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domenica 18 luglio 2010

De bello fallico

Tutti i suoi maggiordomi e supporter dicono che non è lui il "Cesare" cui più volte si fa riferimento nei verbali delle intercettazioni dei quattro pensionati sfigati.
Sarà... ma una delle cose che più mi sono rimaste impresse del mio latino ai tempi del liceo, erano quelle pallosissime - ma facili, ad onor del vero - traduzioni del De bello gallico, in cui Giulio Cesare scriveva, parlando di sè, in terza persona singolare.

Caesari cum id nuntiatum esset... quam maximis potest itineribus in Galliam ulteriorem contendit et ad Genavam pervenit (De bello gallico, Libro 1°, 7). (Trad: Essendo stato annunciato questo a Cesare... egli si diresse verso la Gallia Ulteriore, a marce il più possibile forzate e giunse a Ginevra).

L'altro ieri, arringando i Promotori della Libertà, B. ha detto: "Alcuni giornali stanno mettendo in atto una nuova vergognosa montatura già smentita dai fatti tentando di coinvolgere il presidente del Consiglio...".
Be', se non vuole essere scambiato per il condottiero romano, perché continua a esprimersi come lui? Non è che ha in mente di scrivere un'epopea delle sue imprese?

Aho! Sur titolo der post c'ho er copirait, eh?