giovedì 12 novembre 2009

Che fine ha fatto
Bastian Cuntrari?

Lo so che ve ne frega poco, ma... mi preoccupo che possiate preoccuparvi! Pia illusione! Comunque:
  1. sono viva;
  2. gli alieni non mi hanno rapito;
  3. non mi hanno messo in gattabuia;
  4. non ho beccato l'influenza né la scarlattina;
  5. sono ancora sul patrio suolo.
È solo che mi tocca mettere qualche pezza alle stronzate di un improvvisato "professionista" - dal quale dovrebbe giungermi collaborazione - ma che non sa fare la "o" col bicchiere. Ergo, debbo fare anche il suo lavoro.

Sto lavorando 14 ore al giorno, ho gli occhi che mi pizzicano, il culo quadrato e sono incazzata nera. Latiterò ancora un po' dai vostri blog (e sicuramente dal mio), ma almeno pensatemi, cazzarola!!!


sabato 7 novembre 2009

Quizàs, quizàs, quizàs...

Nei giorni scorsi, Fiorella Mannoia, la rossa (e non solo di capelli), ha indirizzato al Presidente della Camera Fini una lettera aperta, dalla quale stralcio alcuni interessanti passaggi:

"Onorevole Fini ... non le nascondo, per onestà , che non mi sono mai trovata d'accordo con lei, anzi spesso le sue opinioni mi irritavano, le nostre posizioni, evidentemente e naturalmente distanti, mi impedivano di trovare qualche argomento condivisibile. Ma da un po' di tempo a questa parte alcune sue dichiarazioni mi sorprendono, mi pare di trovare in lei quel buon senso di cui abbiamo così tanto bisogno... Lei è un uomo intelligente, uno dei pochi politici puri di quel panorama... Onorevole Fini, io non lo so, ma la prego, se lei è davvero in buona fede, ci aiuti a venirne fuori. Si liberi della sua attuale coalizione, vada avanti, formi un partito conservatore di gente onesta, e ce n'è tanta che non si riconosce in questa destra... Magari ci scontreremo ancora sui temi che ci vedranno in contrapposizione... in un clima appassionato sì, ma civile. Dia il suo contributo a restituire dignità a questo paese che non si merita di essere rappresentato in questo modo, e da sinistra, (facendo anche noi il nostro dovere di pulizia laddove ce ne sarà bisogno), le daremo il benvenuto".
Il testo integrale lo trovate qui.

Sul suo Magazine online, in un articolo a firma Federico Brusadelli, la Fondazione FareFuturo (che si riconosce nel Presidente della Camera), le ha replicato uno sciocco (riassumo...) "... ma se è tanto d'accordo con noi, anziché invitare Fini a sbarcare a sinistra, perché non viene lei a destra?". Credo che Brusadelli non abbia letto la lettera, o - se l'ha letta - non ne ha capito un'acca, tant'è che la Mannoia - pazientemente - ha ri-spiegato il senso (che a me pareva già chiarissimo: che so' 'ntelliggente!!!) della missiva, qui.

Quelle della cantante mi
sembrano considerazioni intelligenti, dettate - credo - dal semplice buon senso e dal desiderio, da più parti condiviso, di ristabilire
un confronto di idee civile e democratico, che mi sento di sottoscrivere integralmente: da transfuga (o "Quaglia", obtorto collo...), sarei davvero contenta si ricostituisse un polo liberal-socialista e laico nell'agone politico, visto che tutti i partiti rappresentati in parlamento portano l'imprimatur di oltretevere. Assurdamente - e tristemente - gli unici veri laicisti sono rimasti fuori, anche per colpa loro...

Fiorella Mannoia annovera, tra le sue molte interpretazioni, anche quella di una splendida canzone di Osvaldo Farrés, "Quizàs, quizàs, quizàs" (Chissà, chissà, chissà), ma non ho trovato un suo video su YouTube. Motivo per cui ripropongo l'interpretazione indimenticabile - che amo di più - di Nat King Cole, illustrata, tradotta (?) e arricchita (?) da immagini di BC, in vena di cazzeggiare.
Quanto al resto... chissà, chissà, chissà: per conto mio, incrocio le dita.


domenica 1 novembre 2009

Compagno R.

