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giovedì 4 giugno 2009

The-pen-is-on-the-table

Anche per andare a votare tocca fare i compiti a casa, cavolo! Tocca navigare sul web alla ricerca dei programmi dei partiti e dei candidati (con la speranza che poi li rispettino), leggerli con attenzione (sperando di capirli, perché alcune proposte sanno proprio di aria fritta), compararli e scegliere il meno peggio. Così come accade - a me - da un po' di tempo a questa parte: perché non c'è schieramento che senta completamente mio, come un abito fatto "su misura". E allora debbo inventare un metodo, empirico quanto volete, ma che mi pare funzioni. Anziché buttare giù le cose che vorrei in un Parlamento (europeo o nazionale, il discorso è lo stesso), faccio una lista di quello che non vorrei e la faccenda si fa più semplice. Ecco le principali cose che non voglio.
1) Ali Babà e i 100 mila ladroni.
Credo che nessuno abbia dubbi sul fatto che - se s
iamo con le pezze al culo in Italia (crisi globale a parte), lo si debba alla finanza più che allegra dei nostri governanti da almeno 20 anni a questa parte. E per finanza allegra intendo - soprattutto - le continue ruberìe ai nostri danni, le mazzette, la corruttela e il do ut des. Be', io non voglio che questi bastardi continuino a farla franca. Non datemi della forcaiola giustizialista: sono una giudizialista, il che è altro: se rubi, hai da fare la galera e rendere il maltolto! Così noi pagheremo meno tasse, la mafia (o 'ndrangheta, o camorra o sacra corona unita) faranno meno affari e ci saranno più soldi per la sanità, le scuole e le fasce più deboli.
2) I seguaci della setta del pastore tedesco.
Ognuno è libero di professare la religione che vuole, ci mancherebbe altro! Ma che quelli riescano a metter bocca (e, il più delle volte, a spuntarla!) su ogni questione di cui lo Stato soltanto dovrebbe occuparsi, no, non mi va giù: sia che si tratti del
menù quaresimale nelle scuole elementari, o di un questionario sull'ora di religione, o sui ben più importanti problemi del fine vita, come fu per Eluana Englaro; o delle coppie di fatto; o del testamento biologico.
3) Sono povero, mi presti 10 euro? E poi ci vado al cinema.
Non so voi, ma quando leggo di truffe perpetrate ai danni dell'Unione Europea, il chiccherone mi rode il doppio: perché alla rabbia si aggiunge la vergogna. Non basta che rubino i nostri (di cittadini italiani) soldi, ma anche quelli di altre decine di milioni di cittadini europei! Chiedono aiuti per l'agricoltura, per le catastrofi, per i giovani e poi si fanno villoni con piscina, jet privati e viaggi da n
ababbi! Non li voglio questi ladroni internazionali: a loro voglio opporre uno Sherlock Holmes che conosca i meccanismi delle ruberie e li smascheri.
4) Libera Informazione in libero Stato.
Che fine ha fatto la questione di Europa 7 (cui Rete 4 ha fregato la frequenza) e la sentenza della Corte di Giustizia Europea che ci costa
300 mila euro al giorno? Boh? Qualcuno ne ha più sentito parlare? Non credo perché è facile imbavagliare l'informazione: quello che non si dice in TV (o sulla carta stampata asservita) non è mai accaduto. Le persone di cui non si parla, non esistono. Se qualcuno sgarra è trasferito, "epurato".

Ci sono solo due formazioni - nella prossima competizione europea - che potrebbero fare al mio caso: la Lista Bonino-Pannella e l'IdV. Del primo schieramento non ho trovato il link del programma elettorale, ma
il post di Fabristol mi è venuto in soccorso (e non solo per quello...). Il programma dell'IdV è invece in rete. I radicali li ho nel cuore da anni, ma - come ho detto alla mia gemella diversa del web - non sono riuscita ancora a metabolizzare la loro confluenza nel PD di Veltroni in cambio di 9 poltrone in Parlamento alle elezioni 2008: roba da 30 denari, per me. Per la mia vocazione giudizialista, inoltre, loro sono un po' troppo garantisti. E poi debbo ammettere che un post vecchiotto de L'Incarcerato - che però mi è rimasto parecchio impresso - mi ha svelato aspetti del Pr che non conoscevo.

