Letteralmente, "ex post" significa "dal dopo": che meglio potremmo però tradurre in "dopo il fatto" o "a partire da quel momento". Curioso che le due preposizioni, singolarmente, vengano anche impiegate per definire uno status che non è più: ex direttore (non più direttore). Ovvero, un evento chiuso, finito, superato: post pugnam (dopo la guerra). Si tratta dunque - in entrambi i casi - dell'indicazione di situazioni vecchie e non più attuali. Sarebbe ridicolo se etichettassi Rita Levi Montalcini quale ex giovinetta, o se parlassi della sua splendida vecchiaia come di una luminosa post gioventù.Ma sembra che in politica queste regole non si applichino mai. Quasi mai, a dire il vero. E sembra che ogni esperienza passata - unanimemente riconosciuta quale fallimentare e devastante - in qualche modo debba accompagnare ed etichettare, sempre e comunque, chi in passato ha percorso una strada che (è vero) prendeva le mosse da una "direttrice" preesistente, ma che era già cambiata, era già diversa. E sembra ancora che, in politica, non riesca a trovare applicazione ciò che disse Churchill: "Il cambiare opinione e il dare ascolto a chi ti corregge è certamente un comportamento da uomo libero". Né vale seguire il suggerimento di Gandhi: "È bene confessare i propri errori. Ci si ritrova più forti". Dire "abbiamo sbagliato", non serve.
Il "compagno" Fini che ha ammesso l'errore, potrà continuare a fare dichiarazioni "di sinistra", che a me sembrano solo di mero e - se vogliamo - banale buon senso, legate ai tempi che cambiano, alle situazioni che mutano (Legge 40, biotestamento, unioni civili omosessuali, cittadinanza agli immigrati): ma sarà sempre, quando gli va bene, un post-fascista. O - se gli dice pedalino - un ex fascista, nonostante la sua carriera politica sia iniziata proprio quando con il fascismo si era deciso di rompere clamorosamente. E la gente che è riuscito a coinvolgere in Futuro e Libertà (cito testualmente il commento di un blogger che ha tutta la mia stima) va inquadrata e coperta solo in queste due anime: "...il giovanotto picchiatore che è la sua base e l'intellettuale moderno proiettato a tutti gli effetti verso le istanze più innovative delle democrazie liberali occidentali". Nel mezzo, il vuoto pneumatico. Assolutamente identificabile - il picchiatore - dagli occhiali Ray Ban ("modello perfetto picchiatore anni 70"). Come questo? Io ho una sciarpa rossa: sono una compagna? Stereotipi. Ma tant'è...
Il discorso di Fini mi è piaciuto, perché finalmente si è tornati a ragionare di politica: ora - dopo il discorso - attendo i fatti. Mi aspetto che riesca ad agire da uomo di una destra laica, moderna e liberale, e credo che in molti - tra i suoi 44 gatti - abbiano le giuste "radici" per pressarlo in tal senso: un nome per tutti è quello di Benedetto Della Vedova al quale non possono certo essere attribuite nostalgie del ventennio. E mi piacerebbe che tutti ricominciassero a parlare di politica, anche di quella fatta di compromessi - nell'accezione più pura del termine - come acutamente segnalava giusto ieri un altro amico blogger: cum promittere, promettere insieme, assumere reciproci obblighi. D'intesa con il governo ma anche con l'opposizione, perché la contingenza lo richiede. È un salto della quaglia? E chi se ne frega! W le quaglie di tutto il mondo! E poi, chi non ha fatto nella propria vita almeno un salto di barricata? Anche Giorgio Napolitano militava nei G.U.F.: c'è qualcuno che lo definirebbe un ex fascista?


