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domenica 19 giugno 2011

Parafrasando JFK
Song' 'e Napule, paisa'!

Il suo "Ich bin ein Berliner" è giustamente passato alla storia come uno dei momenti più alti ed entusiasmanti di affinità elettiva, di sentire condiviso e di sostegno morale . Oggi - e lo dico con tutto il cuore - io mi sento orgogliosamente una napoletana verace e non immaginate quanto vorrei esserlo davvero. Prescindendo dalle mie simpatie per il neo sindaco, e consapevole che la sua elezione sia stata in gran parte resa possibile dal desiderio spasmodico dei napoletani di cambiare marcia (della serie: "Le abbiamo provate tutte... Proviamo pure questa..."), credo che l'uomo non debba essere lasciato da solo a risolvere il problema - ai limiti dell'emergenza sanitaria - della munnezza.

Dopo la vigliaccata del Governo (
Lega delimortaccisua in testa...) che ha impedito l'approvazione del Decreto che consentisse lo spostamento dei rifiuti fuori regione e dopo le parole di quel gran pezzo di Salvini che ha detto che il nord non accetterà più neanche un sacchetto di spazzatura campana, penso che - con uno scatto d'orgoglio di Terronia che so per certo che i napoletani siano in grado di fare - propongo un "fai-da-te".

Se fossi napoletana andrei in strada, caricherei in macchina un bel po' di sacchetti di munnezza (ho un SUV, Punzy, con un bagagliaio enorme... ma 'stavolta ci fa comodo, no?) e me ne andrei fuoriporta a scaricarlo in cassonetti fuori del comune di Napoli. E farei proselitismo tra gli amici, i conoscenti, gli sconosciuti, i turisti dei pullman e senza pullman, i pellegrini in visita al santuario di San Gennaro, perché pure loro ci aiutino ad esportare un po' di rifiuti. Che fai? Mi fermi? Mi chiedi la carta d'identità o il certificato di residenza? Va' a cagare... questa monnezza è mia e ho dimenticato di scaricarla stamattina!

E se fossi un blogger napoletano lancerei una campagna sul web perché si mobilitino tutti i volontari, così come abbiamo fatto nel lontano 1966 (con il telefono...) in occasione dell'alluvione di Firenze in cui la città è stata salvata dagli "Angeli del Fango" che da tutto il mondo giunsero in città per aiutare nell'emergenza. Perché non mobilitare gli "Angeli della Munnezza"? Cazzo... ho fatto pure il manifesto! Ecco. Se fossi a Napoli questo farei.

E farei vedere ai fottutissimi leghisti che siamo in grado, come e più di loro, di rimboccarci le maniche; che non siamo i pezzentoni di cui cianciano tra un got de vin e un altro; che non hanno loro l'esclusiva capacità di saper prendere il toro per le corna e risolvere i problemi. E se fossi il sindaco di Napoli chiederei al Presidente della Regione, che
ha ben replicato a quell'altra faccia di tolla di Calderoli, di fare un bel censimento delle aziende campane che smaltiscono i rifiuti padani (non urbani!) e imporrei un bel do ut des (non è questa la formula politically correct per parlare di ricatto? E 'sti cazzi!): "O ti fai carico di un bel po' di munnezza urbana di Napoli o ti mando i NAS a verificare cosa cazzo stai smaltendo di nordico e ti faccio restare i Carabinieri in azienda per 6 mesi? Ci stai?" Scommettiano che si risolve il problema?

Nel 1995 l'UNESCO ha annoverato Napoli Patrimonio dell'umanità con questa motivazione: "Si tratta di una delle più antiche città d'Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. I tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici storici caratterizzanti epoche diverse conferiscono al sito un valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell'Europa e al di là dei confini di questa". Non aggiungo altro, se non... vi va una gita in macchina a Napoli?
Sono gradite le autovetture con bagliaio ampio...

