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sabato 10 ottobre 2009

Io Tarzan, tu Jane?
No: io Merdaccia, tu Strafico.

Negli ultimi due o tre anni della sua lunga vita - è mancato quando ne aveva 88 - mio padre era diventato "incazzoso": piazzato sul divano con il telecomando tra le dita - ormai propagine quasi fisica della sua mano - faceva uno zapping forsennato. Poi si fermava e se ne usciva con dei "ma va' in mona..." che erano il suo top dell'insulto: papà era una persona educata e io non ho preso da lui. Se sbirciavo per rendermi conto di chi/cosa lo avesse fatto tanto infuriare, nell'80% dei casi constatavo che si trattava di spot pubblicitari. Ma come cazzo si fa - mi domandavo - a prendersela con delle pubblicità? Una volta gliel'ho fatto notare: mi ha guardato a lungo, con quei suoi occhi azzurri, divenuti acquosi per l'età, e dopo un po' mi ha risposto: "Ma lo sai che hai ragione? Però ci sono cose che non mi vanno giù... Chissà: sarà l'età che me le fa notare più di quanto non facessi prima...".

F
orse oggi ho 102 anni, o giù di lì, perché sono incazzata nera per una pubblicità - made in Italy - che passa in questi giorni in TV. Il messaggio finale (almeno quello che io "registro") è che è meglio apparire che essere. È meglio avere un culo tosto, seni e labbra a salsiccia piuttosto che un cervello pensante. Meglio - molto meglio! - apparire in qualche Grande Fratello o Isola dei Famosi che sia, con un fisico abbronzato e palestrato, che farsi il culo sui libri - magari a 40 anni e con famiglia a carico - per prendere una fottuta laurea, come ha fatto (pochi giorno orsono) il mio amico
Calamar il Grande! Chi ha cervello, è sfigato. Chi si rimette a studiare a 40 anni è sfigato.

E lo è anche chi attraversa la campagna romana a bordo di una utilitaria o di una "Apetta", che ho sempre ritenuto un mezzo di lavoro. Lo slogan gioca sulla parola "rispetto" che - come ben sappiamo - è solo
per pochi. E come potrebbe un fottuto gregge di pecore, che ostruisce la carreggiata, rispettare una utilitaria o un'Apetta? Non può! Dovrà invece - perché necesse est - rispettare uno stronzo qualunque che girovaga senza meta per quella strada sgarrupata, magari in cerca di mignotte (perché la location è quella), ma che guida l'ultimo grido della Mercedes! E il gregge si apre come le acque del Mar Morto davanti a Mosè!
Altro che "va in mona" (scusa papà...)

ma va da' via el cul!!!


giovedì 16 aprile 2009

Castigat ridendo mores

A volte ci sono post che non vorresti scrivere, perché comunque già in molti hanno scritto sull'argomento. E non vorresti scrivere anche perché - col nickname che oltretutto hai scelto - immagini il pensiero dei due-lettori-due: "... e ti pareva che non sarebbe stata in disaccordo...". Ma poi dici a te stessa "... ma chissenefrega, mica debbo omologarmi per forza! Mica debbo 'vendere' qualcosa e compiacere qualcuno!". E allora eccomi qua, pronta a ricevere pure mazzate sulla testa dai due-lettori-due. Faccio alcune doverose premesse.

Qualche settimana fa, nel clou della vicenda di Eluana Englaro,
Prefe - un bravissimo blogger che seguo con vero piacere e che possiede uno spiccatissimo sense of humor - annunciava l'uscita del nuovo ScaricaBile n° 9. La copertina non mi piaceva e glielo scrissi, motivando che mi pareva di cattivo gusto perché "... il dolore che è negli occhi di quell'uomo, Beppino Englaro, è solo suo. E nell'originale aveva in mano la foto di sua figlia. A mio avviso, non è sufficiente il fotomontaggio per farmelo dimenticare: utilizzare la strazio di quell'espressione (che sicuramente vedi anche tu) per un pamphlet satirico, per quanto di ottima fattura, non lo trovo corretto...". In replica, Prefe ha commentato: "... ovviamente non ho alcuna intenzione di convincerti a cambiare idea, è questione di sensibilità, gusti, estetica, morale e ideale personale. Avevo solo intenzione di condividere una mia considerazione a proposito, ma comprendo e rispetto la tua posizione".

E ancora: solo qualche giorno fa, il mio peggior amico (o miglior nemico?) blogger,
Gap, iniziava così un suo post: "È Pasqua, il primo commento che mi viene in mente è 'chi se ne frega', ma sarei irrispettoso verso chi crede" (la sottolineatura è mia, ndr).
Mi sono tornati in mente entrambi gli scritti, in questi giorni, a proposito della vicenda Vauro e delle sue vignette nell'ultima puntata di AnnoZero. Perché mi ha infastidito, all'epoca, la copertina dello ScaricaBile? Probabilmente... no, rectius, sicuramente perché faceva riferimento ad un evento in cui la morte l'ha fatta da padrona. E perché l'incipit di Gap mi ha tanto (positivamente) colpito? Perché un ateo dichiarato si ritraeva rispettosamente dinnanzi al sentimento di persone che danno un valore diverso alla Pasqua, che è - per i cristiani - il passaggio dalla morte alla vita per Cristo. Evidentemente, quando c'è di mezzo la morte, mi ritraggo psicologicamente in un angolo, e non riesco a sorridere.

Arrivo dunque a Vauro e alle vignette satiriche. Mi viene in aiuto - come al solito - il mio
dizionario etimologico. Cosa è la satira? "Una poesia motteggevole... nella quale si rappresentavano con arguzia e con amarezza passioni e pregiudizi, stoltezze e vizi degli uomini e si ponevano in ridicolo". Porre in ridicolo. Per suscitare il riso. La citazione del titolo è di Jean de Santeul, latinista francese del XVII secolo ed è la definizione della satira: l'arte di fustigare i costumi deridendoli, ridicolizzandoli. Dunque, suscitando il riso. Ma quando c'è la morte, quella vera, e il dolore e la disperazione sullo sfondo, io non riesco a ridere. E neanche a sorridere. Per quello stesso senso di rispetto verso gli altri cui Gap accennava nelle prime righe del suo post. E per quello che - credo - ha reso non incline al riso neanche il pubblico della puntata di AnnoZero: una semplice questione di rispetto.