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martedì 7 settembre 2010

Ex post
Apologia della quaglia

Letteralmente, "ex post" significa "dal dopo": che meglio potremmo però tradurre in "dopo il fatto" o "a partire da quel momento". Curioso che le due preposizioni, singolarmente, vengano anche impiegate per definire uno status che non è più: ex direttore (non più direttore). Ovvero, un evento chiuso, finito, superato: post pugnam (dopo la guerra). Si tratta dunque - in entrambi i casi - dell'indicazione di situazioni vecchie e non più attuali. Sarebbe ridicolo se etichettassi Rita Levi Montalcini quale ex giovinetta, o se parlassi della sua splendida vecchiaia come di una luminosa post gioventù.

Ma sembra che in politica queste regole non si applichino mai. Quasi mai, a dire il vero. E sembra che ogni esperienza passata - unanimemente riconosciuta quale fallimentare e devastante - in qualche modo debba accompagnare ed etichettare, sempre e comunque, chi in passato ha percorso una strada che (è vero) prendeva le mosse da una "direttrice" preesistente, ma che era già cambiata, era già diversa. E sembra ancora che, in politica, non riesca a trovare applicazione ciò che disse Churchill: "Il cambiare opinione e il dare ascolto a chi ti corregge è certamente un comportamento da uomo libero". Né vale seguire il suggerimento di Gandhi: "È bene confessare i propri errori. Ci si ritrova più forti". Dire "abbiamo sbagliato", non serve.
Il "compagno" Fini che ha ammesso l'errore, potrà continuare a fare dichiarazioni "di sinistra", che a me sembrano solo di mero e - se vogliamo - banale buon senso, legate ai tempi che cambiano, alle situazioni che mutano (Legge 40, biotestamento, unioni civili omosessuali, cittadinanza agli immigrati): ma sarà sempre, quando gli va bene, un post-fascista. O - se gli dice pedalino - un ex fascista, nonostante la sua carriera politica sia iniziata proprio quando con il fascismo si era deciso di rompere clamorosamente. E la gente che è riuscito a coinvolgere in Futuro e Libertà (cito testualmente il commento di un blogger che ha tutta la mia stima) va inquadrata e coperta solo in queste due anime: "...il giovanotto picchiatore che è la sua base e l'intellettuale moderno proiettato a tutti gli effetti verso le istanze più innovative delle democrazie liberali occidentali". Nel mezzo, il vuoto pneumatico. Assolutamente identificabile - il picchiatore - dagli occhiali Ray Ban ("modello perfetto picchiatore anni 70"). Come questo? Io ho una sciarpa rossa: sono una compagna? Stereotipi. Ma tant'è...

Il discorso di Fini mi è piaciuto, perché finalmente si è tornati a ragionare di politica: ora - dopo il discorso - attendo i fatti. Mi aspetto che riesca ad agire da uomo di una destra laica, moderna e liberale, e credo che in molti - tra i suoi 44 gatti - abbiano le giuste "radici" per pressarlo in tal senso: un nome per tutti è quello di Benedetto Della Vedova al quale non possono certo essere attribuite nostalgie del ventennio. E mi piacerebbe che tutti ricominciassero a parlare di
politica, anche di quella fatta di compromessi - nell'accezione più pura del termine - come acutamente segnalava giusto ieri un altro amico blogger: cum promittere, promettere insieme, assumere reciproci obblighi. D'intesa con il governo ma anche con l'opposizione, perché la contingenza lo richiede. È un salto della quaglia? E chi se ne frega! W le quaglie di tutto il mondo! E poi, chi non ha fatto nella propria vita almeno un salto di barricata? Anche Giorgio Napolitano militava nei G.U.F.: c'è qualcuno che lo definirebbe un ex fascista?

sabato 7 novembre 2009

Quizàs, quizàs, quizàs...

