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venerdì 20 maggio 2011

Communichescion

La pubblicità è l'anima del commercio, si diceva una volta. E funzionava. Quando rimango senza i rotoli di "carta casa" sulla nota della spesa scrivo "Scottex", mica carta-casa. Anche se poi compro i Rotoloni Regina, perché sono in offerta. Idem per il Coccolino. Insomma, il messaggio comunque ha funzionato. Abbiamo tutti letto che - qualche giorno fa - la Moratti ha dato il benservito il "guru" della comunicazione Tagliabue e che ora si ri-affiderà ad un altro big, Paolo Glisenti, che - con chissà quali magìe - vorrebbe farle recuperare il terreno perduto.

Essendo ignorante come una capra analfabeta, mi domando: "Ma che cazzo deve fare 'sto santone?" Le deve dire come vestirsi? Come acconciarsi i capelli? O - più prosaicamente -
le deve dire cosa deve dire? Ma che minchia di politico è uno/una che deve farsi suggerire gli argomenti da trattare? Allora che ci andasse il guru a fare il politico! Oppure le deve suggerire il modo di affrontarli? "Non dire parolacce! Soprattutto 'cazzo!' Non è carino... E non accusare di pisciate in luogo pubblico, insidertrading, stalking, pedofilia, stupro, furto d'auto e omicidio il tuo avversario. Pare brutto... soprattutto se non è vero...". Ma papà e mamma, 'ste cose, non gliele hanno mai dette? "Non si dicono le bugie!" era un monito praticamente quotidiano dei miei genitori, perché ero molto... "fantasiosa" quando dovevo giustificarmi per qualche marachella.

Mo' ce vo' l'esperto in comunicazione. Quello che dovrebbe far piacere il "prodotto" che deve vendere (che sia un politico, un servizio o una "cosa") e gestirne l'immagine attraverso oscure strategìe mediatiche. Ma secondo voi, Berlinguer, Andreotti o Almirante (tanto per non fare torto a nessuno) avevano bisogno di costoro per piacerci e perché li votassimo?
E vediamo un po' qualche bel risultato di questi maestri.

Allora, debbo vendere il prodotto "banca" e tutti i suoi servizi, ergo debbo far piacere il mio prodotto, debbo renderlo appetibile. BANCA=SOLDI. La banca mi deve arricchire, sennò - se c'ho 1 euro - lo metto alla posta.
Ci sono ora due spot che passano in TV della WeBank, quello che ha come testimonial la mucca leopardata. Già 'sta mucca è un po' inquietante, con la pelliccia a chiazze, tipo dermatosi. Ma comunque... E che te fanno 'sti geni di comunicatori? In uno spot ce stanno du' poracci a cena, in una cucina senza una macchia di colore (tutto grigetto e beige) che magnano er brodo e bevono acqua!!! Ma che cazzo me stai a comunica'? Che co' la banca tua c'ho le pezze ar culo, che manco me posso permette' er vino sfuso??? Che me devo solo che gratta' se passo davanti a una tua agenzia o apro per sbaglio il tuo link?? Ma forse questa comunicazione non ha incontrato molto, e allora i geni ne hanno creata una nuova...

C'è un altro poveraccio, coi vestiti di un barbone morto che gli ha dato la Croce Rossa nel 1970, in un'atmosfera monocromatica,
tutta sui toni delle espulsioni corporali: giacca cacca-di-bambino; pantaloni color diarrea dopo 'na magnata di broccoletti (c'è una punta di verdolino, no?); pareti di un bel vomito-che-me-pizzica-er-fegato. Ma la mucca-leopardo - grande! - gli porge una cravatta che, se non esistessero i Tampax, mi farebbe pensare a un assorbente anticaja e petrella... E io dovrei diventare cliente di quella banca per ridurmi così? E vogliamo ancora parlare di quell'altra coppia di cerebrolesi che si divertono col Nintendogs & Cats? No, non ne parliamo. Ma la domanda sorge spontanea: erano già deficienti rincojoniti prima dell'acquisto della cazzata epocale, o lo sono diventati a causa di quella?

Per piacere, ridatemi i politici fai-da-te, quelli che parlano come magnano, che ti fermano quando sei al mercato e ti danno il volantino; quelli che ti parlano di sè e dei loro progetti; quelli che ti chiedono "cosa feresti se fossi in me?"; quelli che non hanno guru della communichescion alle spalle.
E ridatemi l'Ispettore Rock, che aveva fatto un solo errore, non avendo usato la Brillantina Linetti!

giovedì 21 gennaio 2010

Pubblicità: famo ai mezzi?

