Visualizzazione post con etichetta Alemanno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Alemanno. Mostra tutti i post

giovedì 30 maggio 2013

Campidoglio al ballottaggio: mission impossible?
Gianni dei miracoli

Probabilmente Alemanno sa che ci vuole giusto un miracolo per recuperare i 12 punti che lo separano dall'avversario Ignazio Marino nella corsa al Campidoglio. Niente di più facile, a Roma, all'ombra "der cuppolone"! Manco ha fatto in tempo a esprimere il desidero che - tiè! beccate questa - il miracolo è avvenuto!

LINK


LINK
Sento dire da molti - dopo l'elezione di Francesco al soglio pontificio - che "ora la chiesa cambierà e ci sarà finalmente aria nuova". Una sega! Stanno mobilitando - come nella mai morta prima repubblica - "bacherozzi e pinguine" (per i non romani: preti e monache) per difendere e salvare la città eterna dal diavolaccio laico: "Le parrocchie, i sacerdoti e persino le suore sono chiamate a svolgere un ruolo di protezione".

E non solo a Roma. Qui sotto - ridimensionata - la prima pagina di "Avvenire" di oggi: la chiamano "la svolta pro-famiglia" e arriva dal cattolicissimo veneto leghista. Prepariamoci a tempi duri. Anzi, durissimi.

LINK

mercoledì 29 maggio 2013

Difesa d'ufficio
Il non-romano

Non ho più la residenza a Roma, per cui - da cittadina - il problema dell'elezione del Sindaco della capitale, non mi tocca. Ma ci sono cose che, davvero, mi stanno dando un fastidio estremo in questa competizione e mi debbo sfogare. La prendo alla lontana. Roma è indubbiamente una città magnifica e unica.

Ma i romani... non me ne vogliano, ma la loro alterigia, il loro orgoglio nostalgico di "cives romani", di quelli "romani de sette generazzioni" (con due "z"), di "Roma caput mundi" mi ha francamente scassato. È o no una sorta di razzismo genealogico? "Io so' io, e voi nun sete un cazzo", per dirla col Marchese del Grillo.

E torno al punto.
Ignazio Marino è nato a Genova (come me...), ma dall'età di 14 anni vive a Roma: quindi a Roma fa gli studi superiori e si laurea in medicina. Ma - ed è buffo che tra gli altri glielo rinfacci anche il suo avversario Alemanno che è nato a Bari - "...si vede che non è di Roma!": questo lo dice pure Goffredo Bettini, la "panza" della sinistra romana.
Da cosa "si vede"? Perché parla correttamente senza dire "aho!", "ma che stai a di'?" e "li mortacci tua"?

Molti sindaci di Roma non erano romani: Giulio Argan era di Torino, Luigi Petroselli di Viterbo (i romani de' Roma lo definirebbero "un burino"...), Ugo Vetere di Reggio Calabria, Nicola Signorello era pure lui calabrese, Franco Carraro di Padova.
Oltre a questa enorme pecca, Ignazio Marino ne ha un'altra: "...è che si occupa di politica dal 2006 ma non si è mai occupato di Roma, non conosce la città e non ne conosce i problemi. È un estraneo per Roma" (Alemanno dixit). Giuliano Pisapia, Sindaco di Milano, che ha il gradimento del 61,2% dei suoi cittadini, ha fatto l'avvocato sino al giorno prima di entrare a Palazzo Marino. Michele Emiliano, Sindaco di Bari, è stato magistrato sino alla sua candidatura alla guida della città.

Ma veniamo al "... non conosce la città e non ne conosce i problemi" (sempre Alemanno cit.).
Ogni "cittadino romano" - anche se di serie B come Marino e me - conosce i problemi della propria città. Da "cittadino", certo, e magari non da "politico".
Dovremmo allora modificare la legge elettorale per l'elezione dei Sindaci e adottare quella che piace alla Lega: e cioè che i candidati alla guida delle città dovrebbero avere un curriculum di esperienza sul territorio. Dovrebbero aver ricoperto cariche come consiglieri circoscrizionali, prima, e comunali poi. Magari diventando assessori, presidenti di giunta e via via sù, sino al soglio comunale! Quanti, dei sindaci in carica nelle grandi città metropolitane, hanno fatto questo "cursus honorum"? Credo davvero pochi.

Per finire, solo due parole sull'efficacia del pragmatismo di Ignazio Marino, che si traduce in mi rendo conto che c'è un problema e mi ingegno per trovare una soluzione. Nel 1904, data in cui venne istituito il "ricovero coattivo all'interno dei manicomi", la carcerazione di malati di mente (e sottolineo "malati"...) ha avuto un'unica modifica, che è del 1975, sostituendo i manicomi criminali con gli O.P.G., Ospedali Psichiatrici Giudiziari, che hanno cambiato sì il "nome", ma sono rimasti strutture di poco lontane dai limiti della tortura (come denunciato anche dal Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa). Ebbene, c'è voluto il non-romano Ignazio Marino, in qualità di Presidente della Commissione d'inchiesta sul Servizio Sanitario Nazionale, perché quell'orrore cessasse.

