'è posta per te", tanto che la De Filippi - per lei - era semplicemente Maria, manco fosse la vicina di casa. Tutto quello che Maria diceva era vangelo. E se la conduttrice un bel giorno se ne fosse uscita con: "Combatto la mia artrosi con un litro di grappa al giorno: fa bene e sto davvero molto meglio!", ve le immaginate le nostre mamme e nonne e zie a girare sbronze per la città, a vomitare agli angoli delle strade, diventare alcoliste e spaccarsi definitivamente il fegato con la cirrosi perché l'ha detto Maria? Mavaffanculo! E la parentesi - dal titolo - non la tolgo.
Ci sono leggi che detesto dal profondo dell'anima. Vuoi perché le trovo estortive, se m'impongono un esborso che non capisco, vuoi perché sono applicate in maniera discriminatoria: tu la devi osservare e tu no. L'Oscar va sicuramente al Regio Decreto Legge del 21 febbraio 1938, n° 246, che "disciplina gli abbonamenti alle radioaudizioni": insomma, la legge istitutiva del canone RAI. Ogni volta che pago, mi rode il chiccherone, perché mi sembra di pagare la tassa sul macinacaffé elettrico che non uso, stante il fatto che non vedo programmi RAI per non fare audience. Ma c'è la Legge.
E poi la legge istitutiva del "certificato antimafia". Se volessi iscrivermi all'Albo Fornitori della Pubblica Amministrazione per partecipare a qualche gara, dovrei presentarlo: chissà perché non è richiesto a chi si candida a cariche pubbliche... Poi c'è la cazzata stratosferica del Decreto Legislativo n° 196 del 2003 (sulla protezione dei dati personali, c.d. Legge sulla Privacy) che costa alla mia microazienda - che sono solo io - 300 euriki l'anno perché una società di servizi certifichi che i "dati sensibili" (ragione sociale, indirizzo e Partita IVA) dei miei clienti e fornitori sono tenuti "a norma", cioè con un livello di sicurezza tipo Fort Knox. Ragione sociale, indirizzo e Partita IVA sono "dati sensibili"??? Ma vaffa*** Ma c'è la legge. Una nuova "chicca" l'ho scoperta da poco. Si tratta della Certificazione Energetica degli edifici (legge fresca fresca, è del luglio scorso) che attribuisce una "classe" all'isolamento termico della casa e/o appartamento: classe A = perfetto, classe ... D? (boh?) = spifferi. Quando a giugno faremo il rogito per la vendita della casa dovrò esserne in possesso (costo 250-300 euriki da dare ad un tecnico abilitato): ma pensate che se avessi una casa con gli spifferi il notaio non farebbe il rogito? No. L'acquirente potrebbe impormi di provvedere? No. Quindi, un cazzo di pezzo di carta qualunque. Ma c'è la legge.
Poi ci sono le leggi promulgate in certi periodi particolari e con fini mirati, che - a mio parere - hanno ancòra ragion d'essere. Una è certamente quella che sancisce l'obbligo di denunciare all'autorità di P.S. la locazione degli immobili (D.L. 21 marzo 1978 n° 59) che raggiunge un doppio obiettivo: far emergere gli affitti in nero (se Pubblica Sicurezza e Agenzia delle Entrate dialogassero meglio...) e sapere "chi-vive-dove". Erano gli anni di piombo, quelli delle BR, dei covi rossi e neri e dei sequestri di persona. È la legge.
Qualche anno prima venne promulgata un'altra Legge a tutela dell'ordine pubblico, la L. 22 maggio 1975 n° 152 che - all'art. 5 - testualmente recita: "È vietato l'uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico". Per luogo pubblico si intende un luogo liberamente accessibile a tutti senza particolari limitazioni, essendo quello il suo scopo e il suo utilizzo normale e prevalente (una piazza, una strada, una spiaggia, ecc.). Un luogo aperto al pubblico è invece quello in cui l’accesso è libero ma in qualche modo regolamentato dal proprietario pubblico o privato. In soldoni, debbo aver modo di guardarti in faccia, magari perché potrei riconoscere in te un pluriricercato e se non vedo il tuo volto mi freghi.
