Copio e incollo la lettera aperta del Rettore dell'Università de L'Aquila, Professor Ferdinando Di Orio pubblicata sul sitodell'Ateneo fortunosamente ripristinato:
"L’Università dell’Aquila piange le vittime dell’immane tragedia che ha colpito la sua Città ed è vicina a tutte le famiglie che hanno perso i loro figli nella stagione più bella della vita, dedicata allo studio e alla propria crescita culturale. Anche per il rispetto dovuto a questo dolore, l’Università dell’Aquila riafferma la propria insopprimibile volontà a continuare nella sua missione di formazione e di ricerca per contribuire alla rinascita di una terra e di una popolazione così fortemente provate. L’Università dell’Aquila, pur in un momento così drammatico e difficile, invita i propri studenti a continuare a credere nell’istituzione accademica aquilana, che è ancora vitale e in grado di corrispondere alle loro attese di formazione professionale".
La Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), ha aperto un apposito conto corrente per raccogliere contributi a favore dell'Università de L'Aquila che DEVE essere ricostruita e ridata alla città: le chiese possono aspettare. Ecco le coordinate:
Conto intestato a Università Emergenza Terremoto IBAN: IT 80 V 03226 03203 000500074995 Codice swift: UNCRIT2VRMY
E poi, dato che si avvicinano le scadenze per i pagamenti delle tasse,
donate il 5‰all'Università degli Studi de L'Aquila indicando il codice fiscale 01021630668.
Con una breve ricerca su Blogger, ho trovato il blog di uno studente universitario aquilano cui ho lasciato un messaggio di saluto: magari per farlo sentire meno solo, 'sto ragazzino... Vi lascio il link, se vi va di fargli visita. È Enrico, studente fuori sede: Soccer and the City. Se vi avanza il tempo, poi, leggetevi questo post - pubblicato il 1° aprile, e dunque ben prima del terremoto - su Protesta-ITC e rabbrividite! Per chiudere, senza aggiungere commenti personali, vi lascio altri 2 links che vi dirotteranno su pagine che potrei intitolare "Perché Miss Kappa parla di 1.000 morti?": leggete qui e qui, e poi sappiatemi dire.
Aggiornamento: si è deciso di dotare Anna (Miss Kappa) di un portatile nuovo. Sul post odierno di Daniele Verzetti il RockPoeta ci sono le istruzioni necessarie per chi volesse partecipare alla colletta. Grazie.
A volte le cose non vanno come avevi previsto sarebbero andate: si fanno programmi, anche di poco conto, e poi accadequalcosa, e tutto cambia... Stasera, amici a cena. Menu a base di crostini, calzoni e bruschette. Il tutto fatto in casa da mio marito. Io batto la fiacca. Ma mi frega, il dannato: "Fai le pizzottelle fritte! Sai, quelle col sugo e il parmigiano sopra!" Che palle! Non mi va... Ma l'impasto lo fa lui... va be'... e non sto facendo una sega a casa, da un po' di giorni a questa parte... Ma c'è tempo: vediamo cosa mi segnala oggi il Reader. Scorro la lista delle iscrizioni e qualcosa mi mette in allarme: quattro post da Lei, l'amica conosciuta da poco, ma che mi pare di conoscere da sempre. Impossibile! La sua cadenza è, al massimo, giornaliera! E neanche sempre... Sbircio l'ora di pubblicazione: le 0:45. Cazzo! Allora clicco per leggere...