martedì 17 maggio 2011

Vico Equense
e la pizza a metro

Oltre 80 anni fa Luigi Dell'Amura, detto Gigino 'o' zuzzuso, operò una sorta di sgarro alla consolidata tradizione napoletana della pizza (quella che pretende quegli ingredienti, quelle farine e quella forma rotonda) inventando la "pizza al metro": la forma allungata e con parti dedicate a gusti diversi. Le origini della nascita sono controverse. C'è chi vuole che - trasformando il proprio forno di Vico Equense in una pizzeria - volesse semplicemente riuscire ad accontentare una intera tavolata di avventori senza dover assistere poi al classico "mi fai assaggiare un pezzetto della tua?". Altri sostiene invece che - e questa versione è molto più suggestiva - dovendo Gigino panificare nottetempo ed avendo la necessità di sfamare 7 figli e il personale del forno, preparasse per tutti un'unica pizza, guarnendola con quello che di buono c'era.

Chissà che scandalo all'epoca! Ora, qualunque pizzeria che voglia darsi un po' di arie - sul proprio menu - deve inserire la "pizza alla pala" che, ovviamente, non raggiunge le dimensioni di quella di Gigino, ma ne è comunque una degna discendente.
I napoletani sono fantastici: estrosi, creativi e geniali. Quale città - nel mondo intero - può vantare una tradizione canora dialettale che stia alla pari con quella napoletana, che ha esportato il proprio animo - in musica - in tutto il mondo? E forse sono il popolo più anticonformista del variegato microcosmo delle nostre regionalità: non hanno paura - checchè se ne dica - di andare controcorrente. Gigino 'o zuzzuso docet.

Lo hanno dimostrato anche in queste ultime consultazioni elettorali. La sinistra ha fatto scempio per anni dell'amministrazione cittadina con il duo Bassolino/Jervolino e per questo mr. B. era certo di vincere al primo turno, visto che Gianni Lettieri, il suo uomo - imprenditore sponsorizzato anche da Nicola Cosentino - si presentava con il supporto 11 liste e oltre 100 candidati gregari ("impresentabili", li definisce Terra) e invece dovrà galoppare ancora per due settimane, visto il deludente risultato (38,52%). Il PD, dopo il casino delle primarie e dei cinesi ha presentato un ultra anonimo prefetto, Morcone, che ha racimolato uno scamuffo 19,15% e Raimondo Pasquino (Terzo Polo) un decoroso 9,74%. Clamoroso - nel senso che ha suscitato clamore - è il risultato di De Magistris e del suo 27,52%, superiore al voto delle liste che supportavano.

Ora, io non sono un analista politico, ma non capisco la "meraviglia": parlando tra amici, qui a Roma, di diversissimi orientamenti politici, in molti - se avessero votato a Napoli - avrebbero dato il voto a De Magistris. E non perché è un "forcaiolo e demagogo", come afferma Lettieri (invece mr B. non fa demagogia quando assicura che a Napoli non verranno abbattute le case abusive??? ma va' da' via il cul!!!). Ma perché quella splendida città è sommersa dai rifiuti e sulla munnezza la camorra ci fa i soldi. Perché - insieme alla Sicilia - la Campania è la regione che non utilizza i fondi europei, o li spende a membro di segugio, arrampicandosi poi sugli specchi per giustificarsi, come per il concerto di Elton John a Napoli per il quale furono impegnati 600 mila euro di fondi UE. E la sfilza delle corruzioni e delle malversazioni è infinita.

L'obiezione è: ma allora vuoi un Sindaco sceriffo! Embe'?? Se la gran parte dei miei guai hanno quale comune denominatore comportamenti criminali, certo che lo voglio! E se il mio Sindaco ha anche l'acume che gli viene dal suo retroterra culturale e professionale per capire - tra le carte - dove sta l'inghippo e porvi rimedio, ancora meglio! Non si tratta di giustizialismo, ma di legalitarismo puro e semplice. Raimondo Pasquino, Terzo Polo, all'indomani dei risultati elettorali, ha reso l'onore delle armi a De Magistris: "Per Lettieri 3/30esimi come quando si dà una bocciatura. A De Magistris un 28 tranquillo. Uno che prende undici punti in più dei voti dei partiti che l'hanno appoggiato, uno che prende il 16% come lista quando di partenza ne aveva 10 può prendere meno di 28? È uno che ha portato una tesi di laurea".