È un po' che ci sto giocando... Tanto tempo fa, lo facevo con mio padre: avevo inventato il mio "Stato" (un'isola), di cui ero il Governatore con pieni poteri, e avevo vari "Ministri". Papà, che avevo costretto ad accettare un incarico, obtorto collo aveva voluto quello di "Plenipotenziario (come mi piacevano questi titoli altisonanti!) degli Esteri", così, quando gli dicevo di giocare, mi rispondeva che era "in misione", e mi toccava fare tutto da sola.

Come adesso, che sono alle prese con la quadratura del cerchio, cioè con far tornare i conti del Governatorato. E ho buttato giù una scaletta di interventi per beccare gli evasori
(ragazzi, ho idee eccezionali e ne riparlerò) e per fare economia. Non so se a causa della Gelmini - che ne ha parlato - o di qualche altra notizia, ma ho appreso che i bidelli (ora "Collaboratori scolastici"...) non fanno più - nella maggior parte dei casi - le pulizie nelle scuole: il servizio è affidato a ditte esterne che costano allo Stato 1 miliardo e 300 milioni di euro. E questo mi ha fatto ricordare il bidello del mio liceo, Rossi. Senza nome di battesimo, che sicuramente avrà avuto, ma per noi tutti studenti soltanto "Rossi".

Forse un paio dei ragazzi del 5° anno arrivavano al suo metro e novanta di altezza, ma nessuno poteva competere con la sua stazza da gigante: sicuramente era abbondantemente sopra il quintale. Con gli occhi della memoria, lo vedo a volte con un camice nero (quando faceva le pulizie, perché lui le faceva...) altre con una specie di divisa azzurro "avio", come quella dei conducenti dei tram di una volta, o dei controllori, quando sedeva al bancone - una specie di scranno sopraelevato da giudice - subito dopo l'ingresso dell'istituto e prima delle scale. Ma lo "vedo" anche con un maglione girocollo blu dal quale si intravede il bianco della camicia, che lo faceva sembrare una specie di prete in clergyman. Se potesse leggere qua, mi ucciderebbe per averlo paragonato ad un prete! Rossi era un comunistaccio DOC!! Ricordo che - mi pare per un paio di settimane l'anno - sparisse e andasse in ferie: sempre in Unione Sovietica!! E tornava più gasato, entusiasta, convinto e incazzoso che mai.

Credo abitasse con la moglie - bidella anche lei, minutina, piccoletta e, nella memoria, figura sfocata - nell'istituto, all'ultimo piano. E, a parte le 2 settimane di bagno ideologico, era sempre presente: penso non si sia mai ammalato. Erano, quelli del mio liceo, anche gli anni del mitico "sessantotto" (OK, fatevi pure i conti, stronzi bastardi!). E figùrati se non si coglieva l'occasione di fare un po' di casino per fare sega (trad.: bigiare, marinare la scuola)! Urlando slogan di cui non capivamo un cazzo, ci assembravamo fuori del portone che Rossi chiudeva regolarmente alle 8:30. O dentro o fuori.

Una volta che ero quasi la prima ossessa indemoniata a strillare dai 3 gradini prima dell'ingresso, mi sono sentita prendere per la collottola e tirar dentro. E dire che i casinari fuori avevano quasi le sue stesse idee politiche, ma Rossi, estramamente ligio alla propria funzione, non avrebbe mai mischiato l'ideologia con l'impegno assunto quale "servitore dello Stato": altri tempi, altra correttezza e altro senso del dovere... e altre persone. "In aula!", mi ha gridato quell'incredibile Hulk in grigioazzurro. E io, mogia mogia e con la coda tra le gambe, su, sino al 3° piano a beccarmi pure la lavata di capo del prof. di turno.


Rossi era anche il dispensiere delle merende durante l'intervallo: panini imbottiti di mortadella o di salame, che non erano al top del mio gradimento, allora. Adesso potrei quasi viverci, mannaggia a me... Ma, a quei tempi, mi piaceva il prosciutto cotto, magari pieno di polifosfati e con la bella coroncina di grasso bianco e dolce che gli dava sapore, alla facciaccia del colesterolo.
Un giorno gliel'ho chiesto: "Rossi, ma panini col prosciutto cotto, non ne ha mai?" (si prega di registrare il "lei": mai dato del "tu" al bidello, dal quale eravamo egualmente apostrofati con il "lei"). E lui, incombendo da dietro il banco "di servizio" del 2° piano, approntato solo per le merende, con un voce stentorea, quasi arringando l'altra plebaglia in fila dietro di me: "Avete sentito? Alla Principessina non vanno la mortadella e il salame!! Da domani caviale!!". Caviale, cazzo! Sempre la maledetta URSS in mezzo!!! Mi sarei messa sotto un mattone, ma ormai il danno era fatto: da allora sono stata "la Principessina", per lui e per i miei adorati fottuti compagni di scuola...