Nei giorni scorsi, Fiorella Mannoia, la rossa (e non solo di capelli), ha indirizzato al Presidente della Camera Fini una lettera aperta, dalla quale stralcio alcuni interessanti passaggi:

"Onorevole Fini ... non le nascondo, per onestà , che non mi sono mai trovata d'accordo con lei, anzi spesso le sue opinioni mi irritavano, le nostre posizioni, evidentemente e naturalmente distanti, mi impedivano di trovare qualche argomento condivisibile. Ma da un po' di tempo a questa parte alcune sue dichiarazioni mi sorprendono, mi pare di trovare in lei quel buon senso di cui abbiamo così tanto bisogno... Lei è un uomo intelligente, uno dei pochi politici puri di quel panorama... Onorevole Fini, io non lo so, ma la prego, se lei è davvero in buona fede, ci aiuti a venirne fuori. Si liberi della sua attuale coalizione, vada avanti, formi un partito conservatore di gente onesta, e ce n'è tanta che non si riconosce in questa destra... Magari ci scontreremo ancora sui temi che ci vedranno in contrapposizione... in un clima appassionato sì, ma civile. Dia il suo contributo a restituire dignità a questo paese che non si merita di essere rappresentato in questo modo, e da sinistra, (facendo anche noi il nostro dovere di pulizia laddove ce ne sarà bisogno), le daremo il benvenuto".
Il testo integrale lo trovate qui.

Sul suo Magazine online, in un articolo a firma Federico Brusadelli, la Fondazione FareFuturo (che si riconosce nel Presidente della Camera), le ha replicato uno sciocco (riassumo...) "... ma se è tanto d'accordo con noi, anziché invitare Fini a sbarcare a sinistra, perché non viene lei a destra?". Credo che Brusadelli non abbia letto la lettera, o - se l'ha letta - non ne ha capito un'acca, tant'è che la Mannoia - pazientemente - ha ri-spiegato il senso (che a me pareva già chiarissimo: che so' 'ntelliggente!!!) della missiva, qui.

Quelle della cantante mi
sembrano considerazioni intelligenti, dettate - credo - dal semplice buon senso e dal desiderio, da più parti condiviso, di ristabilire
un confronto di idee civile e democratico, che mi sento di sottoscrivere integralmente: da transfuga (o "Quaglia", obtorto collo...), sarei davvero contenta si ricostituisse un polo liberal-socialista e laico nell'agone politico, visto che tutti i partiti rappresentati in parlamento portano l'imprimatur di oltretevere. Assurdamente - e tristemente - gli unici veri laicisti sono rimasti fuori, anche per colpa loro...

Fiorella Mannoia annovera, tra le sue molte interpretazioni, anche quella di una splendida canzone di Osvaldo Farrés, "Quizàs, quizàs, quizàs" (Chissà, chissà, chissà), ma non ho trovato un suo video su YouTube. Motivo per cui ripropongo l'interpretazione indimenticabile - che amo di più - di Nat King Cole, illustrata, tradotta (?) e arricchita (?) da immagini di BC, in vena di cazzeggiare.
Quanto al resto... chissà, chissà, chissà: per conto mio, incrocio le dita.


mercoledì 10 giugno 2009

Cupio dissolvi:
"Tu quoque, Gianfri ..."

Alzi la mano chi - quando si sono raccolte le firme per il referendum sull'abrogazione del "porcellum" - era convinto che ci saremmo levati dalle palle la legge che ci ha privato delle preferenze, e non che avremmo potuto fare un regalo a Mr B.
Io ho la mano alzata. Sono l'unica? Non importa, parlerò solo per me.

Insomma, sino a qualche settimana fa - quando il discorso sul referendum è stato affrontato con più serietà - io ero straconvinta di aver firmato perché si tornasse alla vecchia legge elettorale e - in seconda battuta - perché finisse lo scandalo dei "capolista" identitici in tutte le circoscrizioni (quest'ultimo - che è il 3° quesito referendario - l'avevo capito). Ma ora ho le idee chiare e vi dico perché non andrò a votare per il referendum.

