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martedì 17 giugno 2008

La Class Action slitta a gennaio
...ed Erin Brockovic
si gira i pollici

Di cose buone, diciamocelo, il governo Prodi non ne ha fatte molte: ma a novembre dello scorso anno ha licenziato il provvedimento istitutivo della Class Action, l'azione o, se si preferisce, la causa collettiva di soggetti diversi che abbiano in comune la stessa pretesa da far valere dinnanzi al giudice. Il bel film su Erin Brockovich, che vinse una causa da 330 milioni di dollari promossa contro la Pacific Gas and Electric Company, colpevole di aver contaminato la falda acquifera di una cittadina della California, provocando tumori ai residenti, è forse l'esempio che conosciamo meglio: in quella vertenza si tutelavano gli interessi di 260 querelanti.

Fortemente voluta dalle associazioni dei consumatori, sarebbe entrata in vigore a fine giugno: ma il minsistro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ne ha annunciato lo slittamento a gennaio 2009. Perché? Perché va migliorata. Esistono, all'interno del provvedimento, aspetti sicuramente perfettibili. Ad esempio, il "consumatore" che può partecipare ad una class action è identificato solo come "persona fisica", escludendo, ad esempio, un artigiano o un libero professionista, considerati "persone giuridiche". Prevede inoltre un tentativo di conciliazione che, se dovesse avere un esito negativo o insoddisfacente, costringerebbe parte ricorrente ad adire il giudice ordinario, con tempi di giudizio che ben si conoscono. Molto esplicitamente su questo slittamento si è pronunciato il presidente di Altroconsumo, Paolo Martinello che, in soldoni, dice: "Miglioratela in Parlamento, ma non bloccatela!" Si vanificherebbero così anche gli indubbi aspetti positivi che la legge introduce: ad esempio, la drastica riduzione delle spese legali (da dividere tra i partecipanti alla action) e, se non vogliamo apparire troppo venali, lo sfoltimento del lavoro sia delle cancellerie che ruoli dei Tribunali. Purtroppo, nonostante le assicurazioni del ministro Brunetta di pochi giorni fa, sembra che Scajola possa avere la meglio.

Ma chi è tanto interessato allo slittamento? Ecco qua la risposta.

Dunque, a Confindustria non piace. Ma forse non piace tanto neanche a Telecom, nei confronti della quale è pronta una class action, proposta da 3.500 utenti, per le bollette gonfiate. Forse non piaceva tanto neanche alle banche coinvolte nel crac Parmalat, Deloitte Touche, Grant Thorton, Citibank, Bank of America, Nextra (oggi Eurizon), Morgan Stanley e Deutsche Bank. E magari neanche ad Alitalia, nei confronti della quale la Lega Nord ha raccolto firme per far decollare (scusate, umorismo involontario...) una class action per il taglio dei voli da Malpensa: hai visto mai che la compagnia di bandiera ci debba rimettere, in risarcimenti, il prestito da 300 milioni di euro! Un altro elenco di azioni collettive pronte a partire lo trovate anche qui.

Mentre stavo digitando, è arrivata la sveglietta da GoogleNews: c'è una nuova notizia. Il nuovo governo promette niente retroattività e fuori i grandi crac: non mi va di pagare per leggere tutto l'articolo, quindi avremo più tardi notizie fresche. Sono proprio curiosa di sapere come si metterà la Lega. L'ho già fatto una volta scrivendo a parlamentari donne di FI; e di nuovo recupererò in rete gli indirizzi mail di deputati e senatori leghisti se caleranno le braghe davanti a questo nuovo diktat, rimangiandosi l'operazione tutti insieme appassionatamente: "Un abbraccio a tutti i lavoratori di Malpensa,
noi non vi lasceremo soli, la Lega non vi lascerà" (Bossi dixit).
Sono troppo rompicoglioni? Sarà l'età, ma mi piaccio così.

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