Anche i modi di dire danno al volto un valore particolare."Metterci la faccia" sta per "esporsi in prima persona, assumendosi le proprie responsabilità"."Te lo leggo in faccia" perché - prima che con le parole - è con la nostra espressione, con il nostro viso che manifestiamo le nostre intenzioni e il nostro pensiero. "Dimmelo in faccia!" sta per sii leale e onesto, anche se devi rimproverarmi: non ti nascondere! Qualunque sia il motivo per cui un viso viene coperto, da noi è vieteto. È la Legge.
Qualche giorno fa la mia gemella diversa mi ha inviato una mail con file allegato, (più precisamente, ha girato a me e ad altri suoi contatti, una comunicazione a "catena", pervenutale per la stessa via, quelle che si chiudono con l'invito a far girare*) illustrato anche con dovizia di immagini: un "Appello per non dimenticare l'Olocausto". In esso si sostiene che "recentemente, il Regno Unito, ha rimosso l’Olocausto dai suoi programmi scolastici perché 'offensivo' nei confronti della popolazione musulmana che afferma che l’Olocausto non è esistito". Un giro sul web e leggo non solo che il documento è vecchio di un paio di anni (prima girava in Power Point, ora fatto ricircolare come file Word), ma che la notizia della presunta "purga" effettuata sui libri di testo è una clamorosa bufala. Il che non può che farmi felice.
Ma - navigando - leggo anche che, notizia ben più recente, Hamas ha davvero imposto di togliere dai libri di testo dei ragazzi della striscia di Gaza il capitolo relativo all'Olocausto, perché si tratterebbe "di una menzogna inventata dai sionisti e propagata dai loro organi di stampa" (qui): e questa notizia, purtroppo, non mi risulta sia una bufala.
Posto dunque oggi, nel Giorno della Memoria, un video, prodotto con il prezioso contributo delle riprese effettuate da soldati dell'Armata Rossa - che per primi entrarono ad Auschwitz Birkenau il 27 gennaio del '45 - perché no, sinché avrò vita, io non voglio dimenticare.
*Chiarimento inserito dopo la pubblicazione del post: Enne non è stata l'autrice della "bufala", ma solo un anello inconsapevole della catena!
Scusate, ma questa corsa di centinaia di famiglie italiane all'adozione degli orfani haitiani, proprio non la capisco. E non parlo solo della circostanza - auspicabile - che di molti bimbi, ora soli, ancora si trovino genitori o consanguinei in vita. Non ne so nulla, di adozioni e di bambini, e magari scriverò un sacco di castronerie, ma parlo con il cuore.
Non vedo, intanto, come si possa pensare di eradicare un bambino dal proprio habitat biologico naturale: abbiamo letto che lì ci sono 35° all'ombra. E noi ce la facciamo sotto dal freddo. I danni più gravi - come sempre - il terremoto li ha fatti nelle aree cittadine più povere. Apprendo da Wiki che la lingua parlata ad Haiti è il francese o il creolo haitiano: ritengo che, appunto perché il maggior numero di vittime è nella zona degli indigenti, è probabile che i sopravvissuti non siano bilingue, ma - più probabilmente - che si esprimano ancora nella lingua autoctona. E vorrei sapere quanti, tra gli aspiranti papà e mamme, la parlano.
E ancora - e non pensiate che stia facendo un discorso razzista, perché allora m'incazzo davvero!!! - mi sembra assolutamente crudele l'idea di portare un bambino, già traumatizzato, in mezzo a gente così diversa da quella che ha conosciuto sino ad allora: sì, parlo anche del colore della pelle. Non si sentirebbe un alieno? Oppure, non sentirebbe alieni i nuovi genitori, così diversi dal papà, dalla mamma, dai nonni, dagli zii, dai fratellini che ha perduto in quell'inferno? Trauma su trauma.