Voterò quindi per l'IdV, anche se questo nome proprio non mi piace, cavolo!! Le elezioni europee - comunque - ci hanno lasciato il sacrosanto diritto di scegliere le persone attribuendo loro il voto di preferenza. Per cui posso
fregarmene alla grande del capolista, e andarmi a "capare" i candidati che mi ispirano più fiducia e darò la mia preferenza a:


- Luigi De Magistris. Inutile dirvi chi è: lascio solo il link del suo sito, e credo che sarà lui il mio Sherlock Holmes che sarà in grado di seguire i finanziamenti all'Italia da parte della UE e vigilare che nessuno faccia la cresta.
- Carlo Vulpio, il giornalista "epurato" dal Corrierone mentre si occupava dell'inchiesta "Why not" (il suo sito) e che ben conosce i bavagli che il potere può mettere all'informazione. Spero che la sua voce, da Bruxelles, si faccia sentire forte e chiara.
- Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe, morto ammazzato dalla mafia nel '93. Attualmente è funzionario della Regione Sicilia e qui c'è il suo curriculum, di tutto rispetto.

E spero di aver deciso per il meglio.

Aggiornamento 1!

Aggiornamento 2!

Non c'entra niente con il post,
ma passate da Blogger
e godetevi le foto "proibite"
(solo in Italia...)

del Nano a Villa Certosa!!

sabato 12 aprile 2008

Grande Marco Travaglio 2!

Il "2" è perché ho rubato il titolo al post del mio amico Max di qualche giorno fa.
Oggi, i tre moschettieri, difensori dei nostri diritti, Corrias, Gomez e Travaglio su Voglioscendere, fanno le proprie dichiarazioni di voto. E sì, Marco Travaglio, che si è formato professionalmente alla scuola de "Il Giornale" con Indro Montanelli; che lo ha seguito alla "Voce" dopo le interferenze del nano sulla testata; che ha scritto "Montanelli e il Cavaliere", stupendo elogio al proprio mèntore e tra i primi saggi sulle malefatte dell'omo de Arcore; che è il più preparato reporter giudiziario del mondo giornalistico italiano, be', anche Marco Travaglio vota Di Pietro, come me!
Che sabato stupendo!

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venerdì 11 aprile 2008

I confess...

Tra i miei blog preferiti, rilevo che molti, coraggiosamente, hanno fatto dichiarazioni di voto esplicite: Max, Marina, e oggi Maria Cristina con uno struggente ricordo del suo papà. Sono entrata da poco in questa comunità, e mi ci trovo bene: mi sento circondata da "amici" silenziosi, e mi spiacerebbe ritrovarmi "sedotta e abbandonata". Forse questo mio lungo post liberatorio me li farà perdere, ma nonostante tutto, voglio pubblicarlo egualmente, magari per condividere esperienze simili con chi si trova, oggi, nella mia stessa situazione.

ERO UN ELETTORE DI DESTRA

Ecco, l'ho detto! Nel mitico '68 avevo 18 anni (fate voi i conti, adesso...) e frequentavo il 3° anno al Liceo Scientifico Plinio Seniore a Roma. Il nostro preside (vecchio alpino nostalgico) ebbe l'infausta idea di costringere una studentessa del 5° anno a lavarsi il viso perché, a suo dire, era troppo truccata. Apriti cielo! Cosa di meglio, in quel periodo di contestazione, che una bella occupazione dell'istituto? E così abbiamo fatto, dormendo nei sacchi a pelo in palestra e sentendoci veri "combattenti per la libertà". Tutto andava per il meglio fino a che non si presentò un ex del Plinio (eskimo d'ordinanza, sciarpa rossa e barba incolta) a farci un discorso su Marx, i metalmeccanici, Lenin, Trotsky, il Capitale e chi più ne ha più ne metta... Non ne abbiamo capito un'acca: ci siamo solo resi conto, a pelle, che quel tizio stava cercando di manipolarci. Non eravamo cretini, attenzione: solo assolutamente impreparati. Ignoranti, nel senso etimologico del termine. Ci siamo guardati in faccia smarriti e, tanto più che al preside era venuto un infarto, siamo andati a trovarlo in ospedale e abbiamo sgomberato la palestra.

