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lunedì 29 aprile 2013

Don Ciotti vs mafia e politica:
firmate la sua petizione!

È la petizione lanciata da Don Luigi Ciotti con Libera e Gruppo Abele "100 giorni per la modifica dello scambio elettorale politico-mafioso" attraverso Change.org: questo è il link per firmare e qui sotto il video dell'appello. Riportate l'informazione anche nei vostri blog, per favore: è importante.

domenica 12 ottobre 2008

Io, clochard della politica

Questo è un post dedicato e non c'è bisogno che faccia il nome del destinatario: lui lo sa.
Non ci conosciamo da troppo tempo, e dunque è facile non sappia che sono un ex elettore di destra. Se ne ha voglia - e non ha ancora vomitato - può leggersi la mia confessione. Provo un senso di invidia per chi ha trovato subito, sin dagli anni della gioventù, una propria collocazione in politica e non l'ha mai cambiata. La politica è fatta di ideali e con essi devi convivere, come in una casa: chi questa casa sicura l'ha trovata presto, è una persona fortunata, perché riesce a coltivare amicizie e vicinanze, e può condividere radici.

C
hi invece si trova a non credere più in quegli ideali che pensava gli fossero propri, o si è accorto che erano altro, si è trovato fuori: homeless, clochard.
Siamo animali sociali e abbiamo la necessità quasi fisica di integrarci con un gruppo, di essere parte di qualcosa oltre noi stessi. Così avrei voluto accadesse anche a me, ma le case sicure che mi aprono le porte hanno sempre qualcosa che - per me - non va: nulla di insuperabile, dal mio punto di vista. Ma non è detto che, coloro che ti offrono asilo, riescano a tollerare le mie diversità, le mie insofferenze o le mie idiosincrasie. Sono ospite e dovrei adeguarmi: ma non ne sono capace. Se una scarpa ti sta stretta, è inutile sforzarsi: non ci puoi camminare!

M
olti degli amici che vengono a trovarmi qui sono di sinistra, quella storica, quella vera. Uno di loro mi ha inserito in un elenco di link che ha per titolo "...blog liberi, ma liberi veramente": dopo questo post, sicuramente mi cancellerà, ma come dargli torto?
Dunque, tranfuga o vagabonda che dir si voglia, mi trovo senza fissa dimora politica. E cosa mi offre l'a
gone politico di oggi? Un PD con Uòlter che - pur di fare numero - si prende in carico una Binetti col cilicio? Ma ti prego! Mi spiace per i radicali che, pure loro, per 3,3 (periodico) danari si vendono per 9 posti in parlamento? Peccato! Magari li avrei pure votati, nonostante lo spinellone e la liberalizzazione degli stupefacenti (non sono d'accordo), ma almeno sono laici. Be', ma anche più a sinistra ci sono i laici. Ok, parliamone allora.

H
o parlato anche di mie idiosincrasìe, e non a caso: le ho - tanto per dirne una - verso certe parole che fanno parte del bagaglio culturale e politico della sinistra. Attenzione: sono le loro radici, e ne ho il massimo rispetto, ci mancherebbe altro! ma non mi vanno giù. Mi dite perché si deve ancora usare la parola proletariato per definire "la classe sociale il cui ruolo, nel sistema di produzione capitalistico, è la prestazione della propria forza lavoro dietro compenso de
l salario"? Se l'italiano non è un'opinione, tutta la pappardella di cui sopra significa che - a parte qualcuno che vive di rendita - tutti quelli che lavorano sono proletari e non, come sembra, che sono proletari solo gli appartenenti ad un certo schieramento politico. E mi dite che senso ha parlare oggi di "salario"? È la retribuzione che si dà al lavoratore dipendente, qualunque dipendente: non solo a quello che è alla catena di montaggio. E allora, a che serve il distinguo tra stipendi e salari? Ma le parole hanno un valore incommensurabile, che va oltre il loro significato: se parlo di un proletario con un salario da fame, nella nostra mente apparirà un pover'uomo con le toppe ai pantaloni, otto figli e la moglie incinta. Se invece affermo che quello è un dipendente con uno stipendio da fame, la figura che si materializzerà davanti ai nostri occhi sarà quella di un uomo sicuramente più ricco del proletario di cui sopra: ma io ho detto esattamente la stessa cosa.

