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giovedì 28 maggio 2009

Città vecchia e vecchia città

Ogni anno, ormai da vent'anni a questa parte, quando sono in vacanza sulla mia isoletta di fronte alla costa croata, mi ritaglio una giornata intera per visitare la Città Vecchia (Stari Grad) a Dubrovnik: traghetto alle 6 di mattina, arrivo al porto intorno alle 8, autobus e via...
Il giro che faccio è - molto probabilmente - sempre lo stesso, ma sembra nuovo ogni volta, perché - ogni volta - mi si svelano scorci inaspettati di una splendida Signora dell'Adriatico, frizzante e piena di vita; pullulante di giovani (turisti e non) che le infondono un fascino irresistibile.


Qualche anno fa sono tornata - dopo molto tempo - in un'altra città (questa in Italia) che ho nel cuore e sono andata in "Città Vecchia", ricercando i luoghi che conoscevo e che avevo vissuto: il caffé degli studenti, il Viale dello struscio e gli altri mille angoli che rammentavo pieni di vita, di giovani e di risate.
Non c'era più nulla: nonostante sia sede universitaria, quella mia amatissima città sta morendo. Conta circa 200 mila abitanti, la vecchia signora, ed ha una popolazione universitaria di 23 mila unità.
La mia splendida Città Vecchia si è ridotta al rango di una triste Vecchia Città.


L'Aquila ha una popolazione residente di circa
73 mila abitanti e gli studenti universitari dell'anno accademico 2008-2009 sono oltre 27.000, dei quali solo il 40% aquilani o - comunque - abruzzesi. Il restante 60% proviene dal resto d'Italia e dall'Estero (qui, al link "Ateneo in cifre" è possibile scaricare il .pdf del documento con i dati riportati). Nei giorni successivi al terremoto, navigando sul web, ho trovato anche un'informazione (che non riesco a rintracciare...) sulla fidelizzazione che l'Università de L'Aquila riesce ad ottenere dai propri studenti fuori sede: una percentuale altissima, forse la più alta di tutti gli altri atenei in Italia! Chi studia a L'Aquila, a L'Aquila si laurea: non è solo un passaggio casuale, è osmosi con la città, è vivere - in full immersion - la città.

Riporto un post di Enrico, un blogger aquilano, di qualche tempo fa: leggetelo e saprete quanto ai ragazzi manchi la città. E quanto mancherebbero - alla città - i ragazzi.
E rinnovo qui il mio invito a destinare il 5‰ all'Università de L'Aquila, perché non si trasformi, anche lei, in una vecchia città fantasma. È sufficiente, nell’apposito riquadro “Scelta del dichiarante per la destinazione del cinque per mille” dell’IRPEF, presente nel modello della dichiarazione dei redditi 2009, indicare per "Finanziamento della ricerca scientifica e della Università", inserendo il Codice Fiscale dell’Università degli Studi dell’Aquila che è questo:

01021630668.


Le info le ho ricavate dal sito dell'Ateneo. Ringrazio i bloggers che, passando di qua e condividendo la mia iniziativa, vorranno invitare i propri lettori a fare altrettanto.

giovedì 16 aprile 2009

Castigat ridendo mores

A volte ci sono post che non vorresti scrivere, perché comunque già in molti hanno scritto sull'argomento. E non vorresti scrivere anche perché - col nickname che oltretutto hai scelto - immagini il pensiero dei due-lettori-due: "... e ti pareva che non sarebbe stata in disaccordo...". Ma poi dici a te stessa "... ma chissenefrega, mica debbo omologarmi per forza! Mica debbo 'vendere' qualcosa e compiacere qualcuno!". E allora eccomi qua, pronta a ricevere pure mazzate sulla testa dai due-lettori-due. Faccio alcune doverose premesse.

Qualche settimana fa, nel clou della vicenda di Eluana Englaro,
Prefe - un bravissimo blogger che seguo con vero piacere e che possiede uno spiccatissimo sense of humor - annunciava l'uscita del nuovo ScaricaBile n° 9. La copertina non mi piaceva e glielo scrissi, motivando che mi pareva di cattivo gusto perché "... il dolore che è negli occhi di quell'uomo, Beppino Englaro, è solo suo. E nell'originale aveva in mano la foto di sua figlia. A mio avviso, non è sufficiente il fotomontaggio per farmelo dimenticare: utilizzare la strazio di quell'espressione (che sicuramente vedi anche tu) per un pamphlet satirico, per quanto di ottima fattura, non lo trovo corretto...". In replica, Prefe ha commentato: "... ovviamente non ho alcuna intenzione di convincerti a cambiare idea, è questione di sensibilità, gusti, estetica, morale e ideale personale. Avevo solo intenzione di condividere una mia considerazione a proposito, ma comprendo e rispetto la tua posizione".