Il 31 dicembre 2006 gli orfanotrofi in Italia sono stati chiusi e sembra che all'epoca ospitassero circa 14 mila minori, poi spostati in case famiglia. Non tutti erano orfani: molti di loro erano stati allontanati dai genitori, o dal genitore, perché drogati, in galera, o comunque non in grado di allevarli. Non ho trovato dati recenti sugli "orfani" che ancora vivono in questi centri, ma - in mancanza - facciamo un 10% (e credo di essere ottimista) delle presenze rilevate all'epoca. Abbiamo ancora, dunque, più di mille bambini senza papà e mamma, qui da noi, che ora soffrono il freddo come noi; che parlano la nostra lingua, magari con qualche inflessione dialettale un po' diversa, ma ci si comprende; e che - in un certo qual modo - ci assomigliano e ai quali potremmo ricordare la mamma e il papà che non hanno più.
Cos'è? Questi qui non vanno bene? Non sarebbe bello adottare anche loro? E com'è che non leggo che c'è la fila anche per questi piccoli? Certo però... vuoi mettere? È molto più fico dire che si è il papà e la mamma di "un piccolo haitiano", piuttosto che di "un calabresello" qualunque...
Siccome in questo periodo sono un po' distratta (arrugginita?), mica l'avevo capito quello spot! Quello della macchina con quella specie di scimmione cianotico para-umano col setto nasale rotto che sembra sia appena venuto fuori da un barattolo di talco Felce Azzurra: non vedevo il nesso tra l'automobile e l'alieno.
Poi ho capito (furrrrbaaaa!!!), stante il martellamento mediatico sull'uscita del film Avatar, che era una specie di joint venture tra la casa automobilistica Mazda e la produzione cinematografica. Il claim (io sino a ieri lo chiamavo slogan: ma ho visto gli addetti ai lavori lo chiamano così, copio e ci faccio un figurone...), recitato da una voce che quella del padreterno che parla dal cespuglio in fiamme a Mosè gli fa una sega, è: "Due mondi affascinanti che non conoscono confini". 'Azzo Pe'!! Mi ci sono voluti quindi solo 14 passaggi in TV della pubblicità della Alfa Romeo Mi To con tanto di balletto, per afferrare al volo che si tratta della stessa pippa e si promuove anche il film "Nine": due spot al prezzo di uno.
A Roma si dice "fare ai mezzi", cioè dividere equamente le spese. Però il binomio auto-film mi sembra un po' tirato per la giacca: secondo me dovrebbe esserci un trait d'unionpiù immediato... Ad esempio, lo spot di quella ragazza che... je rode la come-si-chiama e si fa le lavande con Tantum Rosa, potrebbe essere abbinata a quella della "Patasnella", perché sicuramente una patata irritata e che dà prurito si gonfierà pure: ma con le abluzioni... E si può mantenere pure lo slogan delle patate surgelate: "Se le provi, ti innnamori!" Il ragazzino doppiato da una cretina, quello che vuole andare a cagare da Paolo (spot Glade), l'accoppierei - a caso - con una delle tante pubblicità delle donne pisciasotto(dai trent'anni in su? Ma dài...) che debbono mettersi pannolini e pannoloni per non bagnarsi le mutande. Niente claim, ma solo l'indirizzo di Paolo. Oppure ... oppure... gli accoppierei la prossima ventura pubblicità dell'8 per mille alla CEI. Lo slogan? Ovvio:
Il mio lo odio proprio. Già quando vado a comprare la robba, tutti a guardarmi storto e ad allontanarsi, manco fossi lebbrosa... "Ma pensa a te, che te stai a beve la Coca Cola, 'tacci tua! Fa male pure quella, sai?", vorrei gridare a quella deficente con mignolo e sopracciglio alzato. Sì, sono al bar (che avevato capito??) che è anche tabaccheria e mi sto comprando le cicche, perché sono una porca fumatrice.