A metà giugno del 3° liceo ho perso mia madre in un incidente stradale e non sono più tornata a scuola per terminare l'anno scolastico. A ottobre, riprese le lezioni, Rossi è ancora al suo posto, sullo scranno. Mi vede e mi fa "ciao" con la mano, e scorgo nei suoi occhi una strana e inconsueta dolcezza: gli faccio "ciao" anch'io. Alla fine della seconda ora (mi pare), tutti giù a caracollare per le scale per la pappatoia: mi accingo a prendere il pacchettino con su scritto "S" (salame) e lui ne tira fuori - da sotto il banco - un altro, con una "P". "Questo è per te, Principessina. E lo troverai sempre". Cavolo, un panino col prosciutto! E mi aveva dato del "tu"! "Grazie, signor Rossi...", biascico a mezza bocca.

Negli anni che sono passati - da allora sino alla maturità - ho avuto sempre il mio panino al prosciutto; lui ha continuato a darmi del "tu" e io del "lei". Ma non gli ho mai domandato se la "P" stesse per "prosciutto" o per "Principessina": forse non avevo voglia di saperlo, perché desideravo - in cuor mio - che fosse per il secondo motivo.

domenica 25 ottobre 2009

Tu vuo' fa' l'americano...

Allora: i candidati alla segreteria del PD sono tre. E non ci piove. E tre sono le proposte politiche, ben distinte l'una dall'altra, mi pare: Bersani ha tra i suoi supporter la Binetti; Franceschini (pupillo di Zaccagnini, DC del tempo che fu) - se eletto - avrà come vice il nero Touadi e "una" donna, a caso; Marino - oltre al resto - batte sul laicismo, i diritti civili e vuole gente al di sopra di ogni sospetto nelle sue liste.

Dunque, nonostante il mio proverbiale culo di piombo, oggi, decido di andare a votare, non è detto per
il segretario del mio futuro partito, ma magari per l'alleato dal mio punto di vista più affidabile, che sarebbe stato Ignazio Marino: se poi avesse vinto e si fosse portato bene, magari un pensierino, sul PD...

Però - secondo quegli Einstein che hanno voluto importare questo simulacro di primarie da oltreoceano - possono votare solo coloro che
"si riconoscono nella proposta politica del partito, si impegnano a sostenerla alle elezioni e accettano di essere registrati nell'Albo pubblico delle elettrici ed elettori e versano un contributo di 2 euro" (da "Vademecum ed istruzioni per le operazioni di voto nei seggi elettorali", pag. 7, punto 4, alla voce "Diritto di voto"). Per i due euro, nessun problema perché - nonostante la mia genovesità - sono di manica larga...

Ma il resto? In quale "proposta politica" dovrei riconoscermi, se è asseverato che sono tre?
Se il "mio" candidato non la sfanga, nelle proposte degli altri non mi riconosco manco p' 'a capa!
E mi debbo pure impegnare a sostenere la
"proposta politica" (che non mi piace) alle elezioni?
Dovrei firmare - a scatola chiusa - una stronzata del genere?

Ciao, core!!!

venerdì 23 ottobre 2009

Panni sporchi

Non è che segua più di tanto le questioni del PD - se non le notizie cui viene dato maggiore rilievo - ma in questi giorni, con le primarie alle porte, sembra non si riesca a parlare d'altro e vengono fuori anche fatti (per me ovviamente) assolutamente sconosciuti.

L'immarcescibile Dario Franceschini-ini-ini, non sapendo più a che santo votarsi per racimolare voti, ne combina di cotte e di crude. E non mi riferisco all'escamotage adottato per fregare almeno Bersani sul sondaggio online di "Striscia la notizia" tempestando di sms i suoi possibili supporters ed invitandoli a votarlo: peccato che un messaggino sia arrivato sul cellulare di Rosa Villecco Calipari, che sostiene Ignazio Marino, con conseguente
figura di guano di Dareus, Parsarum rex.