No! Se n'è andata! Leggo i 4 post della notte grazie all'anteprima del Reader: non sono post. Sono poesie, sono grida di un'anima ferita, lacerata, torturata. Che fa ironia, e autoironia, col groppo in gola e solo voglia di piangere: "... finalmente so come funziona la faccenda delle misure dei reggiseni: io ho una 4. C..."; "...ho bevuto un po’ (un bel po’) di bicchieri di pinot grigio... presa da blanda euforia (è oramai notorio il fatto che io regga l’alcool come un alpino, alla faccia della leganord), ho inviato un messaggio ad un uomo. Un messaggio d’amore, mancato e ferito...". Sull'ultimo post, l'annuncio: "...domani domani mi faccio un regalo. Mando il cervello in vacanza. Mi metto in stand by". E allora comincio a leggere dall'anteprima del reader, tutti i post che sono in memoria: li ho dal 13 settembre. Sigarette e caffè, mi avventuro tra le pagine del suo diario: perché il suo blog è veramente un diario. Personale e intimo, per quanto offerto alla condivisione di altri. Mi sento una guardona, un'intrusa. Lei ha chiuso il blog e io sfoglio quelle pagine che Lei ha sigillate: sono indiscreta. Ma non riesco a smettere. E mi stupisco come, procedendo nella lettura, io riesca a conoscerla: a sapere di Lei e delle sue vicissitudini. A vederla: ha pubblicato una sua foto ed è bellissima. Non è una ragazzina: come molti di noi ha superato i 50 anni: bocca sensuale, viso espressivo, occhi grandi e distanti, uno sguardo intenso. Di primo acchitto mi ha ricordato Susan Sarandon... un tipo così... Ha un divorzio devastante alle spalle, dall'Uomo delle Begonie (?) che si è risposato (lo odio, scusami... è uno stronzo! di quelli che "... però potremmo restare amici...") e un figlio adolescente (?) con sé che, credo, non possa comunque riempire i giorni e le notti di una donna come Lei. Ho una cartella di .mp3 che ho battezzato "Morale sotto i piedi": ci sono quelle canzoni che, quando ho il pianto in gola e non so neanche il perché (càpita, a volte...) hanno una sorta d'effetto liberatorio. Mi fanno fare una bella piangiàta, di quelle vere, con i lacrimoni che rigano le guance, e va un po' meglio. E questa c'è:
Perdere l'amore / quando si fa sera Quando tra i capelli / un po' d'argento li colora
La scoperta del mondo dei bloggers la fa sentire meno sola, o forse è solo una speranza. Passa da Blogspot a WordPress, il 13 settembre; il 5 ottobre pensa di traslocare ancora. WordPress non le piace: è una piattaforma statalista e i template fanno vomitare... Ha deciso: si rivoluziona! "Provo ad inventarmi una nuova vita...la ferita fa male, brucia a contatto con l’aria e con l’acqua. La ferita fa male e il cuore è un piccolo blocco di granito... provo ad inventarmi una nuova vita...come quando nacqui...ho deciso che ritorno ad essere una donna con la gonna... gonna, dunque, e décolleté... e così mi son rimessa a studiare da femmina..." (12 ottobre). Scorro le pagine del suo dolore e con sorpresa trovo un altro punto d'incontro: le piace la serie TV Cold Case. E le piacciono i soundtracks cche accompagnano i telefilm: easy listenig anni '80.
E allora questo glielo dedico.
Stiamo navigando, stiamo navigando di nuovo a casa attraverso il mare. Stiamo navigando acque burrascose Per essere vicino a te, per essere liberi.
Stiamo navigando, cara. Per quanto burrascose possano essere le acque, torna a navigare con noi: ti saremo vicini. E magari, forse, sarai libera. Ti abbraccio forte.
Questo è un post dedicato e non c'è bisogno che faccia il nome del destinatario: lui lo sa.