'Sto stronzo di Statoitaliano-spacciatore, insomma, mentre mi vende la robba, mi lancia pure le maledizioni di Tutankamen stampate sui pacchetti: il fumo invecchia la pelle (perché, il tempo che passa no???); il fumo fa male ai capelli (che culo! allora i calvi possono fumare a strafuttenne!); il fumo fa male a chi ti sta intorno (CAZZO! ma io ho incominciato a fumare che non c'era un'anima! che ci posso fare se sono ancora una strafiga e questi qua sono venuti a rompermi i coglioni??). Per fortuna ho il mio vetusto condom per il pacchetto (in pelle, già rosso fuoco, ora sul marrone cacca-di-mucca) che me le toglie dalla vista.
Lasciamo stare il divieto negli uffici pubblici (in cui non vado mai) o quello nei ristoranti in cui, dopo due congelamenti ai piedi - con rischio di amputazione - per fumarmi la cicca all'aperto, a zero gradi, in cui non vado più. E stendiamo pure un velo pietoso sulla circostanza che, qualche anno fa, l'odiato pusher ha fatto pure un restyling del pacchetto, commissionandone il design nientepopodicò che a Giugiaro, cazzo! Quello delle automobili!!! E che, più di recente, oltre alle frasi portasfiga (per le quali mi sono quasi mitridatizzata), mi ha ammorbato graffitando il pacchetto con una serie di 40 cazzate stratosferiche spacciate (è il caso di dirlo...) per "40 buoni motivi per essere italiani": qui il pacchetto e qui l'elenco delle stronzate.
Ma adesso ha passato il limite, porca trota! Con una mano mi rifila la robba e con l'altra mi notifica l'ultima sua grande pensata: multa da 250 a 500 euro per chi fuma in macchina. In quale macchina, scusa?Nell'ambulanza? Mi pare giusto... Non nell'ambulanza? Nella mia macchina?? Nella mia seconda casa non posso fumare??? Perché mi distraggo per prendere il pacchetto e accendere la cicca???? Si prega di notare la finezza del crescendo rossiniano dei punti interrogativi: so' fforte!!! Intanto, chi dice questa stronzata, è un non-fumatore. Lo spippettone (e la spippettona) DOC possono pure lasciare in tasca e/o in borsa il cellulare e i fazzoletti per il naso, ma le sigarette e l'accendino saranno posti in bella vista sul sedile del passeggero o nel portaoggetti a vista, in modo che, senza distogliere di un nanosecondo gli occhi dalla strada, la cicca sarà in bocca e prontamente accesa al primo rallentamento e/o semaforo rosso.
Poi, se proprio vogliamo prenderci per il culo, mi fai il piacere di multare di milioni di euro le case automobilistiche (tutte) che producono auto con il portacenere e l'accendino a portata di mano del guidatore: d'ora in avanti dovranno essere posizionati solo a lato passeggero. Idem dicasi del lettore CD e della radio: hai visto mai che, stando alla guida, la radio ti passa un'intervista a Bondi? Come fa, il guidatore, a non cambiare stazione? Non deve poterci arrivare, al pulsante! Semplice! Multa uguale a chi si soffia il naso dopo uno starnuto: o si gira col moccio, o so' cazzi.
E per piacere, farai una multa - da 1.000 a 2.000 euro - a chi, in macchina, si scaccola: 1.000 euro a chi si scaccola "normalmente" perché comunque, l'esplorazione nei meandri delle narici, comporta una concentrazione "altra", che distoglie dall'attenzione che si deve prestare alla mera guida. Invece 2.000 euro di multa li comminerai a chi, dopo lo scaccolamento, fa la pallina: cazzo, è un'arte quella! E mica si può scolpire un Mosè mentre si sta al volante!