No, non mi riferisco a questo, ma alla sua sortita di ieri relativa al fatto che, se dovesse venire eletto segretario, candiderebbe alla vicesegreteria - udite! udite! - un nero (Jean-Leonard Touadi, oltretutto eletto nell'Idv, e poi passato al PD, il che già - a suo tempo - mi ha fatto incazzare...) e "una donna". Una. Una qualunque. Chi? Boh???
A questo proposito, leggetevi il ficcante
post di Prefe, che è un piccolo capolavoro di ironia. Quella che mi ha sorpreso è la mossa smaccatamente propagandistica dell'utilizzo del "nero": Obama docet. E ancor di più mi ha meravigliato quando - questa mattina - su Omnibus de La7 è venuta fuori una storia curiosa.

A giugno di quest'anno è stata lanciata, con l'affissione di questo bel manifesto - con Touadi (il nero di Franceschini) e Anna Paola Concia (dichiaratamente omosessuale) - una campagna contro il razzismo e l'omofobia. Strano che due parlamentari PD posino per un manifesto non del PD? mi son detta. Ma l'arcano lo ha svelato stamattina la Concia stessa, rivelando che i vertici del Partito non avrebbero "retto" (testuale) ad un messaggio così spinto, così dedicato a minoranze sulla difesa delle quali non tutti gli esponenti del partito hanno un unico sentire (Binetti docet) : è qui, a 11'20" circa. E - alla fine - la campagna è stata organizzata dall'ARCI. Segretario del PD dal febbraio scorso, è davvero curioso che adesso Franceschini "usi" la bella faccia scura di Touadi per fare proseliti, ma non abbia avuto il coraggio di sponsorizzarla all'epoca per - ritengo - un obiettivo ben più elevato della conquista di una segreteria di partito. Alzi la mano chi conosceva già questa storia...

Hanno parlato anche d'altro, stamattina. E la faccenda risale alla fine del gennaio scorso: ho fatto un giro tra i blog amici (Gap, Il Russo, Schiavi o Liberi, Prefe...) - molto più attenti di me a "infilare" queste perle - ma anche da loro nisba. Dunque: la questione morale, la "pulizia", il "fuori i corrotti dal Parlamento", ma stamane si è parlato anche del salvataggio di Nicola Cosentino. Di che stanno cianciando? E mi aggiorno. Sapete tutti chi sia Nicola Cosentino (PdL): sottosegretario di Stato all'Economia e Finanze, è in corsa - adesso - anche per la guida della Campania alle prossime regionali. Ma è anche accusato, nelle confessioni di un camorrista, Gaetano Vassallo e da altri cinque pentiti, di fiancheggiare il clan dei Casalesi. Il 28 gennaio di quest'anno la Camera ha respinto una mozione (presentata da esponenti del Pd, dell’Idv e dell’Udc) per farlo dimettere, ma al momento della votazione - chissà com'è - spariscono, si dissolvono, si volatilizzano talmente tanti parlamentari (del PD, ma anche - ammetto obtorto collo - dell'Idv) che la mozione non passa! Dal blog Piovono Rane, di Gilioli, ecco un post sullo squallido episodio.

Insomma, che io mi debba alzare all'alba, stare con le orecchie pizzute - tra una tazzona di cappuccio e un'altra - per non perdere allusioni, incisi, vaghi riferimenti ai "panni sporchi" che non si ha il coraggio di sciorinare alla luce del sole, perché la gente sappia, mi sa ancora tanto di vecchia politica. E di vecchio regime: "Taci! Il nemico ti ascolta!". Ma la cosa triste è che oggi, i nemici, siamo noi. Gli elettori.

mercoledì 21 ottobre 2009

Radici

Quando abitavo a Genova - a Sampierdarena per essere precisi - io e mio fratello uscivamo spesso con la nonna e il nonno e la "passeggiata" promessaci (che imbroglioni, i nonni!) era facile si risolvesse in un meno entusiasmante "fare la spesa". Ricordo un fornaio che si chiamava "Altare" - nome della famiglia di panificatori, inciso sull'insegna in un elegante corsivo - in cui acquistavamo quei lunghi grissini torinesi fini fini per la mamma e la focaccia per noi.
La nonna e la signora Altare si perdevano in chiacchiere interminabili: "Ma se lo ricorda
'o Segnù Mario? È morto...".
E giù di questo passo, a rammentare quando la nonna e la signora Altare erano ancora signorine e frequentavano Mario. Altra sosta obbligata era dalla pollivendola che sceglieva le uova da bere per noi ponendole davanti ad una lampadina... E lì, altre chiacchiere, dei tempi cui la nonna comperava le uova per mia mamma quand'era bambina.