Non ci conosciamo da troppo tempo, e dunque è facile non sappia che sono un ex elettore di destra. Se ne ha voglia - e non ha ancora vomitato - può leggersi la mia confessione. Provo un senso di invidia per chi ha trovato subito, sin dagli anni della gioventù, una propria collocazione in politica e non l'ha mai cambiata. La politica è fatta di ideali e con essi devi convivere, come in una casa: chi questa casa sicura l'ha trovata presto, è una persona fortunata, perché riesce a coltivare amicizie e vicinanze, e può condividere radici. Chi invece si trova a non credere più in quegli ideali che pensava gli fossero propri, o si è accorto che erano altro, si è trovato fuori: homeless, clochard. Siamo animali sociali e abbiamo la necessità quasi fisica di integrarci con un gruppo, di essere parte di qualcosa oltre noi stessi.Così avrei voluto accadesse anche a me, ma le case sicure che mi aprono le porte hanno sempre qualcosa che -per me - non va: nulla di insuperabile, dal mio punto di vista. Ma non è detto che, coloro che ti offrono asilo, riescano a tollerare le mie diversità, le mie insofferenze o le mie idiosincrasie. Sono ospite e dovrei adeguarmi: ma non ne sono capace. Se una scarpa ti sta stretta, è inutile sforzarsi: non ci puoi camminare! Molti degli amici che vengono a trovarmi qui sono di sinistra, quella storica, quella vera. Uno di loro mi ha inserito in un elenco di link che ha per titolo "...blog liberi, ma liberi veramente": dopo questo post, sicuramente mi cancellerà, ma come dargli torto? Dunque, tranfuga o vagabonda che dir si voglia, mi trovo senza fissa dimora politica. E cosa mi offre l'agone politico di oggi? Un PD con Uòlter che - pur di fare numero - si prende in carico una Binetti col cilicio? Ma ti prego! Mi spiace per i radicali che, pure loro, per 3,3 (periodico) danari si vendono per 9 posti in parlamento? Peccato! Magari li avrei pure votati, nonostante lo spinellone e la liberalizzazione degli stupefacenti (non sono d'accordo), ma almeno sono laici. Be', ma anche più a sinistra ci sono i laici. Ok, parliamone allora. Ho parlato anche di mie idiosincrasìe, e non a caso: le ho - tanto per dirne una - verso certe parole che fanno parte del bagaglio culturale e politico della sinistra. Attenzione: sono le loro radici, e ne ho il massimo rispetto, ci mancherebbe altro! ma non mi vanno giù. Mi dite perché si deve ancora usare la parola proletariato per definire "la classe sociale il cui ruolo, nel sistema di produzione capitalistico, è la prestazione della propria forza lavoro dietro compenso del salario"? Se l'italiano non è un'opinione, tutta la pappardella di cui sopra significa che - a parte qualcuno che vive di rendita - tutti quelli che lavorano sono proletari e non, come sembra, che sono proletari solo gli appartenenti ad un certo schieramento politico. E mi dite che senso ha parlare oggi di "salario"? È la retribuzione che si dà al lavoratore dipendente, qualunque dipendente: non solo a quello che è alla catena di montaggio. E allora, a che serve il distinguo tra stipendi e salari? Ma le parole hanno un valore incommensurabile, che va oltre il loro significato: se parlo di un proletario con un salario da fame, nella nostra mente apparirà un pover'uomo con le toppe ai pantaloni, otto figli e la moglie incinta. Se invece affermo che quello è un dipendente con uno stipendio da fame, la figura che si materializzerà davanti ai nostri occhi sarà quella di un uomo sicuramente più ricco del proletario di cui sopra: ma io ho detto esattamente la stessa cosa. Direte: ma mica non ti senti di sinistra soltanto per delle parole, vero? No, non soltanto per quelle. Proprio perché sono - obtorto collo - "fuori casa" mi sento libera di sbirciare nelle case degli altri con maggiore distacco di chi, invece, ci vive dentro e ci si trova a proprio agio. E se in una casa, bianca, verde o gialla che sia, mi sembra di percepire qualcosa di positivo, voglio essere libera di dirlo, senza che - per questo - mi si salti alla gola solo perché la casa è quella del "vicino stronzo". Esempio banalissimo: proposta della Gelmini per il grembiule (o divisa