Questo riconoscimento mi fa sperare che - così come auspica per Milano Massimo Cacciari - i terzopolisti non facciano orecchie da mercante né gli schizzinosi. Senza motivo, peraltro. Che dunque appoggino De Magistris, senza "se" e senza "ma". E che lo stesso faccia la sinistra (tutta). Magari così a Napoli potrà festeggiarsi un Consiglio comunale "a metro", fatto - come diceva Gigino 'o zuzzuso - con quel che di buono è rimasto. Per tornare all'ognun per sé e alle pizze tonde c'è tempo.
Ma dopo. Soltanto dopo.

Post dedicato a Gap: lui sa il perché...

giovedì 12 giugno 2008

Aiuto!
Arrivano gli Angeli della Monnezza

Il 4 novembre 1966, dopo un'eccezionale ondata di maltempo che aveva colpito gran parte dell'Italia, il fiume Arno ruppe gli argini, e Firenze venne sommersa da acqua e fango. A quei tempi ero al liceo: qualche giorno dopo, molti dei ragazzi più grandi, chi con il treno, chi con autobus, chi con altri mezzi di fortuna, partirono alla volta della città, unendosi ad altri volontari accorsi da tutto il mondo, per dare una mano ai soccorritori e cercare di salvare il salvabile di quell'immenso patrimonio culturale che stava inesorabilmente marcendo sott'acqua.

Tornarono dopo due o tre giorni, con i lucciconi agli occhi e le spalle curve e, in una sorta di conferenza in palestra, riferirono che erano stati rimandati indietro. Pur apprezzando l'impegno e la loro "voglia di fare qualcosa", i coordinatori dell'emergenza dissero che erano già al completo. Che di volontari ce n'erano già a sufficienza, e che - con l'arrivo di altri - si stava creando un problema sul problema: la loro gestione. Il che, in soldoni, stava a significare doverli alloggiare, sfamare, trovare parcheggio per le loro auto, approntare altri servizi igienici...

Eravamo tutti ragazzini, dai 14 ai 18 anni: ma nonostante l'età, nonostante il groppo in gola perché nessuno di noi poteva "essere lì", quel discorso non faceva una grinza. Qualche sera più tardi, il telegiornale lanciò un appello affinché nessuno più si mettesse in viaggio alla volta di Firenze: erano full. A distanza di oltre 40 anni, rimane ancora il rammarico di non essere stato tra quegli "Angeli del Fango", come romanticamente li definì Giovanni Grazzini, del Corriere della Sera: ma va bene lo stesso. Era stata fatta, non facendo, la cosa giusta. Ma se in presenza di una catastrofe naturale l'intervento dei volontari è spesso non solo gradito, ma ancor più impagabile, come fu nel caso dell'alluvione di Firenze, è assurdo che siano chiamati a dare soluzioni alle debacle della pubblica amministrazione: volontari per riordinare i faldoni ammucchiati nei corridoi dei tribunali? O per riclassificare gli atti notarili e di proprietà negli uffici catastali, giunti al collasso?

È di ieri la nuova sortita di Berlusconi per risolvere il problema rifiuti a Napoli: volontari da tutta l'Italia. Parola; ho la mano sul cuore e le dita incrociate; dico anche "giurìn giurello"; grido anche "che-me-possino-cecà" e pongo una domanda senza il ben che minimo intento ironico: ma lui, pensa prima di parlare, o no?

Volontari da tutta Italia???
Come ci arrivano, a Napoli? In macchina? Con pullmann turistici? E dove parcheggiano i mezzi? Qui, ci vorrebbe la consulenza di Fabio, che in quella martoriata e splendida città vive, per illuminarci sul problema viabilità. E poi, che fanno? Raccolgono i sacchi dei rifiuti e li caricano in auto o sul bus, e li portano... dove? A Chiaiano? In qualche altra discarica già presidiata da manifestanti e forze dell'ordine?
Oppure li "smistano" al rientro a casa? Un po' a Roma, un po' a Firenze, un po' a Bari... E nel frattempo, che fanno gli 11.700 netturbini impiegati in Campania, che ci si è ben guardati dal dirottare sul distretto napoletano
; e i 1.100 spazzini (pardon, operatori ecologici...) pagati a Napoli per non far nulla? Guarderanno? Daranno direttive?