Lui, l'alieno, il suo dovere l'ha fatto, e bene. Ora spetta ai politici - nello specifico alle Regioni - attuare la norma: ma loro, i politici regionali, che "conoscono i problemi", "che vivono sul territorio", "che hanno il polso della situazione", e magari sono "romani de' Roma", lo faranno? Forse.

mercoledì 17 giugno 2009

Come Ponzio Pilato?

È iniziato ieri - avanti la VI Sezione Penale del Tribunale di Roma - il processo a Don Ruggero Conti, ex parroco della Chiesa della Natività di Maria Santissima, accusato di abusi sessuali su almeno 7 minorenni tra il 1998 e il 2008: alcuni bimbi avevano meno di 14 anni. Si dirà che (purtroppo) questa non è una notizia inusuale e chissà quanti processi - in questi giorni - si stanno tenendo per lo stesso orrendo crimine. È vero.

Ma in questo procedimento c'è (ma in realtà, non c'è), un "protagonista" illustre: il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno.

Ha suscitato scalpore e (giustificato) consenso la notizia, a gennaio scorso, della determinazione del Primo Cittadino di costituirsi parte civile nel processo dello "stupro di Capodanno" ai danni di una giovane donna. Ci si attendeva che assumesse, anche in questo, la stessa posizione. Invece no, nonostante - in apertura di udienza - Alemanno abbia dichiarato che il Comune si è costituito parte civile. Ma un documento, allegato al fascicolo processuale, lo smentisce.

In esso si fa riferimento alla "costituzione di parte civile", cui il Comune non ha aderito, del Sig. Mario Staderini, un "quisque de populo", un cittadino qualunque che fa sentire la voce di Mamma Roma che si leva alta contro la bestia che ha abusato dei propri figli. Che Mario Staderini faccia parte della Direzione Radicale è assolutamente ininfluente, ma la dice lunga sull'alto senso civico di questo partito, che ancora non capisco cosa ci stia a fare insieme al PD... Ma torniamo a bomba.
La lettera porta la firma autenticata del Sindaco, è datata 4 giugno, è stata depositata in cancelleria l'11 giugno e in essa si fa riferimento ad una "Determinazione Dirigenziale" del XVII Dipartimento del 27 maggio scorso (n° 118) che avrebbe già deliberato sul punto ed alla quale il Sindaco intende adeguarsi.

Be', lo cercata, 'sta determinazione, tanto per vedere chi firmava:
da pag. 181 a pag. 184 dovrebbero esserci tutte le determinazioni del XVII Dipartimento, ma si fermano al 31 dicembre 2008. Morale: o ho cercato male, o il sito non è aggiornato, o non c'è. E comunque, stando a questi dati, la lettera di Alemanno (4 giugno) sarebbe successiva alla DD (27 maggio), in un certo senso superandola (e avallandola) con il placet scritto di proprio pugno. Ora Alemanno fa la voce grossa e annuncia un'indagine interna, con le solite teste che cadranno (prima vittima Rita Campilli, l'estensore della determinazione).
Come per dire
"m'hanno fregato!".

Certo è che la circostanza che Don Conti sia stato il garante di Alemanno per le politiche della famiglia e delle periferie in campagna elettorale, come afferma Repubblica, avrebbe dovuto indurre il Sindaco a stare con 100 occhi ben spalancati sulla vicenda, ed in prima persona, senza delegare a burocrati la gestione degli atti dovuti - anche se non graditi - come la costituzione di parte civile.
Allo stato dei fatti, però, ho solo un dejà vu: qualche potente che si lava le mani in una bacinella d'acqua che immagino già sudicia.

domenica 28 dicembre 2008

Pineta di Castelfusano
Benvenuti all'inferno

L'ingresso della pineta di Castelfusano in una foto d'epoca
Amo Ostia da sempre: da prima che ci venissi ad abitare, solo 15 anni fa. È stato amore a prima vista. La mia famiglia, seguendo gli innumerevoli spostamenti di papà - pilota militare assegnato all'aeroporto di Ciampino - lo ha seguito a Roma. Nella Capitale. Nella Città Eterna. Che non ho mai amato né sentito mia. Non so cosa esattamente mi mancasse: sicuramente il mare. E quando, in una delle prime gite fuori porta, papà ci ha portato a Ostia, è stato un colpo di fulmine: decisi allora che ci avrei vissuto. E il destino volle che così fosse. Ostia è un'isola felice, con un polmone verde alle spalle, la Pineta di Castel Fusano, e - di fronte - il mare. Ostia non è un comune del circondario romano, ma solo un quartiere di Roma. Ma è lontana - come mentalità, come modus vivendi - mille anni luce dal centro città. Qui, si ha l'impressione che la gente sia sempre in ferie: per strada ci si sorride anche se non ci si conosce; qui non si cammina frettolosamente, ma si passeggia, anche se si deve andare a fare la spesa.