D
irete: ma mica non ti senti di sinistra soltanto per delle parole, vero? No, non soltanto per quelle. Proprio perché sono - obtorto collo - "fuori casa" mi sento libera di sbirciare nelle case degli altri con maggiore distacco di chi, invece, ci vive dentro e ci si trova a proprio agio. E se in una casa, bianca, verde o gialla che sia, mi sembra di percepire qualcosa di positivo, voglio essere libera di dirlo, senza che - per questo - mi si salti alla gola solo perché la casa è quella del "vicino stronzo". Esempio banalissimo: proposta della Gelmini per il grembiule (o divisa che sia) alle elementari. Mi sta benissimo, cazzo! Sono stufa di vedere bambine/i tra i 6 e 10 anni che rompono le palle alle madri per i jeans griffati o per le scarpe con i catarifrangenti da 250 euro, "perché ce l'ha l'amichetta mia"! E chissene frega! W il grembiule! Per ricchi e poveri, lo stesso abbigliamento!
Non vi sembra una posizione da egualitarismo estremo? E non dovrebbe essere condivisa con favore dai propugnatori delle teorie di Marx? No, l'ha detto la Gelmini, ergo è una cazzata. Be', a me non importa: l'avesse detto pure razzinga, mi starebbe bene.

E
veniamo ad un argomento molto, ma molto più serio. Al liceo, settemila anni fa, avevo un fidanzatino, Ariel, ebreo: potete immaginare come fossi guardata a vista dai miei compagni di scuola come me, all'epoca, politicamente a destra. Infiltrata, spia, traditrice, e chi più ne ha più ne metta. La parola del sommo, il Duce, le sue leggi razziali, secondo quei cretini, dopo oltre 40 anni non potevano essere messe in discussione, nemmeno da noi, nati parecchio oltre la fine della guerra: non mi andava allora, e figuratevi adesso! In Ariel vedevo solo un ragazzo, uguale a me. E la sua famiglia era - ai miei occhi - identica alla mia. Non capivo, mi sembrava ridicolo e inutile far entrare la politica (una politica vecchia di quasi mezzo secolo!), nella mia vita di allora: era oltretutto un modo per me inconcepibile di rinfocolare vecchi rancori nati in periodi che non avevamo vissuto! Niente di più stupido!
La Resistenza è stata sicuramente una delle più belle pagine della nostra storia e lo confermo: fossi vissuta all'epoca, mi sarei unita ai partigiani, magari a quelli di Giustizia e Libertà. Ma non per questo devo negare o non accettare l'esistenza di episodi bui verificatisi in quegli anni: la Storia è fatta da uomini, e tra essi ci sono gli eroi e i martiri, ma anche i deboli e i vigliacchi. Perché è un tabù - per la sinistra - la Resistenza? Perché è una sorta di religione laica? Non nominarne il nome invano. Non dubitare. Non mettere nulla in discussione. E mi viene imposto questo da chi fa della democrazia e della libertà il proprio credo? Scusate, ma non è da me. Cogito, ergo sum. E dubito, ergo sum. Nessuno ha mai detto confiteor, ergo sum. Forse qualche pretonzolo di campagna, ma non sono religiosa: e nessuna idea, per quanto elevata, può essere per me solo una fede, una confessione da accettare in toto, acriticamente.

N
ella mia vita ho sempre avuto il coraggio delle mie idee, e per molte ho pagato sulla mia pelle. Dovevo dare un esame all'Università per il quale mi ero fatta un culo che non vi dico, anche perché mi mantenevo agli studi lavorando. Arrivo davanti alla Facoltà e la trovo occupata, con un paio di mutande rosse appese all'asta della bandiera sull'ingresso: chissenefrega, voglio entrare lo stesso. Spingo qua, spingo là e arrivo davanti al picchetto: ero carina, all'epoca, e avevo quasi convinto uno dei nerboruti picchettari a farmi entrare, quando un suo amico vede sbucare dai miei libri "Il Giornale" di Montanelli. Non Mein Kampf, ragazzi, Il Giornale! Ebbene, quegli eroici combattenti per libertà mi pestano come l'uva per l'inaudita provocazione! Ho la cicatrice di quattro punti ancora sotto l'occhio sinistro.

P
er chiudere: mi piace questo posto, mi piace leggere e commentare i post degli altri. E mi piace che leggano e commentino i miei. Considero la rete, o meglio, questa combriccola di bloggers che, chissà per quali strani meccanismi, si forma quasi fosse una comitiva di amici del muretto, come un'agorà del pensiero: quando visito i blog che mi segnala il reader, mi fa piacere trovare tra i commentatori le stesse persone che poi vengono a commentare i miei, o che io commento. Sembra quasi ci si dia appuntamento. Ma che - per non perdere gli amici o i commentatori; o per perdere la posizione di privilegio nel blogroll di qualcuno - io debba rinunciare a dire la mia; o - peggio! - debba aver timore di esporre il mio pensiero, no, non fa per me. Io sono questa: politicamente una clochard. Senza casa, è vero, ma libera: ne sono orgogliosa.
E, nonostante tutto, felice.