Più si va avanti, e più il nano di Arcore mi ricorda qualcuno: demagogo, parolaio, l'uomo della provvidenza e delle adunate oceaniche!
Piercing alla Patria (cioè, no, a Napoli)! Spezzeremo le reni alla monnezza!
Spero che per liberarci di lui non ci sia di nuovo bisogno degli americani: oggi a Roma ne abbiamo già uno. Ci basta e avanza.

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giovedì 1 maggio 2008

Napule è...

La sera, dopo cena, in attesa dei miei amati cadaveri e delle autopsie su FoxCrime - il top per indurre un sonno ristoratore - guardo Striscia. Ieri è andato in onda un servizio su alcuni medici di base di Napoli che esponevano, all'ingresso del proprio studio, un cartello con la scritta: "Alla porta, 1 euro", con ciò intendendo che i pazienti dovevano lasciare l'obolo alla segretaria per essere visitati. Scandalo ripreso con la telecamera. Medico che cade dalle nuvole: "Non sapevo niente!" Cartello rimosso. Fine del servizio. E io, che mi ritrovo inconsapevolmente a formulare un pensiero: "Ecchecavolo! 'sti napoletani!"

Ma che cavolo io, mi dico subito dopo! Quanti servizi di Striscia hanno denunciato falsi dentisti, o sedicenti medici marpioni che curavano il cancro col pendolino ed erano tutti del Nord? Perché, allora, quella considerazione? Me ne viene in mente un'altra. L'anno scorso mi hanno rubato la macchina, con tanto di satellitare installato. L'avevo assicurata contro il furto con una Compagnia convenzionata con il servizio, pagando il premio meno della metà. Quando ho dovuto preparare tutti i documenti per il risarcimento, mi sono accorta che l'ufficio sinistri che mi avrebbe dovuto liquidare aveva sede a Napoli. E ho cominciato a sudare freddo: i miei soldi non li avrei mai rivisti... Ho inviato il tutto a Napoli e... dopo 10 giorni mi spediscono l'assegno! Perché mi è sembrato tanto anomalo? Perché me ne sono meravigliata tanto? Perché... Napule è?

E
ppure con Napoli, e i napoletani, ho un rapporto d'amore del tutto speciale.
La prima cotta, quella che ti prendeva alla pancia e ti faceva sentire strana, l'ho presa per un bellissimo ragazzo di Napoli, Massimo M.: io avevo 15 anni e lui 19. E non mi si filava di pezza... Ero una gnappetta di un metro e cinquantacinque (ma poi sono cresciuta di altri 5 centimetri, eh...), piatta sul davanti e sul didietro come una tavola da stiro, e a lui piaceva invece una stangona di 18 anni, 1 metro e settanta, con due poppe e un sedere da sballo, e due gambe lunghe che... vabbe', stendiamo un velo pietoso... E poi all'Università: Napoli e le sue canzoni.

C
'era un esame che volevo sostenere, Storia delle Tradizioni Popolari, per il quale volevo sviluppare una mia tesi: che le canzoni napoletane, quelle che conosciamo e cantiamo, sino a Tammurriata nera, potessero rientrare in quella tradizione popolare (nonostante la caratteristica dei canti popolari sia, per definizione, l'anonimato dell'autore e la loro trasmissione orale). Mission impossible! Il professore però era interessato, ma mi propose un do ut des: dovevo inserire l'esame come biennale nel piano di studi, anche se di solito, considerato un esame facile, lo si infilava nel mucchio tanto per rimpinguarlo. Affare fatto!
Al primo esame, 30 e al secondo, con lo sviluppo della tesina indimostrabile, 30 e lode! E per mesi mi sono fatta coccolare dalla musica, dalle parole e dalle suggestioni di quelle canzoni: le cantavo in macchina a squarciagola, sovrastando con le mie stecche sia il concerto live di Massimo Ranieri al Sistina, che la collezione Napoletana, dell'inarrivabile Roberto Murolo, dieci 33 giri,
duplicati in cassetta.