che sia) alle elementari. Mi sta benissimo, cazzo! Sono stufa di vedere bambine/i tra i 6 e 10 anni che rompono le palle alle madri per i jeans griffati o per le scarpe con i catarifrangenti da 250 euro, "perché ce l'ha l'amichetta mia"! E chissene frega! W il grembiule! Per ricchi e poveri, lo stesso abbigliamento! Non vi sembra una posizione da egualitarismo estremo? E non dovrebbe essere condivisa con favore dai propugnatori delle teorie di Marx? No, l'ha detto la Gelmini, ergo è una cazzata. Be', a me non importa: l'avesse detto pure razzinga, mi starebbe bene. E veniamo ad un argomento molto, ma molto più serio. Al liceo, settemila anni fa, avevo un fidanzatino, Ariel, ebreo: potete immaginare come fossi guardata a vista dai miei compagni di scuola come me, all'epoca, politicamente a destra. Infiltrata, spia, traditrice, e chi più ne ha più ne metta. La parola del sommo, il Duce, le sue leggi razziali, secondo quei cretini, dopo oltre 40 anni non potevano essere messe in discussione, nemmeno da noi, nati parecchio oltre la fine della guerra: non mi andava allora, e figuratevi adesso! In Ariel vedevo solo un ragazzo, uguale a me. E la sua famiglia era - ai miei occhi - identica alla mia. Non capivo, mi sembrava ridicolo e inutile far entrare la politica (una politica vecchia di quasi mezzo secolo!), nella mia vita di allora: era oltretutto un modo per me inconcepibile di rinfocolare vecchi rancori nati in periodi che non avevamo vissuto! Niente di più stupido! La Resistenza è stata sicuramente una delle più belle pagine della nostra storia e lo confermo: fossi vissuta all'epoca, mi sarei unita ai partigiani, magari a quelli di Giustizia e Libertà. Ma non per questo devo negare o non accettare l'esistenza di episodi bui verificatisi in quegli anni: la Storia è fatta da uomini, e tra essi ci sono gli eroi e i martiri, ma anche i deboli e i vigliacchi. Perché è un tabù - per la sinistra - la Resistenza? Perché è una sorta di religione laica? Non nominarne il nome invano. Non dubitare. Non mettere nulla in discussione. E mi viene imposto questo da chi fa della democrazia e della libertà il proprio credo? Scusate, ma non è da me. Cogito, ergo sum. E dubito, ergo sum. Nessuno ha mai detto confiteor, ergo sum. Forse qualche pretonzolo di campagna, ma non sono religiosa: e nessuna idea, per quanto elevata, può essere per me solo una fede, una confessione da accettare in toto, acriticamente. Nella mia vita ho sempre avuto il coraggio delle mie idee, e per molte ho pagato sulla mia pelle. Dovevo dare un esame all'Università per il quale mi ero fatta un culo che non vi dico, anche perché mi mantenevo agli studi lavorando. Arrivo davanti alla Facoltà e la trovo occupata, con un paio di mutande rosse appese all'asta della bandiera sull'ingresso: chissenefrega, voglio entrare lo stesso. Spingo qua, spingo là e arrivo davanti al picchetto: ero carina, all'epoca, e avevo quasi convinto uno dei nerboruti picchettari a farmi entrare, quando un suo amico vede sbucare dai miei libri "Il Giornale" di Montanelli. Non Mein Kampf, ragazzi, Il Giornale! Ebbene, quegli eroici combattenti per libertà mi pestano come l'uva per l'inaudita provocazione! Ho la cicatrice di quattro punti ancora sotto l'occhio sinistro. Per chiudere: mi piace questo posto, mi piace leggere e commentare i post degli altri. E mi piace che leggano e commentino i miei. Considero la rete, o meglio, questa combriccola di bloggers che, chissà per quali strani meccanismi, si forma quasi fosse una comitiva di amici del muretto, come un'agorà del pensiero: quando visito i blog che mi segnala il reader, mi fa piacere trovare tra i commentatori le stesse persone che poi vengono a commentare i miei, o che io commento. Sembra quasi ci si dia appuntamento. Ma che - per non perdere gli amici o i commentatori; o per perdere la posizione di privilegio nel blogroll di qualcuno - io debba rinunciare a dire la mia; o - peggio! - debba aver timore di esporre il mio pensiero, no, non fa per me. Io sono questa: politicamente una clochard. Senza casa, è vero, ma libera: ne sono orgogliosa. E, nonostante tutto, felice.