Siccome in questo periodo sono un po' distratta (arrugginita?), mica l'avevo capito quello spot! Quello della macchina con quella specie di scimmione cianotico para-umano col setto nasale rotto che sembra sia appena venuto fuori da un barattolo di talco Felce Azzurra: non vedevo il nesso tra l'automobile e l'alieno.

Poi ho capito (furrrrbaaaa!!!), stante il martellamento mediatico sull'uscita del film Avatar, che era una specie di
joint venture tra la casa automobilistica Mazda e la produzione cinematografica. Il claim (io sino a ieri lo chiamavo slogan: ma ho visto gli addetti ai lavori lo chiamano così, copio e ci faccio un figurone...), recitato da una voce che quella del padreterno che parla dal cespuglio in fiamme a Mosè gli fa una sega, è: "Due mondi affascinanti che non conoscono confini". 'Azzo Pe'!! Mi ci sono voluti quindi solo 14 passaggi in TV della pubblicità della Alfa Romeo Mi To con tanto di balletto, per afferrare al volo che si tratta della stessa pippa e si promuove anche il film "Nine": due spot al prezzo di uno.

A Roma si dice "fare ai mezzi", cioè dividere equamente le spese. Però il binomio auto-film mi sembra un po' tirato per la giacca: secondo me dovrebbe esserci un
trait d'union più immediato...
Ad esempio, lo spot di quella ragazza che... je rode la come-si-chiama e si fa le lavande con Tantum Rosa, potrebbe essere abbinata a quella della "Patasnella", perché sicuramente una patata irritata e che dà prurito si gonfierà pure: ma con le abluzioni... E si può mantenere pure lo slogan delle patate surgelate: "Se le provi, ti innnamori!"
Il ragazzino doppiato da una cretina, quello che vuole andare a cagare da Paolo (spot Glade), l'accoppierei - a caso - con una delle tante pubblicità delle donne pisciasotto (dai trent'anni in su? Ma dài...) che debbono mettersi pannolini e pannoloni per non bagnarsi le mutande. Niente claim, ma solo l'indirizzo di Paolo. Oppure ... oppure... gli accoppierei la prossima ventura pubblicità dell'8 per mille alla CEI. Lo slogan? Ovvio:

"Ma va a cagare!".

sabato 10 ottobre 2009

Io Tarzan, tu Jane?
No: io Merdaccia, tu Strafico.

Negli ultimi due o tre anni della sua lunga vita - è mancato quando ne aveva 88 - mio padre era diventato "incazzoso": piazzato sul divano con il telecomando tra le dita - ormai propagine quasi fisica della sua mano - faceva uno zapping forsennato. Poi si fermava e se ne usciva con dei "ma va' in mona..." che erano il suo top dell'insulto: papà era una persona educata e io non ho preso da lui. Se sbirciavo per rendermi conto di chi/cosa lo avesse fatto tanto infuriare, nell'80% dei casi constatavo che si trattava di spot pubblicitari. Ma come cazzo si fa - mi domandavo - a prendersela con delle pubblicità? Una volta gliel'ho fatto notare: mi ha guardato a lungo, con quei suoi occhi azzurri, divenuti acquosi per l'età, e dopo un po' mi ha risposto: "Ma lo sai che hai ragione? Però ci sono cose che non mi vanno giù... Chissà: sarà l'età che me le fa notare più di quanto non facessi prima...".

F
orse oggi ho 102 anni, o giù di lì, perché sono incazzata nera per una pubblicità - made in Italy - che passa in questi giorni in TV. Il messaggio finale (almeno quello che io "registro") è che è meglio apparire che essere. È meglio avere un culo tosto, seni e labbra a salsiccia piuttosto che un cervello pensante. Meglio - molto meglio! - apparire in qualche Grande Fratello o Isola dei Famosi che sia, con un fisico abbronzato e palestrato, che farsi il culo sui libri - magari a 40 anni e con famiglia a carico - per prendere una fottuta laurea, come ha fatto (pochi giorno orsono) il mio amico
Calamar il Grande! Chi ha cervello, è sfigato. Chi si rimette a studiare a 40 anni è sfigato.