Gli anni successivi sono stati una sorta di ricerca d'identità. Vuoi per reazione all'intrusione di quel tipo nella "nostra" causa; vuoi per "istanze" in cui non mi riconoscevo (il 18 politico all'esame universitario ad esempio, del tutto indigeribile per una sgobbona come me), mi sono trovata dall'altra parte. All'epoca, quasi tutti i giovani si collocavano "fuori dell'arco costituzionale": a sinistra i militanti del PCI e a destra i missini di Almirante. Io fui attivista, regolarmente iscritta con tessera di partito, tra questi, ma non per molto. Vedevano gli ebrei come il fumo negli occhi, e io avevo un fidanzatino, Ariel, ebreo. Gli americani erano porci-e-bastardi e io sono sicura di essere stata, in una mia vita precedente, un'emigrante, tanto mi commuovo al solo vedere la Statua della Libertà. Smisi di credere al doppio petto di Almirante quando, invitata ad una riunione politica, mi trovai in un ristorante di Fregene, sul litorale romano, ad ascoltare i vaneggiamenti di un altissimo esponente della Marina Militare (che si presentava nelle liste del MSI-Destra Nazionale). Mi sembrava un incontro segreto di carbonari, e quando alla fine della perorazione del candidato, la ristretta platea (forse una ventina di persone) si è alzata in piedi a gridare "Eia Eia Alalà", il braccio teso nel saluto romano, ho preso la macchina e sono tornata a casa. Il giorno dopo, in sezione, ho restituito la tessera strappata.

Il "vuoto" di ideali (che ideali non erano, mi dice il senno del poi...), venne riempito per fortuna da un grande, di cui sento ancora la mancanza: Indro Montanelli. Lui e il suo Giornale mi hanno in qualche modo aiutato a "formarmi", ma non sono mai riuscita a trovare, negli schieramenti politici, quello che mi stesse addosso come un guanto. Ho votato il partito liberale (troppo liberista, a quei tempi, e poco liberale); ho votato radicale (non mi sono mai fatta una canna, mi stano bene i DICO, ma non l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali); ho sperato che il Partito Liberale, quello Repubblicano e il Social Democratico si fondessero in un'unica coalizione liberal, il che non è avvenuto per i soliti sporchi giochi di potere. Poi è finita la Prima Repubblica. Ed è arrivato Berlusconi. Il suo ingresso in politica ha coinciso con la fine del Giornale di Montanelli: l'ho seguito su "La Voce" per l'anno che quel quotidiano visse e sulla "Stanza di Montanelli" del Corriere della Sera, una rubrica di corrispondenza con i lettori, sino alla morte del giornalista, nel 2001. E politicamente? Ho creduto nella "svolta" di Fini e in Alleanza Nazionale. Ma anche lì... non andava: troppo laicista io, troppo da Melting Pot per accettare il trinomio "Dio, Patria, Onore" che, seppure con connotazioni diverse, continuava a propinare. Ho votato a favore del divorzio e dell'aborto, sono per l'integrazione (quella vera, non quella demagogica dell'"acchiappiamoli tutti") delle razze e dei popoli. Perciò, anche se non con molta convinzione, ho votato Alleanza Nazionale.

Arriviamo così ai giorni nostri. Da quello che ho letto e imparato (grazie anche a voi, amici blogger), da quello che ha fatto, dal suo intendere la politica ad usum delphini, quale impresa altra per scopi meramente personali, non voterò più la coalizione della cosiddetta destra. Se fosse vivo, forse Montanelli mi suggerirebbe di "turarmi i naso" e votare il PD di Veltroni, nonostante i Bassolino, le Binetti, i D'Alema e via discorrendo. Ma non ce la faccio. Darò il voto al partito che, comunque, lo fiancheggia in questa competizione elettorale, all'Italia dei Valori. Non mi frega niente se Di Pietro si esprime in un italiano più che approssimativo: mi è sufficiente che non mi prenda per il c*** pure lui, e che mantenga quello che ha promesso (cito a caso): fuori camorristi, collusi, truffatori e affaristi dalle aule parlamentari; drastica riduzione delle spese e degli sperperi dell'apparato pubblico; eliminazione degli enti inutili (ragazzi, sono 40 anni che ne sento parlare!); approvazione della legge sul conflitto di interessi; Rete 4 sul satellite e Italia 7 sulla sua frequenza. Se iniziasse a intervenire solo sui casi denunciati e documentati nelle prime 84 pagine da "La Casta" di Stella e Rizzo, sarei soddisfatta. Per le altre 200 pagine, lo aspetto al varco alla prossima legislatura.

E
cco, ora che sono rea-confessa, attendo la sentenza. A chi non mi vorrà più, lascio comunque un pensierino d'addio (non vi sto commuovendo neanche un po'?): a Fabio, a Finazio e ad Andrea (gli altri lo hanno già avuto) rifilo una blog reaction che non si rifiuta mai!

giovedì 10 aprile 2008

Chi non vota fesso è!
Per 140 milioni di motivi...

