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lunedì 2 giugno 2008

Se l'assassino
non è il maggiordomo...

Nel 1928 S. S. Van Dine (autore de La canarina assassinata, La strana morte del Signor Benson, La fine dei Greene e molti altri gialli), padre del detective dilettante Philo Vance, raffinato e ricchissimo esteta, studioso di psicologia e dalla cultura enciclopedica, scrisse le 20 regole per scrivere romanzi polizieschi.
La 4a recita: "Né il detective né uno degli investigatori possono risultare i colpevoli".

E
videntemente, il Consiglio di Stato non ne ha tenuto conto, sabato scorso, anticipando in un comunicato stampa le deliberazioni della sentenza (che pare sarà pubblicata domani, martedì) sull'annosa vicenda tra Europa 7 e Rete 4.
Ha infatti sancito che persiste "il dovere del Ministero
di rideterminarsi motivatamente sull'istanza di Centro Europa intesa alla attribuzione delle frequenze di cui al d. m. 28 luglio 1999, anche in applicazione della sentenza della Corte di giustizia del 31 gennaio 2008".

T
radotto, significa che il Governo (leggi: il Berlusca...) nella persona del ministro dello Sviluppo Economico
Claudio Scajola, o per il tramite di Paolo Romani, sottosegretario con delega alle telecomunicazioni, entrambi berlusconiani D.O.C., dovrà vestire i panni del detective e risolvere il giallo della morte delle frequenze di Europa 7, che lui stesso ha assassinato!

S
ituazione ridicola e grottesca, se non fosse anche grave e pericolosa: l'ultima delle 20 regole di Van Dine elenca una serie di stratagemmi che ogni scrittore di romanzi gialli deve assolutamente evitare per non barare con il lettore. Una è quella di non attribuire il delitto al gemello del vero assassino. Speriamo che almeno questa, il governo la rispetti: di Berlusconi ce ne basta (e avanza) uno. Un suo gemello, be', sarebbe davvero troppo!

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martedì 20 maggio 2008

S.P.Q.R.:
Sono Paraculi Questi Romani!

I titoli dei giornali di oggi non sono concordi: Travaglio è incompatibile (Repubblica, Adnkronos, Il Sole 24 Ore, La Stampa) o inammissibile (CorSera, l'Unità) come figura in un servizio pubblico? Il Devoto-Oli mi spiega che l'incompatibilità è "l'impossibilità di coesistere o conciliarsi nell'ambito di un opportuno o conveniente rapporto di reciprocità".
Dunque, problema di coesistenza: insieme, Travaglio e la RAI, fanno impazzire la maionese.
Mentre l'inammissibilità è una "pregiudiziale mancanza o insufficienza di condizioni o ragioni valide". Ed è diverso: non c'è ragione, manca - come dicono gli avvocati - il fumus boni iuris perché Travaglio vada in RAI.

D
ato che mi faccio sempre gli affari miei - e questi sono affari miei, porca vacca! - sono andata in rete a cercare il video dell'intervista rilasciata da Romani a Klaus Davi, per KlausCondicio, che vi beccate qui sotto.


Esaminiamo ora un paio di punti dell'intervista.
  • Intanto, Romani ha detto che Travaglio è una figura inammissibile con la RAI (nonostante il titolo del servizio dica altro...): non può e non deve essere ammessa al servizio pubblico. Che siano previsti personaggi ammissibili e altri no, mi sembra una purga da MinCulPop. Tanto più che l'art. 3 del Testo Unico sulle comunicazioni (proprio quello invocato per sanzionare e mettere la museruola a Travaglio) afferma che è il servizio di Stato garantisce "la tutela della libertà di espressione di ogni individuo, inclusa la libertà di opinione e quella di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza limiti di frontiere". A meno che ora il giornalista non abbia perso anche la qualifica di individuo, non credo che lo si possa mettere all'indice.
  • Poi fa lo spiritoso erudito, Romani, dando lezioni di massmediologia e ci insegna che, se lui desse a Davi del pedofilo, e Davi rispondesse "non è vero", nel nostro "immaginario collettivo" rimarrebbe sedimentata (il verbo è suo, eh?) l'idea che Davi lo sia davvero. Per la serie, sikkome ke siamo kretini... Allora, giri questa lectio magistralis al Berlusca, perché noi, massa di coglioni che non siamo altro, siamo tutti ancora convinti che lo stalliere Mangano sia davvero un eroe, e non un mafioso condannato all'ergastolo!
Per finire: ma chi è, 'sto Klaus Davi, col vestito della domenica stile picciotto anni '50? Ne trovo un cenno in un articolo vecchio di oltre 3 anni, pubblicato su L'Unità, a firma di... ma... cavolo! di Marco Travaglio! Ecco perché! Ora mi spiego tanto rancore e tanta schiena a 90 gradi innanzi al piccolo grande uomo!
Joseph Pulitzer diceva:"Una stampa cinica e mercenaria prima o poi creerà un pubblico ignobile".
Ma noi saremo più forti di tutta la carta stampata asservita al palazzo e di tutti gli informatori vassalli e leccaculo.
E scusate il polacco antico.

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