Il secondo link che mi propone Google se digito "referendum abrogativo legge elettorale" è questo: ditemi voi se vi risulta chiaro, palese e inequivocabile che - laddove si parla di "ritorno al sistema maggioritario" - il riferimento sia alla lista (traduciamolo con "Partito" che viene meglio) e non alla coalizione. Cazzo! Pure il Sole 24 Ore deve tradurre! Attualmente il premio di maggioranza è "attribuito alla 'singola lista' o alla 'coalizione di liste' che ottiene il maggior numero di voti". Se votiamo "sì" ai primi due quesiti (rispettivamente validi per Camera e Senato) abroghiamo solo i riferimenti alle parole "collegamento, collegamenti, collegate/i"! Leggere per credere!
Cioè diciamo che non ci frega niente che il premio di maggioranza sia dato alla COALIZIONE che ha preso più voti (cioè alle liste "collegate"), ma che vogliamo che sia dato al PARTITO che ha preso più voti! Col cazzo! Vado a votare per dare la maggioranza assoluta (55%) al nano???
Paraculaggine dei promotori del referendum o 'gnoranzità mia? La seconda che ho detto?
Va bene, me la cucco tutta.


Ma veniamo al tanto sbandierato desiderio di bipartitismo dell'elettorato italiano. Una balla. Una fregnaccia grande come una casa. A modo mio, provo a darne dimostrazione. Questi sono i risultati ufficiali delle ultime europee. I due schieramenti PdL e PD hanno raggiunto, insieme, poco più del 60% dei consensi (61,39). Questo significa che quasi il 40% dei votanti si riconosce in altre formazioni politiche, e non parlo di quelle con lo zero-virgola-per-cento, ma - ad esempio - della Lega (10,2), dell'IdV (8%), dell'UDC (6,51), di quei deficienti della sinistra radicale che - se non si fossero spaccati alla vigilia - avrebbero ottenuto il 6,50%, e della Lista Bonino-Pannella (imbavagliata dai media) con il 2,42%. E tutto ciò senza tener conto che ha votato il 65% degli iscritti nelle liste elettorali. Che - se dovessimo considerare anche questo dato - il placet ai due partitoni l'avrebbe dato solo il 40% degli italiani. E poi il bipartitismo non è nel nostro DNA politico (per fortuna): se passasse il referendum saremmo in presenza di una "democrazia sfigurata" come ha ventilato - in un bell'articolo su MicroMega - Pancho Pardi.

Per chiudere, un commento al titolo del post. Ho più volte fatto clap-clap al Gianfranco Fini di questi ultimi mesi, ma l'uscita di ieri sul suo appoggio al referendum - giuro - non l'ho capita. Non ho capito il suo desiderio di morire nell'abbraccio letale del Cav. proprio quando si sperava addirittura in un nuovo scisma. Spero che non sia uno spirito da Bastian Cuntrari (aho! basto e avanzo io, eh?), che se il nano ci ripensa e dice "no", lui dice "sì", e viceversa... Mi ricorda il cinese che - per far dispetto alla moglie - si taglia i coglioni. Motivo per cui, non andiamo a votare per il referendum, non facciamo quorum, asteniamoci!
In fondo, ci sono altri modi di impiegare la domenica, traffico e ressa permettendo...

venerdì 3 aprile 2009

La "serpe" in seno

Qualche giorno addietro, l'amico Le Favà ha pubblicato un bel post sul congresso costitutivo del PdL, volgare kermesse che era molto più da "Domenica in" che da appuntamento politico.
Ho condiviso molti punti della sua attenta disamina dell'evento, ma non sono riuscita a commentare compiutamente perché stavo ancora "metabolizzando" il tutto. E perché avevo un'ideuzza - non so quanto peregrina - sulla quale dovevo ancora chiarirmi. Non so se ci sono riuscita, ma ve la giro così come si è formata ora nella mia mente: credo che Berlusconi si sia fregato con le sue mani.


Nonostante la sua megalomane affermazione ("...tutti si sono riconosciuti in me..."), dettata dall'ormai - presumo - accertato delirio d'onnipotenza, credo non abbia valutato appieno il possibile "effetto boomerang" dell'accorpamento di AN. Non in quanto AN, ovviamente, ma perché leader di quel partito è indubbiamente - nonostante le cariche dicano altro - Gianfranco Fini, Presidente della Camera dei Deputati e altissima voce dissonante all'interno della compagine governativa.


