Scusate, ma non ho resistito...
Non si può mettere l'infinito dentro una scatola
1 settimana fa
Anche per andare a votare tocca fare i compiti a casa, cavolo! Tocca navigare sul web alla ricerca dei programmi dei partiti e dei candidati (con la speranza che poi li rispettino), leggerli con attenzione (sperando di capirli, perché alcune proposte sanno proprio di aria fritta), compararli e scegliere il meno peggio. Così come accade - a me - da un po' di tempo a questa parte: perché non c'è schieramento che senta completamente mio, come un abito fatto "su misura". E allora debbo inventare un metodo, empirico quanto volete, ma che mi pare funzioni. Anziché buttare giù le cose che vorrei in un Parlamento (europeo o nazionale, il discorso è lo stesso), faccio una lista di quello che non vorrei e la faccenda si fa più semplice. Ecco le principali cose che non voglio.
Il "2" è perché ho rubato il titolo al post del mio amico Max di qualche giorno fa.
Tra i miei blog preferiti, rilevo che molti, coraggiosamente, hanno fatto dichiarazioni di voto esplicite: Max, Marina, e oggi Maria Cristina con uno struggente ricordo del suo papà. Sono entrata da poco in questa comunità, e mi ci trovo bene: mi sento circondata da "amici" silenziosi, e mi spiacerebbe ritrovarmi "sedotta e abbandonata". Forse questo mio lungo post liberatorio me li farà perdere, ma nonostante tutto, voglio pubblicarlo egualmente, magari per condividere esperienze simili con chi si trova, oggi, nella mia stessa situazione.
Vuoi per reazione all'intrusione di quel tipo nella "nostra" causa; vuoi per "istanze" in cui non mi riconoscevo (il 18 politico all'esame universitario ad esempio, del tutto indigeribile per una sgobbona come me), mi sono trovata dall'altra parte. All'epoca, quasi tutti i giovani si collocavano "fuori dell'arco costituzionale": a sinistra i militanti del PCI e a destra i missini di Almirante. Io fui attivista, regolarmente iscritta con tessera di partito, tra questi, ma non per molto. Vedevano gli ebrei come il fumo negli occhi, e io avevo un fidanzatino, Ariel, ebreo. Gli americani erano porci-e-bastardi e io sono sicura di essere stata, in una mia vita precedente, un'emigrante, tanto mi commuovo al solo vedere la Statua della Libertà. Smisi di credere al doppio petto di Almirante quando, invitata ad una riunione politica, mi trovai in un ristorante di Fregene, sul litorale romano, ad ascoltare i vaneggiamenti di un altissimo esponente della Marina Militare (che si presentava nelle liste del MSI-Destra Nazionale). Mi sembrava un incontro segreto di carbonari, e quando alla fine della perorazione del candidato, la ristretta platea (forse una ventina di persone) si è alzata in piedi a gridare "Eia Eia Alalà", il braccio teso nel saluto romano, ho preso la macchina e sono tornata a casa. Il giorno dopo, in sezione, ho restituito la tessera strappata.
Il "vuoto" di ideali (che ideali non erano, mi dice il senno del poi...), venne riempito per fortuna da un grande, di cui sento ancora la mancanza: Indro Montanelli. Lui e il suo Giornale mi hanno in qualche modo aiutato a "formarmi", ma non sono mai riuscita a trovare, negli schieramenti politici, quello che mi stesse addosso come un guanto. Ho votato il partito liberale (troppo liberista, a quei tempi, e poco liberale); ho votato radicale (non mi sono mai fatta una canna, mi stano bene i DICO, ma non l'adozione di bambini da parte di coppie omosessuali); ho sperato che il Partito Liberale, quello Repubblicano e il Social Democratico si fondessero in un'unica coalizione liberal, il che non è avvenuto per i soliti sporchi giochi di potere. Poi è finita la Prima Repubblica. Ed è arrivato Berlusconi. Il suo ingresso in politica ha coinciso con la fine del Giornale di Montanelli: l'ho seguito su "La Voce" per l'anno che quel quotidiano visse e sulla "Stanza di Montanelli" del Corriere della Sera, una rubrica di corrispondenza con i lettori, sino alla morte del giornalista, nel 2001. E politicamente? Ho creduto nella "svolta" di Fini e in Alleanza Nazionale. Ma anche lì... non andava: troppo laicista io, troppo da Melting Pot per accettare il trinomio "Dio, Patria, Onore" che, seppure con connotazioni diverse, continuava a propinare. Ho votato a favore del divorzio e dell'aborto, sono per l'integrazione (quella vera, non quella demagogica dell'"acchiappiamoli tutti") delle razze e dei popoli. Perciò, anche se non con molta convinzione, ho votato Alleanza Nazionale.
In una tiepida primavera d'aprile di 15 anni fa, quasi 37 milioni di italiani si sono recati al proprio seggio elettorale per apporre una crocetta su un "SI" o un "NO" su una scheda. Oltre 31 milioni di loro (il 90,3% del totale) disse "sì, la legge sul finanziamento pubblico dei partiti vogliamo abrogarla": era il 18 aprile 1993. Uscita dalla porta, la norma è rientrata dalla finestra con la legge n° 157 del 3 giugno 1999, ma cambia titolo. Non si parla più di finanziamento ai partiti (pare brutto...), ma di rimborso elettorale. Leggo e cito dall'Oli-Devoto: il rimborso è la "restituzione di denaro sborsato", e la restituzione è il "trasferimento di un oggetto alla persona o al luogo da cui proviene". Ma guarda che fortuna questi partiti, o coalizioni, che dir si voglia! Spostano (investono in campagna elettorale) 80 milioni di euro e se ne vedono restituire 425! Un bell'investimento che frutta oltre 500% d'interesse! Non male...
Mettetela come vi pare, ma a me questi due ... me piaceno! Quello in basso, in primo piano, con la tunica, è Macchianera, un personaggio dei fumetti di Topolino: da piccoli - prima di passare all'Intrepido, giudicato un po' troppo forte, o a Nembo Kid (chi era? ma era Superman, prima che gli pigliasse l'esterofilia pure a lui!) - il giornalino era un appuntamento settimanale fisso. E quando, raramente, usciva qualche storia con Macchianera, io ero strafelice: già da allora davo evidenti segnali di morbosa predisposizione al crimine, e a quanto ad esso legato. Una volta, per punirmi per una marachella commessa, mia madre mi vietò di vedere Perry Mason dopo Carosello: ho pianto tutta la notte. E non avevo 10 anni! Ma torniamo a noi. Macchianera era un criminale, anzi, Il Criminale delle strip di Topolino: intelligente, astuto, tenebroso. Certo, alla fine, Topolino lo sconfiggeva: ma il suo fascino perverso era indubbio.