Come tutta l'Italia - o, forse, dovrei dire come tutto il mondo - anche Ostia è cambiata in questi ultimi anni. Una volta - è vero - c'era una miscellanea di dialetti, che potevi sentire mentre passeggiavi sul lungomare: molti del nord dell'Italia. Chissà, forse figli e nipoti di quegli eroici abitanti di Romagna che - unici - sapevano come trattare le paludi e che bonificarono tutta questa zona acquitrinosa per far nascere la mia città. Ora senti molte lingue diverse e il melting pot linguistico e razziale è eccezonalmente diversificato: all'inizio furono soprattutto gli europei dell'est ad approdare qui. Poi fu la volta dei nordafricani, che colorarono le strade con il loro abbigliamento dalle tinte sgargianti e i volti dei bimbi dell'asilo e delle elementari: ora è facile - ed emozionante - vedere una bella mamma ucraina e un bel papà senegalese che portano a scuola il frutto del loro amore senza alcun confine, un frugolo dagli ispidi capelli neri con gli occhi azzurro cielo.
Poi vennero i rumeni. Ne ho conosciuti moltissimi: l'ultima badante di papà era rumena e lo ha accudito con lo stesso amore e con la stessa dedizione che avrebbe riservato al proprio padre.

Non voglio nascondermi dietro un buonismo che non è mio: insieme a tantissime splendide persone - di qualunque etnìa siano - arrivano anche delinquenti. Tanti quanti ne potrebbero arrivare dal Piemonte, dal Veneto o dalla Sicilia. Ma ne arrivano. E costoro - qualunque ne sia la provenienza - debbono sbarcare il lunario, che non è fatto di lavori onesti, ma di proventi da reati. I non comunitari appartenenti a quest'ultima categoria, oltre tutto, hanno un problema in più: sono clandestini e debbono nascondersi. Niente di più comodo, per la bisogna, della pineta di Castelfusano. Da sempre, chi vive a Ostia, sa che le pineta è abitata: non da folletti o fate, ma da persone che vivono in baracche di plastica e cartone; o che le utilizzano per gli scopi più diversi. Ci sono le baracche delle prostitute che rimorchiano i clienti magari sulla Cristoforo Colombo e offrono il servizio nella baracca-casino. Poi ci sono i dispensatori di morte, che - nella propria baracca-spaccio - provvedono a offrire polveri magiche o pastiglie della felicità ai drogati che ne fanno richiesta. Ci sono anche i ladri che nelle baracche-magazzino stipano il frutto dei furti commessi in attesa di poterlo smerciare quando sia meno scottante.

E poi c'è la povera gente, quella povera davvero: come la mamma e il bimbo rumeni morti nel rogo della loro baracca il giorno di Santo Stefano. Non erano clandestini, perché dal 1° gennaio di quest'anno erano diventati - a pieno titolo - cittadini d'Europa. Erano solo povera gente, spinta dal freddo ad accendere un pericoloso fuoco di legna e sterpi, e ad alimentarlo con dell'alcool. E tragedia fu. Questa è la cronaca nera dell'evento.
La cronaca politica è altro. Il mio amico Gap, in un post pubblicato oggi, riporta anche lui questa notizia. Aggiunge anche un commento del sindaco Alemanno, che definisce l'evento "una tragedia terribile che nasce dalla piaga degli accampamenti abusivi...". E il link l'ho trovato e l'ho dato sopra. Ma aggiunge, il mio amico Gap, che Alemanno avrebbe anche affermato che il rogo è stato determinato anche "dal rozzo modo che usano queste persone per riscaldarsi". Be', ho cercato sul web fonti su questa (presunta) affermazione del primo cittadino, e ho trovato solo questo, sul blog di Gennaro Carotenuto: ma nessun link. Ho anche ascoltato il video che vi ripropongo qui sotto, e non ho sentito alcuna affermazione al riguardo.