Ho fatto una ricerca con Google, inserendo in tutte le salse le parole "forno, fornaio, panificio, panificatore, Altare, Genova": ma non ho trovato niente. Credo che il loro forno non esista più e che la tradizione familiare di cui erano tanto fieri sia andata perduta: mi domando cosa ci sia - adesso - nei locali di quel forno che a passarci davanti solo il profumo ti faceva venire l'acquolina in bocca. Magari qualche boutique con capi d'importazione a basso costo, o qualche discount di detersivi. Eppure il pane continuiamo a comperarlo...

Sino a qualche anno fa non riuscivo a capire l'attaccamento di mio marito alle mura della casa: prima di conoscerlo avevo vissuto sempre in affitto, anche per gli innumerevoli trasferimenti di papà, militare di carriera. Ma ora sono più in sintonia con il suo sentire: ti crei amicizie tra i negozianti, sei contento quando puoi scherzare con qualcuno di loro, festeggi con loro quando espongono un fiocco rosa o celeste sulla vetrina. Quasi si diventi una sorta di famiglia allargata. E ci rimani male quando qualcuno chiude: come è successo a Filippo - il sarto - o alla tipografia i cui figli non hanno voluto proseguire l'attività paterna.

Non sono un'economista né una giuslavorista e - obiettivamente - la sortita di Tremonti mi ha colto di sorpresa. Però mi ha indotto a riflettere, e non in chiave politica, sul senso più profondo di quelle parole, che non m'importa le abbia pronunciate lui, o per quale motivo le abbia dette. Sta di fatto che il concetto di "posto fisso" esprime anche radici, identità, continuità: e che le radici sono magari anche la casa in cui passerai gran parte della vita, senza essere costretto a vagabondare per l'Italia - o per l'Europa, o per il mondo - ricominciando ogni volta daccapo.

Io non ho la più pallida idea di come possa arrivarsi a dare "radici" alle prossime generazioni, né so se - in questo mondo globalizzato - sia ancora possibile farlo. Non so se esista la possibilità di aiutare quelle aziende o quelle fabbriche in difficoltà a conduzione familiare in cui hanno lavorato nonno, papà e figlio. E in cui i datori di lavoro erano nonno, papà e figlio. Ma mi piacerebbe.

E mi sarebbe piaciuto che anni fa qualcuno ci avesse pensato. Magari oggi - tornando a Sampierdarena - sarei potuta andare a comperare la focaccia dalla nuova signora Altare, la nipote di quella Signora Altare di un tempo, e con lei mi sarebbe piaciuto parlare delle nostre nonne.


... ma se ghe pensu... (Bruno Lauzi)

mercoledì 14 ottobre 2009

Di lavoro, di professionalità
e di giusto guiderdone.
E dei sindaci dell'antica Grecia.

Cronologia degli eventi.

6 ottobre. Leggo uno struggente post di un amico, senza lavoro dal 1° luglio scorso. Non chiedetemi quale sia il suo attuale status lavorativo: cassintegrato, precario, pre-pensionato... non ci capisco una sega. Fatto sta che si ritrova a fare i conti col vizio del fumo ("Ma quanto mi costa?") e con quello del caffé al bar la mattina: e si sente in colpa. Spese superflue. Tagliare, rinunciare. Perché i soldi sono pochi. Quanto pochi? Ha studiato, è colto. Svolgeva, bene, una grande professione per la quale non tutti sono tagliati: era (è...) un giornalista. Quanto sono pochi, i soldi, Gap?

10 ottobre. È sabato, e a cena viene una coppia di amici. Lei è infermiera professionale, ferrista in sala operatoria.
Un lavoro che - solo a pensarci - mi viene l'ansia:
bisturi! aspiratore! forcipe! E zac... ecco lo strumento richiesto, nel palmo aperto del chirurgo. Il diploma e la specializzazione. Anni di studio, un ruolo gravido di responsabilità, svolto in turni spaventosi. Busta paga: 1.210 euro mese.