Ho una buona scusa per giustificare la mia latitanza dal blog: a giugno lasceremo, mio marito ed io, una casa da 160 metri quadri in condominio, per una da 70, ma con giardino e veranda. Scelta, per fortuna, dettata solo dal desiderio di cambiare e di vivere una casa a "dimensione". Motivo per cui ho impiegato questo mesetto a fare una cernita dei mobili che potrò portare nella nuova casa e a mettere in vendita gli altri. E poi mi sono dedicata ad una fatica ancora più improba: selezionare i soprammobili e le cianfrusaglie accumulate, ereditate, carcate col lanternino e ricevute in regalo nel corso di tanti anni. La loro cubatura credo sia pari a quella del Taj Mahal e, senza mobili su cui appoggiarle, eliminarenecesse est. A studio ho un vecchio compositoio - una barra usata per comporre, con i blocchetti dei caratteri mobili a piombo, inserendoli a mano uno ad uno, da destra a sinistra e a lettura speculare - una parola o una frase, più il set completo dei caratteri per formare il mio nome. Me l'ha regalato un vecchio tipografo - secoli orsono - quando si stampava ancora molto sulle macchine "piane" (le Heidelberg), quando le "matrici" non erano pellicole ma lastre di zinco (i cliché) impresse. Roba da giurassico, insomma. Con l'avvento delle nuove tecnologie, quelle tipografie hanno chiuso: il moderno avanzava ed era impossibile battere la concorrenza. A braccio, credo di aver bazzicato quegli ambienti almeno per un paio di lustri. Nessuna di quelle tipografie probabilmente esiste più, perché non tutti sono stati in grado di adeguarsi - con le sole proprie forze - ai mutati tempi. Per loro non ci sono stati aiuti di Stato né casse integrazioni, né organizzazioni sindacali scese in piazza. Hanno semplicemente tirato giù la saracinesca e amen. La stessa sorte, nel corso degli anni, è toccata ai calzolai (chi va più a risuolare le scarpe, oggi?); ai sarti (un abito su misura? ma sei pazzo! vado all'Oviesse!); alle ricamatrici; alle camiciaie (quanti di voi hanno una camicia con le "cifre" ricamate nell'armadio?); alle modiste... Centinaia di migliaia di bravissimi lavoratori che producevano, però, beni che nessuno comperava più. Càpita. Dal tipografo che mi ha regalato il compositoio rammento che ci andavo con la mia 500 blu (si chiamava Blues: tutte le mie auto avevano un nome) col cambio corto e i sedili sbragabili. Poi sono diventata più ricca e più "donna in carriera" ed ho optato per una 124 verde con impianto a gas: l'Appuntata, perché l'avevo comperata da un carabiniere che mi faceva il filo. Qualche anno più tardi ho avuto anche una "lussuosa" 131 grigia metallizzata, la Perlina. E ho chiuso quegli "anni di piombo", tipograficamente parlando, con una A 112 Elegant, la Chicca, che mi hanno fregato dal garage, mortacci loro... Posso dunque dire che, almeno per 10 anni, sono stata un'ottima cliente della Fiat. Oggi ho fatto un elenco (circa 40 nomi) di persone che conosco: solo una di loro, Boris da Brescia, possiede una Fiat. E Boris ce l'ha perché lavora da un Concessionario Fiat. Tutti gli altri - me compresa - hanno vetture di altre marche.
A me spiace immensamente per gli operai di Termini Imerese, per l'annunciata chiusura dello stabilimento e per la fine della produzione a partire da dicembre 2011. Ma se le automobili Fiat hanno meno mercato di una volta e se l'azienda ha una superproduzione che non è più possibile smaltire, è tanto assurdo prevedere la chiusura di uno stabilimento? Come risolvere il problema? Con un ritorno autarchico all'auto italiana? Con una "conversione" ... a che? Dall'auto passeremo ai frigoriferi marca Fiat? Ripeto, fa male, per tutti coloro che si troveranno senza lavoro. Ma è nel ciclo delle cose umane. Si nasce e si muore. Si apre e si chiude bottega. C'era una volta un tipografo che usava il compositoio e i caratteri di piombo che ora non vuole più nessuno. Tempus edax rerum (Ovidio, Metamorfosi, XV, 234): è "il tempo che tutto divora".