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mercoledì 10 giugno 2009

Cupio dissolvi:
"Tu quoque, Gianfri ..."

Alzi la mano chi - quando si sono raccolte le firme per il referendum sull'abrogazione del "porcellum" - era convinto che ci saremmo levati dalle palle la legge che ci ha privato delle preferenze, e non che avremmo potuto fare un regalo a Mr B.
Io ho la mano alzata. Sono l'unica? Non importa, parlerò solo per me.

Insomma, sino a qualche settimana fa - quando il discorso sul referendum è stato affrontato con più serietà - io ero straconvinta di aver firmato perché si tornasse alla vecchia legge elettorale e - in seconda battuta - perché finisse lo scandalo dei "capolista" identitici in tutte le circoscrizioni (quest'ultimo - che è il 3° quesito referendario - l'avevo capito). Ma ora ho le idee chiare e vi dico perché non andrò a votare per il referendum.

Il secondo link che mi propone Google se digito "referendum abrogativo legge elettorale" è questo: ditemi voi se vi risulta chiaro, palese e inequivocabile che - laddove si parla di "ritorno al sistema maggioritario" - il riferimento sia alla lista (traduciamolo con "Partito" che viene meglio) e non alla coalizione. Cazzo! Pure il Sole 24 Ore deve tradurre! Attualmente il premio di maggioranza è "attribuito alla 'singola lista' o alla 'coalizione di liste' che ottiene il maggior numero di voti". Se votiamo "sì" ai primi due quesiti (rispettivamente validi per Camera e Senato) abroghiamo solo i riferimenti alle parole "collegamento, collegamenti, collegate/i"! Leggere per credere!
Cioè diciamo che non ci frega niente che il premio di maggioranza sia dato alla COALIZIONE che ha preso più voti (cioè alle liste "collegate"), ma che vogliamo che sia dato al PARTITO che ha preso più voti! Col cazzo! Vado a votare per dare la maggioranza assoluta (55%) al nano???
Paraculaggine dei promotori del referendum o 'gnoranzità mia? La seconda che ho detto?
Va bene, me la cucco tutta.


Ma veniamo al tanto sbandierato desiderio di bipartitismo dell'elettorato italiano. Una balla. Una fregnaccia grande come una casa. A modo mio, provo a darne dimostrazione. Questi sono i risultati ufficiali delle ultime europee. I due schieramenti PdL e PD hanno raggiunto, insieme, poco più del 60% dei consensi (61,39). Questo significa che quasi il 40% dei votanti si riconosce in altre formazioni politiche, e non parlo di quelle con lo zero-virgola-per-cento, ma - ad esempio - della Lega (10,2), dell'IdV (8%), dell'UDC (6,51), di quei deficienti della sinistra radicale che - se non si fossero spaccati alla vigilia - avrebbero ottenuto il 6,50%, e della Lista Bonino-Pannella (imbavagliata dai media) con il 2,42%. E tutto ciò senza tener conto che ha votato il 65% degli iscritti nelle liste elettorali. Che - se dovessimo considerare anche questo dato - il placet ai due partitoni l'avrebbe dato solo il 40% degli italiani. E poi il bipartitismo non è nel nostro DNA politico (per fortuna): se passasse il referendum saremmo in presenza di una "democrazia sfigurata" come ha ventilato - in un bell'articolo su MicroMega - Pancho Pardi.

Per chiudere, un commento al titolo del post. Ho più volte fatto clap-clap al Gianfranco Fini di questi ultimi mesi, ma l'uscita di ieri sul suo appoggio al referendum - giuro - non l'ho capita. Non ho capito il suo desiderio di morire nell'abbraccio letale del Cav. proprio quando si sperava addirittura in un nuovo scisma. Spero che non sia uno spirito da Bastian Cuntrari (aho! basto e avanzo io, eh?), che se il nano ci ripensa e dice "no", lui dice "sì", e viceversa... Mi ricorda il cinese che - per far dispetto alla moglie - si taglia i coglioni. Motivo per cui, non andiamo a votare per il referendum, non facciamo quorum, asteniamoci!
In fondo, ci sono altri modi di impiegare la domenica, traffico e ressa permettendo...

giovedì 10 aprile 2008

Chi non vota fesso è!
Per 140 milioni di motivi...

In una tiepida primavera d'aprile di 15 anni fa, quasi 37 milioni di italiani si sono recati al proprio seggio elettorale per apporre una crocetta su un "SI" o un "NO" su una scheda. Oltre 31 milioni di loro (il 90,3% del totale) disse "sì, la legge sul finanziamento pubblico dei partiti vogliamo abrogarla": era il 18 aprile 1993. Uscita dalla porta, la norma è rientrata dalla finestra con la legge n° 157 del 3 giugno 1999, ma cambia titolo. Non si parla più di finanziamento ai partiti (pare brutto...), ma di rimborso elettorale. Leggo e cito dall'Oli-Devoto: il rimborso è la "restituzione di denaro sborsato", e la restituzione è il "trasferimento di un oggetto alla persona o al luogo da cui proviene". Ma guarda che fortuna questi partiti, o coalizioni, che dir si voglia! Spostano (investono in campagna elettorale) 80 milioni di euro e se ne vedono restituire 425! Un bell'investimento che frutta oltre 500% d'interesse! Non male...

P
er giustificare il titolo del post, approfondisco: i 425 milioni provengono dalla stima degli aventi diritto al voto, che nel 2006 erano circa 49 milioni di persone, tassati per 1 euro a cranio. Farebbe, direte voi, 490 milio di euro! Ma per fortuna ci sono i giovani sotto i 25 anni che non votano al Senato, ed abbassano la soglia. Ulteriormente abbassata da un recente taglio del 10% delle spese, e torniamo ai 425 milioni di partenza.

S
e fosse vera la stima dei probabili astenuti alle prossime consultazioni, che ancora viaggia tra il 25-30% del corpo elettorale, anche chi NON andrà a votare pagherà il pegno alla casta, regalandole oltre 100 milioni nella migliore delle ipotesi, e 140 nella peggiore! E il tutto, come si dice in uno dei miei giochi preferiti, senza passare dal "VIA": forse anche questo potrebbe essere un argomento per smuovere gli indecisi.

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