mercoledì 21 ottobre 2009

Radici

Quando abitavo a Genova - a Sampierdarena per essere precisi - io e mio fratello uscivamo spesso con la nonna e il nonno e la "passeggiata" promessaci (che imbroglioni, i nonni!) era facile si risolvesse in un meno entusiasmante "fare la spesa". Ricordo un fornaio che si chiamava "Altare" - nome della famiglia di panificatori, inciso sull'insegna in un elegante corsivo - in cui acquistavamo quei lunghi grissini torinesi fini fini per la mamma e la focaccia per noi.
La nonna e la signora Altare si perdevano in chiacchiere interminabili: "Ma se lo ricorda
'o Segnù Mario? È morto...".
E giù di questo passo, a rammentare quando la nonna e la signora Altare erano ancora signorine e frequentavano Mario. Altra sosta obbligata era dalla pollivendola che sceglieva le uova da bere per noi ponendole davanti ad una lampadina... E lì, altre chiacchiere, dei tempi cui la nonna comperava le uova per mia mamma quand'era bambina.


Ho fatto una ricerca con Google, inserendo in tutte le salse le parole "forno, fornaio, panificio, panificatore, Altare, Genova": ma non ho trovato niente. Credo che il loro forno non esista più e che la tradizione familiare di cui erano tanto fieri sia andata perduta: mi domando cosa ci sia - adesso - nei locali di quel forno che a passarci davanti solo il profumo ti faceva venire l'acquolina in bocca. Magari qualche boutique con capi d'importazione a basso costo, o qualche discount di detersivi. Eppure il pane continuiamo a comperarlo...

Sino a qualche anno fa non riuscivo a capire l'attaccamento di mio marito alle mura della casa: prima di conoscerlo avevo vissuto sempre in affitto, anche per gli innumerevoli trasferimenti di papà, militare di carriera. Ma ora sono più in sintonia con il suo sentire: ti crei amicizie tra i negozianti, sei contento quando puoi scherzare con qualcuno di loro, festeggi con loro quando espongono un fiocco rosa o celeste sulla vetrina. Quasi si diventi una sorta di famiglia allargata. E ci rimani male quando qualcuno chiude: come è successo a Filippo - il sarto - o alla tipografia i cui figli non hanno voluto proseguire l'attività paterna.

Non sono un'economista né una giuslavorista e - obiettivamente - la sortita di Tremonti mi ha colto di sorpresa. Però mi ha indotto a riflettere, e non in chiave politica, sul senso più profondo di quelle parole, che non m'importa le abbia pronunciate lui, o per quale motivo le abbia dette. Sta di fatto che il concetto di "posto fisso" esprime anche radici, identità, continuità: e che le radici sono magari anche la casa in cui passerai gran parte della vita, senza essere costretto a vagabondare per l'Italia - o per l'Europa, o per il mondo - ricominciando ogni volta daccapo.

Io non ho la più pallida idea di come possa arrivarsi a dare "radici" alle prossime generazioni, né so se - in questo mondo globalizzato - sia ancora possibile farlo. Non so se esista la possibilità di aiutare quelle aziende o quelle fabbriche in difficoltà a conduzione familiare in cui hanno lavorato nonno, papà e figlio. E in cui i datori di lavoro erano nonno, papà e figlio. Ma mi piacerebbe.

E mi sarebbe piaciuto che anni fa qualcuno ci avesse pensato. Magari oggi - tornando a Sampierdarena - sarei potuta andare a comperare la focaccia dalla nuova signora Altare, la nipote di quella Signora Altare di un tempo, e con lei mi sarebbe piaciuto parlare delle nostre nonne.


... ma se ghe pensu... (Bruno Lauzi)

44 commenti:

Alessandro Arcuri ha detto...

Se ci pensi, in realtà, girare per l'Italia o l'Europa potrebbe non voler dire necessariamente ricominciare sempre "tutto da capo", ma solo se i posti di lavoro "non fissi", chiamiamoli così, fossero retribuiti dignitosamente, non visti come dei paria dalle banche e dalle assicurazioni e seci fossero dei diritti non alla mercé di ricatti tipo licenziamenti facili.
Più che del "posto fisso" (e te lo dico io che ce l'ho per cui potrebbe non fregarmene un cazzo) qua si tratta anche di ridare dignità a tutti i lavoratori... e a tutti i tipi di lavoro.
Poi, certò, senti la Marcegaglia che esalta la mobilità, ma col culo parato dai miliardi e ti girano!