Lungi da me l'intento di assumere la difesa d'ufficio di Alemanno, che - per molti versi - non mi piace. E che - se avesse pronunciato una frase tanto becera quale quella riportata da Gap - meriterebbe la palma, lui sì, del più rozzo tra i sindaci che abbiamo avuto la sventura di avere. Ma - precisazioni, correzioni e smentite a parte - vale la pena di ricordare che Roma (e quindi la mia Ostia) ha subìto - non mi viene un'altra parola - otto anni del verde Rutelli sindaco (verde!!), e altri otto anni di Uòlter sindaco che, a un anno di distanza dal rogo che devastò 330 ettari di splendida pineta (quasi un terzo!), affermò con orgoglio: "La pineta rinascerà". E a chi gli contestava il fatto che nella pineta ci fossero ancora baraccopoli, l'ardimentoso replicava "...di avere allertato questura e prefettura: ci saranno più controlli...": l'articolo è qui, e correva l'anno 2001.
Piango con il mio amico Gap la sorte della mamma e del piccolo: ma se - e sottolineo se - il sindaco quella frase non l'avesse pronunciata, sarebbe forse il caso di domandarsi come e perché si sia arrivati a tanto, nell'abulico totale disinteresse di 16 anni di amministrazioni verdi, impegnate, progressite, tutte-per-il-sociale, e via discorrendo. Ma, per onestà intellettuale - almeno una volta - non scarichiamo la croce addosso all'ultimo venuto, assolvendo i suoi predecessori solo perché ci sono un po' (poco...) più simpatici.

martedì 29 aprile 2008

Quelli che la politica...

...la capiscono.


"Ciao 'Na'... è bbona 'sta lattuga? è fresca?"
"Sora Lucia come state? sì sì... è fresca fresca..."
"Che c'avete, Nando, state male?"
"No, nun me pare... però... manco stò tanto bbene..."
"Diteme... si vve posso aiutà..."
"No, grazzie... è per le elezzioni, sapete..."
"Daje! Ecchene n'antro! Puro mi' marito, c'ha 'na faccia!
E che volete fa'? 'Na vorta se vince, e n'antra vorta se perde..."

"Er probblema, sora Lucia, è che io avressi vinto...
Ho votato Alemanno..."

"Ma che me state a ddi'? Voi... Alemanno?
Ma si avete sempre votato a sinistra! E 'mò, tutt'an botto...?"

"... però alla Provincia ho votato Zingaretti, sapete?"
"... sì, sì, pure noi... er fratello del commissario Montalbano...
lo sapevate? C'ha 'na bella faccia...
Soride... me sà che deve esse' 'na persona onesta..."

"...ecco, sora Lucia... è proprio questo er probblema! La faccia!
Quell'artro, Rutelli, vojo di'...c'ha 'na faccia che... mbe'...
nun me piace pe' gnente! nun gliel'ho fatta a daje er voto..."

"E che faccia c'ha Rutelli?
A me me pare che c'ha 'na faccetta caruccia...
Sempre sbarbato, quei capellucci tutti ordinati,
puro se c'è vento...
Me sà che se mette la lacca, voi che dite?"

"Ma che ne sò? Pò esse'... è per questo, capite... tutto fighetto...
Co' li vestiti griggi,
che pare sempre ch'è stato a 'na communione...
E che pe' sbajo poi se trova a fa' 'n comizzio..."

"Mbe'... c'avete raggione... certo che Vertroni,
'n'antro mejo ce lo poteva puro dà...
'A Na'... ve devo di' 'na cosa... puro noi... ecco..."

"Sora Luci', nun me lo dite!
Puro voi e vostro marito, er sor Oreste...
Puro voi... Alemanno?"

"Sì Nando, puro noi!
E pensate che Oreste, quanno che semo ritornati,
c'aveva er groppo 'n gola, c'aveva...
ma manco lui je l'ha fatta a vota' Rutelli...
Dice pure... ma sapete quant'è maligno quer fijo de 'na mignotta
(sarvando mi' socera, eh? ch'era tanto bbrava...),
dice pure che... 'nsomma... je puzza... come "omo"...."

"Ecco, lo vedete? Per me è l'istesso! Ma dico io!
N'antro, possibbile che nun ce stava?
Stò 'ncazzato nero, sora Luci'... uno co' 'na faccia mejo...
Uno come se vedeno tutti li ggiorni pe' strada...
No come quelli de la pubblicità de li profumi!
Uno de noi, 'nsomma, cazzarola!"

"E che volete fa', sor Nando?
Se vede che Vertroni je l'aveva promesso...
Che nun je poteva di' de no...
e noi, poracci, se la semo presa 'n quer posto...
Va bbe', speramo che n'antra vorta ce pensano mejo..."

"Davero, speramo che ce pensano...
che dicevate della lattuga? è bbona, sapete?
E anzi, sora Luci', m'avete rimesso ar monno,
co' 'sta chiacchierata...
E allora, pijatevela aggratisse, la lattuga! Oggi offre Nando!"

E chi volesse leggere un'altra opinione prestigiosa, purtroppo non in vernacolo, la può trovare qui.


View blog reactions