In una tiepida primavera d'aprile di 15 anni fa, quasi 37 milioni di italiani si sono recati al proprio seggio elettorale per apporre una crocetta su un "SI" o un "NO" su una scheda. Oltre 31 milioni di loro (il 90,3% del totale) disse "sì, la legge sul finanziamento pubblico dei partiti vogliamo abrogarla": era il 18 aprile 1993. Uscita dalla porta, la norma è rientrata dalla finestra con la legge n° 157 del 3 giugno 1999, ma cambia titolo. Non si parla più di finanziamento ai partiti (pare brutto...), ma di rimborso elettorale. Leggo e cito dall'Oli-Devoto: il rimborso è la "restituzione di denaro sborsato", e la restituzione è il "trasferimento di un oggetto alla persona o al luogo da cui proviene". Ma guarda che fortuna questi partiti, o coalizioni, che dir si voglia! Spostano (investono in campagna elettorale) 80 milioni di euro e se ne vedono restituire 425! Un bell'investimento che frutta oltre 500% d'interesse! Non male...

P
er giustificare il titolo del post, approfondisco: i 425 milioni provengono dalla stima degli aventi diritto al voto, che nel 2006 erano circa 49 milioni di persone, tassati per 1 euro a cranio. Farebbe, direte voi, 490 milio di euro! Ma per fortuna ci sono i giovani sotto i 25 anni che non votano al Senato, ed abbassano la soglia. Ulteriormente abbassata da un recente taglio del 10% delle spese, e torniamo ai 425 milioni di partenza.

S
e fosse vera la stima dei probabili astenuti alle prossime consultazioni, che ancora viaggia tra il 25-30% del corpo elettorale, anche chi NON andrà a votare pagherà il pegno alla casta, regalandole oltre 100 milioni nella migliore delle ipotesi, e 140 nella peggiore! E il tutto, come si dice in uno dei miei giochi preferiti, senza passare dal "VIA": forse anche questo potrebbe essere un argomento per smuovere gli indecisi.

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mercoledì 12 marzo 2008

Filippo Facci: resipiscenza?

Mettetela come vi pare, ma a me questi due ... me piaceno! Quello in basso, in primo piano, con la tunica, è Macchianera, un personaggio dei fumetti di Topolino: da piccoli - prima di passare all'Intrepido, giudicato un po' troppo forte, o a Nembo Kid (chi era? ma era Superman, prima che gli pigliasse l'esterofilia pure a lui!) - il giornalino era un appuntamento settimanale fisso. E quando, raramente, usciva qualche storia con Macchianera, io ero strafelice: già da allora davo evidenti segnali di morbosa predisposizione al crimine, e a quanto ad esso legato. Una volta, per punirmi per una marachella commessa, mia madre mi vietò di vedere Perry Mason dopo Carosello: ho pianto tutta la notte. E non avevo 10 anni! Ma torniamo a noi. Macchianera era un criminale, anzi, Il Criminale delle strip di Topolino: intelligente, astuto, tenebroso. Certo, alla fine, Topolino lo sconfiggeva: ma il suo fascino perverso era indubbio.
L'altro tipo, il biondaccio (che mi ricorda vagamente Robert Redford ai tempi de "I tre giorni del Condor"), è Filippo Facci. Spesso è ospite in talk-show politici e sul suo "sottopancia" (che ho recentemente appreso essere la "didascalia" televisiva, quella che ci dice nome, cognome, professione e appartenenza di chi interviene in quel momento), appariva "Filippo Facci, giornalista, Mediaset". Ergo, in un certo qual senso, avrebbe dovuto essere la voce del padrone. Però... c'è un però...
I suoi interventi mi sembravano essere sempre piuttosto legati al buon senso, piuttosto che agli ordini di scuderia; e più di una volta ho pensato a come facesse a conservarsi il posto, a meno di non essere proprio una mente libera del che - lo confesso - ho più volte dubitato. E invece stamattina, sulla prima pagina de "Il Riformista" (stiamo dunque parlando di un quotidiano della Margherita...), trovo un suo editoriale (così lo definiscono nella home page, ma si tratta in realtà una lettera al Direttore), dal titolo ch'è tutto un programma: "Che schifo. E adesso come li voto?". Qui ci sono poche righe, ma ci trovo amarezza, sana critica (e forse autocritica). Senso della verità e del distacco.
Be', il biondaccio mi piace ancora di più.

Domanderete: ma che c'azzecca, Macchianera? È il titolo di un blog a più mani su cui è possibile trovare per intero l'articolo. Lo inserirò tra quelli che visito usualmente per monitorarlo, come si dice oggi: hai visto mai che venga fuori un'accoppiata vincente, Facci-Macchianera?