lunedì 15 settembre 2008

Ciao

Firenze, 29 giugno 1929 - Firenze, 15 settembre 2006


Mi manca, la Fallaci. Sono passati 2 anni, ma mi manca. Mi manca la sua grinta, la sua rabbia, la sua indipendenza. Mi mancano il suo coraggio di dire e scrivere cose - spesso pensate da molti - ma da lei sola messe nero su bianco. Mi mancano anche le sue contraddizioni, che ho sentito sempre come profondamente sofferte. Mi manca la sua "fiorentinità" acuta, dissacrante, arguta.
Chissà se esiste un Eden per gli scrittori: mi piace pensarla a passeggio con Indro Montanelli, altro genio ineguagliabile del giornalismo toscano, che con 25 parole in un "Controcorrente" de "Il Giornale" (quando era un vero giornale) era capace di rendere tanto quanto altri non riescono in otto colonne. E mi piace immaginarli impegnati a dissertare dello stato dell'arte della politica nostrana, se così si può dire, e a confessarsi reciprocamente: " ... ma l'è certo che adesso sono proprio combinati male, 'sti poveri italiani, maremma maiala! "
Buona passeggiata, ragazzi!

martedì 17 giugno 2008

La Class Action slitta a gennaio
...ed Erin Brockovic
si gira i pollici

Di cose buone, diciamocelo, il governo Prodi non ne ha fatte molte: ma a novembre dello scorso anno ha licenziato il provvedimento istitutivo della Class Action, l'azione o, se si preferisce, la causa collettiva di soggetti diversi che abbiano in comune la stessa pretesa da far valere dinnanzi al giudice. Il bel film su Erin Brockovich, che vinse una causa da 330 milioni di dollari promossa contro la Pacific Gas and Electric Company, colpevole di aver contaminato la falda acquifera di una cittadina della California, provocando tumori ai residenti, è forse l'esempio che conosciamo meglio: in quella vertenza si tutelavano gli interessi di 260 querelanti.

Fortemente voluta dalle associazioni dei consumatori, sarebbe entrata in vigore a fine giugno: ma il minsistro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ne ha annunciato lo slittamento a gennaio 2009. Perché? Perché va migliorata. Esistono, all'interno del provvedimento, aspetti sicuramente perfettibili. Ad esempio, il "consumatore" che può partecipare ad una class action è identificato solo come "persona fisica", escludendo, ad esempio, un artigiano o un libero professionista, considerati "persone giuridiche". Prevede inoltre un tentativo di conciliazione che, se dovesse avere un esito negativo o insoddisfacente, costringerebbe parte ricorrente ad adire il giudice ordinario, con tempi di giudizio che ben si conoscono. Molto esplicitamente su questo slittamento si è pronunciato il presidente di Altroconsumo, Paolo Martinello che, in soldoni, dice: "Miglioratela in Parlamento, ma non bloccatela!" Si vanificherebbero così anche gli indubbi aspetti positivi che la legge introduce: ad esempio, la drastica riduzione delle spese legali (da dividere tra i partecipanti alla action) e, se non vogliamo apparire troppo venali, lo sfoltimento del lavoro sia delle cancellerie che ruoli dei Tribunali. Purtroppo, nonostante le assicurazioni del ministro Brunetta di pochi giorni fa, sembra che Scajola possa avere la meglio.

Ma chi è tanto interessato allo slittamento? Ecco qua la risposta.

Dunque, a Confindustria non piace. Ma forse non piace tanto neanche a Telecom, nei confronti della quale è pronta una class action, proposta da 3.500 utenti, per le bollette gonfiate. Forse non piaceva tanto neanche alle banche coinvolte nel crac Parmalat, Deloitte Touche, Grant Thorton, Citibank, Bank of America, Nextra (oggi Eurizon), Morgan Stanley e Deutsche Bank. E magari neanche ad Alitalia, nei confronti della quale la Lega Nord ha raccolto firme per far decollare (scusate, umorismo involontario...) una class action per il taglio dei voli da Malpensa: hai visto mai che la compagnia di bandiera ci debba rimettere, in risarcimenti, il prestito da 300 milioni di euro! Un altro elenco di azioni collettive pronte a partire lo trovate anche qui.

Mentre stavo digitando, è arrivata la sveglietta da GoogleNews: c'è una nuova notizia. Il nuovo governo promette niente retroattività e fuori i grandi crac: non mi va di pagare per leggere tutto l'articolo, quindi avremo più tardi notizie fresche. Sono proprio curiosa di sapere come si metterà la Lega. L'ho già fatto una volta scrivendo a parlamentari donne di FI; e di nuovo recupererò in rete gli indirizzi mail di deputati e senatori leghisti se caleranno le braghe davanti a questo nuovo diktat, rimangiandosi l'operazione tutti insieme appassionatamente: "Un abbraccio a tutti i lavoratori di Malpensa,
noi non vi lasceremo soli, la Lega non vi lascerà" (Bossi dixit).
Sono troppo rompicoglioni? Sarà l'età, ma mi piaccio così.

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