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giovedì 16 aprile 2009

Castigat ridendo mores

A volte ci sono post che non vorresti scrivere, perché comunque già in molti hanno scritto sull'argomento. E non vorresti scrivere anche perché - col nickname che oltretutto hai scelto - immagini il pensiero dei due-lettori-due: "... e ti pareva che non sarebbe stata in disaccordo...". Ma poi dici a te stessa "... ma chissenefrega, mica debbo omologarmi per forza! Mica debbo 'vendere' qualcosa e compiacere qualcuno!". E allora eccomi qua, pronta a ricevere pure mazzate sulla testa dai due-lettori-due. Faccio alcune doverose premesse.

Qualche settimana fa, nel clou della vicenda di Eluana Englaro,
Prefe - un bravissimo blogger che seguo con vero piacere e che possiede uno spiccatissimo sense of humor - annunciava l'uscita del nuovo ScaricaBile n° 9. La copertina non mi piaceva e glielo scrissi, motivando che mi pareva di cattivo gusto perché "... il dolore che è negli occhi di quell'uomo, Beppino Englaro, è solo suo. E nell'originale aveva in mano la foto di sua figlia. A mio avviso, non è sufficiente il fotomontaggio per farmelo dimenticare: utilizzare la strazio di quell'espressione (che sicuramente vedi anche tu) per un pamphlet satirico, per quanto di ottima fattura, non lo trovo corretto...". In replica, Prefe ha commentato: "... ovviamente non ho alcuna intenzione di convincerti a cambiare idea, è questione di sensibilità, gusti, estetica, morale e ideale personale. Avevo solo intenzione di condividere una mia considerazione a proposito, ma comprendo e rispetto la tua posizione".

E ancora: solo qualche giorno fa, il mio peggior amico (o miglior nemico?) blogger,
Gap, iniziava così un suo post: "È Pasqua, il primo commento che mi viene in mente è 'chi se ne frega', ma sarei irrispettoso verso chi crede" (la sottolineatura è mia, ndr).
Mi sono tornati in mente entrambi gli scritti, in questi giorni, a proposito della vicenda Vauro e delle sue vignette nell'ultima puntata di AnnoZero. Perché mi ha infastidito, all'epoca, la copertina dello ScaricaBile? Probabilmente... no, rectius, sicuramente perché faceva riferimento ad un evento in cui la morte l'ha fatta da padrona. E perché l'incipit di Gap mi ha tanto (positivamente) colpito? Perché un ateo dichiarato si ritraeva rispettosamente dinnanzi al sentimento di persone che danno un valore diverso alla Pasqua, che è - per i cristiani - il passaggio dalla morte alla vita per Cristo. Evidentemente, quando c'è di mezzo la morte, mi ritraggo psicologicamente in un angolo, e non riesco a sorridere.

Arrivo dunque a Vauro e alle vignette satiriche. Mi viene in aiuto - come al solito - il mio
dizionario etimologico. Cosa è la satira? "Una poesia motteggevole... nella quale si rappresentavano con arguzia e con amarezza passioni e pregiudizi, stoltezze e vizi degli uomini e si ponevano in ridicolo". Porre in ridicolo. Per suscitare il riso. La citazione del titolo è di Jean de Santeul, latinista francese del XVII secolo ed è la definizione della satira: l'arte di fustigare i costumi deridendoli, ridicolizzandoli. Dunque, suscitando il riso. Ma quando c'è la morte, quella vera, e il dolore e la disperazione sullo sfondo, io non riesco a ridere. E neanche a sorridere. Per quello stesso senso di rispetto verso gli altri cui Gap accennava nelle prime righe del suo post. E per quello che - credo - ha reso non incline al riso neanche il pubblico della puntata di AnnoZero: una semplice questione di rispetto.


giovedì 25 settembre 2008

I francesi mi sono antipatici, però...

... godetevi questa chicca!
Dal blog "Che dicono di noi", su segnalazione de "Il blog della Libertà"...