Quando, dopo aver cenato insieme, accompagno alla porta gli amici che tornano a casa propria, non posso fare a meno di raccomandare loro, come faceva mia nonna con me (e quanto mi rompeva!): "Andate piano, eh?". È più forte di me: me ne esco sempre con frasi del genere, ma non per posa, è che mi preoccupo davvero. Sono un'ansiosa? Boh? Ma mi piace pensare che le persone cui tengo stiano bene. E ora ci si mette pure il blog...
Apro il reader ogni mattina e mi aggiorno sulle ultime produzioni dei nuovi amici, e poi vado a leggermi i nuovi post. Se mi sembra che qualcuno manchi da troppo tempo, vado direttamente sul suo blog: hai visto mai che il reader si sia impallato? No, porca miseria: è tutto a posto. Proprio non scrive! E allora mi scatta la molla: resisto un po', poi faccio cose che non credo si possano fare. Se ha la mail, il poveretto è fregato perché gli scrivo... Fabionon posta dal 18 giugno: ma saranno pure affari suoi, no? No, gli ho dovuto chiedere se era tutto a posto, tutto OK... E dato che è una persona educata, forse dopo una grattatina di zebedèi, mi ha risposto che sì, tutto bene, solo che sta traslocando e non ha ancora, nella nuova casa, l'ADSL. Fin si è salvato per il rotto della cuffia: trovo novità sul suo blog quasi quotidiane, ma si concede - giustamente - una pausa per il week end. Qualche tempo fa me la combina grossa: 5 giorni senza notizie! Avevo già impostato la letterina-tipo: come va? tutto OK? quando il reader mi salva dall'ennesima figuraccia: ha scritto! Alleluja! Ora sono in pensiero anche per Mauro, un melomane enciclopedico: niente dai primi di giugno! Qualcuno mi risponde anche in privato, e se mi dice che "è un periodo un po' così... spero di tornare presto...", scatta il rovello: cosa avrà? problemi di cuore? spero di no... è così caro!
Mi chiedo come farò a superare questo periodo di ferie (niente Internet sull'isoletta croata, e con il mobile mi ci vuole un mutuo...) senza avervi tutti sotto controllo. Senza sapere se è tutto OK, se va tutto bene... Domanda da un milione di dollari: blog-chioccia o rompiballe? Per fortuna posso lasciare questo "post post-datato", tipo assegno, e non leggere subito i vostri commenti al fulmicotone... Però, mi raccomando, andate piano...
"E io, senza dar risposta, me ne starò nascosta, un po' per celia e un po' per non morir...". Immaginava uno scherzo, un gioco da fare quando Pinkerton (bastard inside) fosse tornato, la povera Madama Butterfly. Così io, in questi giorni in cui c'è poco da ridere, e in trepida attesa di altre performanches del nostro governo (bastard inside), provo a strapparvi qualche mezzo sorriso, anche cannibalizzando blog altrui.
#1 - Per la serie: Emilio & Silvio for ever... (dal blog di Bleek)
#2 - ... sognare non costa nulla!
#3 - Uòlter pensa... ritiene... paventa... che ora... forse... il dialogo "sia compromesso"! (dal blog di Fabio)
#4 - ...e il cav. pacatamente, serenamente, replica...
#5 - Quelli che la storia 1 (Il nano su Alcide Cervi, 1875-1970)
#6 - Quelli che la storia 2 (Luca Luciani, direttore generale di Telecom per soli 844.000 euro/anno)
... e per chiudere... #7 - Pout pourri da standing ovation (da Antonio Vergara)