Q
ualche anno dopo, ancora Napoli e i napoletani: single, facevo campeggio in tenda e da sola al Lido di Fondi, tra Terracina e Sperlonga. Tazzone di latte e caffè la mattina, poi in spiaggia, dalle 9 alle 7 di sera quando, rientrata alla magione, mi strafogavo 2 etti e mezzo di cannolicchi Barilla al pomodoro e basilico da mangiare col cucchiaio. Ero una lucertola: unica deroga, il bicchiere di granita alla menta di Ciro, napoletano, che passava sulla battigia col suo carrettino del ghiaccio e degli sciroppi verso le 2 del pomeriggio. Se dormivo, faceva una buchetta vicino al mio asciugamano e me lo laciava in fresco: avrei pagato al suo ritorno, o il giorno dopo...


E
al campeggio c'era anche Anna, napoletana: mega-tenda con veranda, frigorifero, fornello a 6 fuochi, l'amaca, e chi più ne ha più ne metta! Per suo marito e i due figli, iniziava a cucinare alle 8 di mattina: e io, mentre bevevo il cappuccio, sentivo nelle narici il profumo delle sue grigliate e dei suoi sughi...

Non ha resistito più di tre giorni, Anna: "Signuri', si avite famm', ve lo dongh'i', o' mangiare! Ve facite male, accussì! Nun è bbuono 'stò diggiuno!" Valle a spiegare che stavo benissimo così, e che non avevo desiderio di mangiare... Fatica sprecata. Spesso, la sera, al mio rientro in tenda, trovavo sul mio traballante tavolino un piatto, accuratamente riparato da una pellicola trasparente, pieno delle sue melanzane o dei peperoni grigliati cui aggiungeva, a freddo, olio, basilico e spicchi d'aglio spaccati! Erano coccole, e non un banale ristoro per il mio stomaco vuoto!

M
i domando allora, a distanza di secoli, perché, se Napoli e i napoletani per me furono (e sono ancora) tutto questo, perché - porca vacca! - me ne sono uscita in quel modo? Assuefazione imbecille e passiva del mio cervello alla ricezione di input esterni? Forse. La mia mente, inconsapevolmente, ha sviluppato un algoritmo per cui Napoli = Casino? Probabile. Se A sta a B come B sta a C, A e C sono uguali: se Napoli sta ai napoletani, come i napoletani stanno al caos istituzionalizzato, Napoli e il caos sono la stessa cosa... Ma non è così. Napoli e i napoletani non sono il disordine, la prevaricazione, il caos: li subiscono
. Forse, dopo, si adeguano: tirano a campare, come si farebbe a Pordenone, a Vicenza, a Torino, a Roma e a Trapani.
Nel loro DNA ci sarà magari un gene che li spinge ad adeguarsi, per sopravvivere, alle situazioni: secoli di sudditanza e di occupazione straniera non si possono cancellare con un colpo di spugna. Ma hanno anche un antidoto per i soprusi e le violenze di cui sono stati vittima, che altre città hanno sviluppato diversamente: e sono le loro canzoni. Una valvola di sfogo per essere altrove, in un altro posto, lontani. Avvolti in una soffice bambagia di note musicali, che sono carezze e coccole. Anomale, come quelle di Anna e i suoi peperoni: un amore a modo loro.

E
cco perché Napoli ci ha lasciato qualcosa che nessun'altra città italiana è stata in grado di regalarci. Provate a chiedere, a New York (io l'ho fatto!), in un locale in cui si fa musica, di suonarvi una canzone italiana: pensate di poter sentire "Sciuri, sciuri" o "O mia bela Madunina"? oppure "Roma, nun fa' la stupida stasera" o "Se me ghe pensu"? No, vi canteranno, tutti, O' sole mio! Perché quelle parole e quella musica, struggenti e vivifiche allo stesso tempo; piene dell'aspettativa per un giorno migliore (
... quanno fa notte / e 'o sole se ne scenne / me vene quase 'na malincunia...) siamo noi, gli italiani; e sono Napoli e i napoletani, amatissima città e amatissima gente.
A loro chiedo scusa per quei pensieri venuti fuori da qualcuno che non ero io. E dato che mi voglio tanto bene, in chiusura mi faccio un regalo. Se vi volete bene, fate come me: ascoltate....



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