Joe ha detto...

Bell'articolo soffuso di nostalgia che condivido. I tempi che tu ricordi sono purtroppo scomparsi e ci troviamo a vivere in societa' assai piu' mobili e molto impoverite da un punto di vista sociale.

XXX

silvano ha detto...

Anchio se penso, senza scomodare la nonna, quand'ero un bambino negli anni 70 il lattaio lo si chiamava per nome "Girolamo" e vendeva solo il latte e le uova e poi c'era il formaggiaio che incredibilmente vendeva solo il formaggio e si chiamava Patrizio e così via.
Lasciando giustamente stare la politica e le sue convenienze, credo che le parole di Tremonti abbiano acceso i ricordi ma che rimangano oggi solo parole, per quanto affascinanti.
ciao.

Daniele Verzetti il Rockpoeta ha detto...

Se mi dici esattamente la via ed il punto posso risponderti io. Posso dirti cosa c'é ora eventualmente al posto di quel forno.

L'uscita di Tremonti penso sia demagogica e forse, come sostiene anche Vincenzo Cucinotta sul suo blog, tesa a cercare di smarcarsi il Cav. Questo spiega la pronta replica del "Buono e Giusto" che ha subito condiviso le parole di Tremonti. Parole vaghe che non credo avranno un seguito.

Ciao
Daniele

fabio r. ha detto...

bel post, complimenti!

calamar ha detto...

Be' un primo risultato del post è che se adesso fai la ricerca su google "forno, fornaio, panificio, panificatore, Altare, Genova" esce qualcosa...

Per quel che riguarda l'uscita di tremonti bisognerebbe andarlo a dire c q quei precari della scuola che sono sempre più precari, chissà come l'hanno presa loro l'uscita di tremonti.

Alberto ha detto...

Sarebbe bello mettere radici, e magari qualcuno ci riesce, ma ormai è ritornato il nomadismo.
E infatti scrissi questo Alberi senza radici. Ciao.

Franco ha detto...

Ma che post vivo, profumato, quasi commovente. Ti capita mai di sentire degli odori, ormai inusuali, che aprono una finestra sul tuo passato, su quando eri bambina... Mi è capitato di recente entrando in un negozio di Bergamo che vende un po' di tutto, una specie di ferramenta drogheria. Vecchio. Vecchio il negozio, vecchi gli arredi, vecchie le lampade che lo illuminano fiocamente, vecchi, anche, i due signori dietro il bancone. E nell'aria quel profumo di drogheria che non so descrivere, che non so capire da che essenze è composto, ma che in me apre uno squarcio su una foto di via Pacini, alle spalle della nostra prima casa, impressa nella pellicola della mia memoria...

A proposito, ero preoccupato dalla tua assenza di qualche giorno. Ti ho pensata molto.
Con immutato amore...

enne di niente ha detto...

Mi chiedevo, leggendo il tuo post, perchè mai tu non ti metta a scrivere libri.
Anch'io mi ritrovo spesso a pensare alle sorelle zitelle proprietarie di una merceria, quelle che facevano lo sconto e poi sussurravano, a tutti, di non dirlo a nessuno.
Nomadismo versus stanzialità.
Ci sono fasi della vita che ci portano in una direzione, e poi nell'altra.
Io so per certo che avrei voluto sì mettere radici, ma non qui.
Quanto a Tremonti, ho capito il (buon)senso sentimentale della tua interpretazione della frase.
Posso capirla anch'io, pure in altri sensi. La politica italiana, e quando dico italiana intendo dire TUTTA, non mi stupisce più, per avermi troppo stupito fino a due giorni fa.
Un abbraccio, sister.

il Russo ha detto...

Ma chi se ne frega di Tremonti, quand'è che torni a fare un giro a Genova che andiamo a cercarlo insieme?

ღღ Š î $↕ Ŧ ۞ ღღ ha detto...

Cara sembra il continuo del mio post e il seguito di Kunta-Kinte. Hi Hi Hi!
E' bello ogni tanto ricordare le cose della ns infanzia.
Ti abbraccio Sisifo

Joe ha detto...