11 ottobre.
Domenica. Metto in ordine lo svuota tasche dell'ingresso. Mio marito ci butta di tutto: scontrini fiscali, spiccioli, volantini pubblicitari... C'è pure la busta paga di settembre. Il diploma, il corso professionale, 32 anni nella P.A. con una qualifica che implica una "specializzazione" o una "professionalità". Se svolgesse lo stesso lavoro nel settore privato, lo stipendio oscillerebbe tra i 2.300 e i 2.600 euro/mese. Guardo la busta: netto, 1.260 euro.
E non può impiegare la propria "professionalità" altrove.
Perché - invece - un professore universitario di diritto penale può fare anche l'avvocato? Perché un docente di cardiologia può fare, privatamente, il cardiologo? Misteri italici.


14 ottobre.
Passo da Il Russo, e leggo un altro post che fa male: Sebastiano ha 53 anni, un diploma universitario come terapista della riabilitazione della neuropsicomotricità dell'età evolutiva conseguito presso l'Università di Roma. Per 18 anni ha diretto centri di riabilitazione per un'associazione privata. È disoccupato da marzo 2007. Gli porteranno via la casa perché non è più in grado di pagare il mutuo: italian way of life.

Facciamo ora un passo indietro...

5 ottobre. Arriva tutto arzillo il cugino di mio marito, 60 anni compiuti a marzo scorso. Tre anni fa ha dovuto chiedere al proprio datore di lavoro - prendete con beneficio d'inventario la terminologia che utilizzo, perché non sono un'esperta - un periodo di mobilità (?) per gravi problemi familiari. Per i due anni successivi ha percepito una sorta di "stipendio ridotto", ma con i versamenti previdenziali come per legge. Ora è pensionato a tutti gli effetti e gli sono arrivati i conteggi esatti. Ha la quinta elementare e non sa fare la "o" col bicchiere. Non mi va di prendere per il culo me stessa e voi, adoperando quei neologismi idioti per cui uno spazzino diventa "operatore ecologico" ed uso il vecchio e sano vocabolario di una volta: faceva il facchino. Scaricava e caricava bagagli e merci. A volte - quando scaricava merci - anziché rispettare il foglio di servizio (una sorta di "ordine di arrivo e partenza"), in cambio di un piccolo cadeaux, le uscite le decideva lui. E si portava a casa qualche aragosta, chili di filetto argentino, casse di funghi porcini... Italian style.
Insomma, gli arriva la prima pensione "piena": 1.750 euro al mese. Un facchino.
Ma quanto cazzo guadagnava, prima???
Un facchino???


Che c'entrano i sindaci dell'antica Grecia?

"Così dissero i Greci alcuni ufficiali pubblici incaricati dopo la espulsione dei trenta tiranni di rivedere i conti, giudicare sopra i beni confiscati de' cittadini... Di qui i vari e più recenti significati ... Patrocinatore di una causa..." (qui)
Ecco, la parola "sindacato" deriva da questa originaria funzione, quella di patrocinatore di una causa. Ebbene, se il mio amico giornalista avesse fatto sciopero per conservarsi il posto di lavoro; se lo facesse ora la ferrista di sala operatoria per richiedere un "giusto guiderdone"; se lo facessero mio marito o avesse potuto farlo Sebastiano per rivendicare la propria "professionalità", pensate che qualcuno se ne sarebbe accorto? Quale dànno potrebbe mai arrecare la sospensione del servizio di costoro? La ferrista e il terapista della riabilitazione, probabilmente, si sarebbero solo inimicati i loro datori di lavoro senza cavare un ragno dal buco.

Ma se il "facchino" sciopera, apriti cielo! È probabile che la notizia delle braccia incrociate apra il quotidiano. E sarà in prima pagina anche se si asterranno dal servizio i 180 addetti - in forza alla stessa azienda - per soli 5 mezzi! E allora, dàlli con le richieste, con i privilegi e con gli stipendi (e le pensioni) d'oro: e quelli che furono i sindaci dell'antica Grecia che arringano con il megafono. E noi paghiamo: Sebastiano perderà la casa e il mio amico Gap scroccherà sigarette ad altri amici per non gravare sul bilancio familiare. Perché i nostri soldi li abbiamo dati ai 180 addetti per 5 mezzi e ai facchini che potevano cenare ad aragoste e filetto argentino, non ad altri...
Italian style.
Dimenticavo: l'ex facchino era un dipendente Alitalia e la notizia dei 180 addetti per i 5 mezzi la trovate qui. Buon travaso di bile a tutti: io ho già dato.