3 febbraio 2009 - Il governo vara il vergognoso decreto "anti-Eluana".
Fini afferma: "Invidio chi ha certezze sul caso Englaro. Personalmente non ne ho, nè religiose nè scientifiche. Ho solo dubbi, uno su tutti: qual è e dov'è il confine tra un essere vivente e un vegetale? Penso che solo i genitori di Eluana abbiano il diritto di fornire una risposta. E avverto il dovere di rispettarla". E sullo stesso doloroso argomento ha severamente bacchettato Gasparri per l'attacco a Napolitano che cercava di smorzare i toni: "Gasparri è un irresponsabile che dovrebbe imparare a tacere perchè il rispetto per la massima autorità dello Stato dovrebbe animare chiunque, in particolar modo il Presidente del Gruppo di maggioranza numericamente più consistente".

12 marzo 2009 - Sul cosiddetto "Decreto sicurezza" e sulla norma, ivi contenuta, che prevede la possibilità, per i medici, di segnalare alle competenti autorità di PS,
afferma: "Dobbiamo stare attenti a non dare vita a provvedimenti che nei confronti degli stranieri ledano i diritti fondamentali della persona umana... La civiltà di un Paese si misura con il rispetto che si ha della dignità della persona che viene prima di qualsiasi altra connotazione: prima è uomo, poi è altro.... Ragioniamo prima di dare vita a norme che ledono il diritto della persona, norme che sono immorali e ingiuste". E ancora si schiera con la Mussolini e i 101 deputati pidiellini contrari a porre la fiducia sul decreto. Che infatti verrà discusso in Parlamento.

26 marzo 2009 - Sulla sortita del Presidente del Consiglio relativa ai "deputati che fanno solo numero", altra tirata d'orecchie: "La democrazia parlamentare ha procedure e regole precise che devono essere rispettate da tutti, in primis dal capo del governo. Si possono certo cambiare ma non irridere... Non è vero che i deputati sono qui a fare numero, non è vero che votano con due dita emendamenti che non conoscono... bisogna stare attenti a non alimentare un qualunquismo e senso di sfiducia nelle istituzioni di cui credo che nessuno oggi in Italia ravvisi la necessità".

28 marzo 2009 - Sul testamento biologico (o decreto "fine vita"),
domanda ai congressisti del Pdl: "Siamo proprio sicuri che il ddl sul testamento biologico approvato al Senato sia davvero ispirato alla laicità? Perché una legge che impone un precetto è più da Stato etico che da Stato laico. La laicità è separazione delle due sfere, dello Stato e della Chiesa".

2 aprile 2009 - Sul problema dell'immigrazione, auspica il "dialogo, la disponibilità al confronto ed alla reciproca conoscenza tra persone di diversa cultura etnica e religiosa. Abbattere il muro dell'odio e del razzismo è, infatti, una sfida innanzitutto culturale che richiede un lungimirante impegno nella diffusione di una mentalità aperta e pluralista e nella progressiva ed intima adesione al nucleo di valori di libertà e di tutela dei diritti della persona che, al di là di ogni appartenenza etnica ed identità religiosa, deve guidare il cammino dell'umanità verso un futuro di pacifica convivenza e collaborazione tra popoli e nazioni".

2 aprile 2009 - Commentando la sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionali alcuni articoli della Legge 40 sulla feconsazione assistita, dichiara che essa "rende giustizia alle donne italiane, specie in relazione alla legislazione di tanti paesi europei... Fermo restando che occorrerà leggere le motivazioni della Corte, mi sembra fin d'ora evidente che quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso, è sempre suscettibile di censure di costituzionalità, in ragione della laicità delle nostre Istituzioni".

Ora non so se queste prese di posizione di aperta rottura con il boss siano solo parole (il che non credo e - soprattutto - non spero): ma è certo che l'uomo di Arcore rischia grosso. Fini potrebbe rivelarsi quel granello di sabbia che farà inceppare il meccanismo, portando magari alla nascita di un Pdl (magari con un altro nome, eh?) davvero da terzo millennio, che
"... deve modernizzarsi; bisogna smetterla con le etichette del secolo scorso, che è il millennio scorso. Ci sono sfide culturali che dobbiamo affrontare tutti insieme: l’integrazione, il laicismo, l’emigrazione, i diritti dei cittadini, l’autorità dello Stato" (Intervista a El Pais, 9 marzo 2009).
E il fatto che anche dal centro sinistra gli siano giunti consenso e plauso, fa ben sperare.

Vorrei solo (ma questa è una preghiera personale) che non indossasse più cravatte rosa!
Sono orrende!!