E ancora: solo qualche giorno fa, il mio peggior amico (o miglior nemico?) blogger,
Gap, iniziava così un suo post: "È Pasqua, il primo commento che mi viene in mente è 'chi se ne frega', ma sarei irrispettoso verso chi crede" (la sottolineatura è mia, ndr).
Mi sono tornati in mente entrambi gli scritti, in questi giorni, a proposito della vicenda Vauro e delle sue vignette nell'ultima puntata di AnnoZero. Perché mi ha infastidito, all'epoca, la copertina dello ScaricaBile? Probabilmente... no, rectius, sicuramente perché faceva riferimento ad un evento in cui la morte l'ha fatta da padrona. E perché l'incipit di Gap mi ha tanto (positivamente) colpito? Perché un ateo dichiarato si ritraeva rispettosamente dinnanzi al sentimento di persone che danno un valore diverso alla Pasqua, che è - per i cristiani - il passaggio dalla morte alla vita per Cristo. Evidentemente, quando c'è di mezzo la morte, mi ritraggo psicologicamente in un angolo, e non riesco a sorridere.

Arrivo dunque a Vauro e alle vignette satiriche. Mi viene in aiuto - come al solito - il mio
dizionario etimologico. Cosa è la satira? "Una poesia motteggevole... nella quale si rappresentavano con arguzia e con amarezza passioni e pregiudizi, stoltezze e vizi degli uomini e si ponevano in ridicolo". Porre in ridicolo. Per suscitare il riso. La citazione del titolo è di Jean de Santeul, latinista francese del XVII secolo ed è la definizione della satira: l'arte di fustigare i costumi deridendoli, ridicolizzandoli. Dunque, suscitando il riso. Ma quando c'è la morte, quella vera, e il dolore e la disperazione sullo sfondo, io non riesco a ridere. E neanche a sorridere. Per quello stesso senso di rispetto verso gli altri cui Gap accennava nelle prime righe del suo post. E per quello che - credo - ha reso non incline al riso neanche il pubblico della puntata di AnnoZero: una semplice questione di rispetto.


giovedì 9 aprile 2009

Prendete carta e penna...

... perché inizio a dare i numeri.
Copio e incollo la lettera aperta del Rettore dell'Università de L'Aquila, Professor Ferdinando Di Orio pubblicata sul sito dell'Ateneo fortunosamente ripristinato:

"L’Università dell’Aquila piange le vittime dell’immane tragedia che ha colpito la sua Città ed è vicina a tutte le famiglie che hanno perso i loro figli nella stagione più bella della vita, dedicata allo studio e alla propria crescita culturale.
Anche per il rispetto dovuto a questo dolore, l’Università dell’Aquila riafferma la propria insopprimibile volontà a continuare nella sua missione di formazione e di ricerca per contribuire alla rinascita di una terra e di una popolazione così fortemente provate. L’Università dell’Aquila, pur in un momento così drammatico e difficile, invita i propri studenti a continuare a credere nell’istituzione accademica aquilana, che è ancora vitale e in grado di corrispondere alle loro attese di formazione professionale".

La Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI), ha aperto un apposito conto corrente per raccogliere contributi a favore dell'Università de L'Aquila che DEVE essere ricostruita e ridata alla città: le chiese possono aspettare. Ecco le coordinate:

Conto intestato a
Università Emergenza Terremoto

IBAN: IT 80 V 03226 03203 000500074995

Codice swift: UNCRIT2VRMY


E poi, dato che si avvicinano le scadenze per i pagamenti delle tasse,
donate il 5‰ all'Università degli Studi de L'Aquila
indicando il codice fiscale
01021630668.


Con una breve ricerca su Blogger, ho trovato il blog di uno studente universitario aquilano cui ho lasciato un messaggio di saluto: magari per farlo sentire meno solo, 'sto ragazzino... Vi lascio il link, se vi va di fargli visita. È Enrico, studente fuori sede: Soccer and the City. Se vi avanza il tempo, poi, leggetevi questo post - pubblicato il 1° aprile, e dunque ben prima del terremoto - su Protesta-ITC e rabbrividite! Per chiudere, senza aggiungere commenti personali, vi lascio altri 2 links che vi dirotteranno su pagine che potrei intitolare "Perché Miss Kappa parla di 1.000 morti?": leggete qui e qui, e poi sappiatemi dire.

Aggiornamento: si è deciso di dotare Anna (Miss Kappa) di un portatile nuovo. Sul post odierno di Daniele Verzetti il RockPoeta ci sono le istruzioni necessarie per chi volesse partecipare alla colletta. Grazie.