E lo è anche chi attraversa la campagna romana a bordo di una utilitaria o di una "Apetta", che ho sempre ritenuto un mezzo di lavoro. Lo slogan gioca sulla parola "rispetto" che - come ben sappiamo - è solo
per pochi. E come potrebbe un fottuto gregge di pecore, che ostruisce la carreggiata, rispettare una utilitaria o un'Apetta? Non può! Dovrà invece - perché necesse est - rispettare uno stronzo qualunque che girovaga senza meta per quella strada sgarrupata, magari in cerca di mignotte (perché la location è quella), ma che guida l'ultimo grido della Mercedes! E il gregge si apre come le acque del Mar Morto davanti a Mosè!
Altro che "va in mona" (scusa papà...)

ma va da' via el cul!!!


domenica 4 maggio 2008

Le Olimpiadi, Freddy
e la captatio benevolentiae

Premetto che, con grande riprovazione della mia metà, non ho capi griffati: non me ne frega niente. Mmm... bugia: ne ho uno, una borsetta, che mi ha regalato mia cognata. Essendo di moda, è piccola, anzi, piccolissima! Ma io ci dovrei mettere dentro 2 porta occhiali; il portafoglio con le 84 carte plastificate (sconto alla Conad, carta di credito, bancomat, patente, tessera sanitaria, firma digitale, Blockbuster, etc.) e con lo scomparto degli spiccioli che esonda, tant'è gonfio di quei circoletti di rame che non riesco a spendere; le sigarette e l'accendino; lo spray nasale (dal quale sono dipendente) con i fazzoletti di carta; le chiavi di casa, studio, casa della zia... La borsetta griffata si riempie con i 2 porta occhiali, per cui sta là, nell'armadio tra le mie borse a valigia: antiche ma fruibili. Questo per dire che 'sto Freddy, che manda in onda i 3 spot televisivi sulle Olimpiadi, non sapevo fosse un'azienda italiana di capi sportivi che sponsorizza l'evento. Certo, gli spot sono ben fatti, suggestivi, intriganti: si guardano con piacere.

M
a è il parlato che mi infastidisce. E molto.
Il filo conduttore di tutti e tre è riassumibile in questa parabola mediatica: sono giovane e amo lo sport; tutta la mia vita è stata scandita sui ritmi della preparazione all'Evento Epocale, le Olimpiadi, che potrebbe essere anche l'unico cui sarò chiamato a partecipare. "Sui blocchi porterò i miei muscoli allenati e tutta la mia vita", dice Simone Collio, che correrà per i 100 metri. "Le Olimpiadi, l'ultima leggenda: ci sono arrivata perché, sin da quando sono bambina, la vita va dove voglio io" (Elisa Santoni, ginnastica ritmica). "Il mio tuffo durerà due secondi, e dentro ci sarà tutta la mia vita..." (Tania Cagnotto, tuffo da 3 metri).
Che dovrei fare, allora? Asciugarmi la lacrimuccia perché qualcuno vorrebbe boicottare le Olimpiadi, tarpando le ali ai sogni di una vita di questi ragazzi? E chissene frega! Mi spiace per loro, ma non sarà certo una tragedia (una tragedia vera, intendo), non correre, non giocare con un cerchio o non tuffarsi! La
captatio benevolentiae che permea la pubblicità, con me non funziona. Non funziona quello stucchevole accattivarsi la simpatia del pubblico, predisponendolo ad una bonaria attenzione del messaggio.

Q
ualche giorno fa, Riccardo Gavioso ha pubblicato un bel post sui reati che, in Cina, prevedono la pena di morte. E giustamente ha rilevato come la stampa internazionale, che ha fatto a gara per seguire gli scontri di piazza tra dimostranti pro-Tibet e forze dell'ordine cinesi, con servizi praticamente quotidiani, sia stata molto, ma molto più "discreta" nel riportare la notizia del primo processo ai rivoltosi: 30 imputati, con pene che vanno dai 3 anni di carcere all'ergastolo, comminato a 3 persone, tra cui un monaco buddista. Se si considera che gli arrestati sono stati circa 2.000, la strage processuale è appena agli inizi. Se nel 1980, alle Olimpiadi di Mosca, ben 45 paesi (tra cui la Cina) boicottarono l'evento per protesta contro l'invasione dell'Afganistan da parte dell'allora URSS; se nel 1984, per rendere la pariglia, l'URSS a sua volta boicottò i giochi di Los Angeles, perché, ora, ci si stracciano le vesti al solo ventilare una diserzione dell'agone olimpico? Hai visto mai che c'entra qualcosa la crescita dell'import export con la Cina, che Emma Bonino dice essere a 2 cifre? Ma no, figuriamoci!
Sono la solita maligna...
Per chi li avesse persi, o non li rammentasse, ecco i 3 spot di Freddy pro Olympic Games, che non seguirò, mettendo in atto un boicottaggio personale (e chi è d'accordo, faccia lo stesso, almeno gli abbassiamo la audience!): e per sfregio, ci metto pure una bella cornice color arancione tibetano,

fangala!