@Alberto: allora hai capito di che mela si trattava? Meravigliosa la tua fotografia e articolo.

il monticiano ha detto...

Bastian ti assicuro che ho provato un piacere immenso nel leggere questo tuo post. Sarà perchè sono entrato negli 80 e la nostalgia di certe cose di un tempo ha fatto presa su di me?
Quella canzone di Bruno Lauzi che hai apenna accennato ci sta proprio bene al termine del tuo post.

Bruno ha detto...

bello il post....io sono un privilegiato, ho un buon lavoro fisso da ormai 18 anni, una mia casa non in affitto ... amo viaggiare per passione ma quando ritorno al mio paesello di 600 anime..credimi, è la cosa piu' bella che ci possa essere

Alberto ha detto...

@Joe
No, purtroppo no, non sono riuscito a sapere la varietà.

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Per fortuna, non sono riusciti a cancellare quelle emozioni che tu hai rievocato in questo post.
Complimenti cara Bastian.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Ale, probabilmente sarà perché ho qualche lustro (uno o due?) più di te; o perché mi affeziono sia alle persone che alle cose... ma per me solo l'idea - oggi - di trasferirmi in un'altra città per reininiziare un'altra vita, mi sconvolgerebbe! Potrebbe anche non voler dire ricominciare tutto daccapo: anch'io sono un po' nella tua situazione, con mio marito che ha il posto fisso e io che potrei continuare a fare il mio lavoro dalle Alpi a Lampedusa. Ma mi mancherebbero, oltre alle persone, le cose e anche i luoghi, gli itinerari - seppure scarsi - delle mie uscite...
Pensa che stiamo vendendo la "casona" in cui abitiamo da anni per acquistarne una più piccola: intanto non voglio mollare Ostia. E poi, quando ne vediamo qualcuna che può fare al caso nostro, io mi faccio dare la piantina per vedere se ci possono entrare tutti i mobili che abbiamo! Pensi che sia fisicamente possibile far entrare i mobili che stanno in 150 mq in una casa da 70???
No eh? Be', potrei sempre metterli uno sull'altro!

Ti abbraccio.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Joe, sai che mentre scrivevo ho pensato a te più volte? Mi sono domandata se anche tu qualche volta, un po' di nostalgia la provassi ancora e se saresti passato di qua, caro il mio esule...

XXX

Bastian Cuntrari ha detto...

@Silvano, che bello! Mi hai fatto venire in mente la latteria! Non ricordo il nome del lattaio, ma ricordo le piastrelle bianche alle pareti e le sedie di metallo intorno ai tavolinetti tondi... Ma ci si sedeva a bere il latte? Non rammento...

Grazie per l'input mnemonico!

Bastian Cuntrari ha detto...

@Daniele, la nonna abitava in via Federico Avio, in un bel palazzo sotto i portici: sulla stessa strada, ma sul marciapiede di fronte, andando verso il centro di Genova, c'era - sull'angolo tondo - un cinema che si chiamava "Sampierdarenese". Credo che Altare fosse su una traversa di via F. Avio, dalla parte del cinema... Ho visto su Google Maps, ma neanche dal satellite riesco ad orientarmi...

E poi no, non vorrei sapere cosa c'è adesso: preferisco che i miei ricordi rimangano qual sono.
Per questo non sono entrata in FB a cercare "i vecchi compagni del liceo"! Chi? Quei vecchi barbogi?? No, non fa per me...
Ma grazie comunque, caro.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Fabio, grazie di cuore!

Bastian Cuntrari ha detto...

@Calamar, è vero! Non ci avevo pensato, ma ho guardato e... sono la prima!!!
Per quanto riguarda l'aspetto politico,
be', oggi non mi va di pensarci.
Ti abbraccio.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Alberto ho letto il tuo bel post e proverò anch'io a domandare ad un amico che ha un vivaio se sa qualcosa della "mela dolce" dei nonni.
Ciao.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Franco, tesoorooo!
Che tenerezza che tu sia stato in pensiero per la mia assenza: se non è amore questo...

E sì, càpita anche a me, eccome! Ho letto - tra l'altro - che tra i cinque sensi l'olfatto è quello che ha più "memoria". E ti confido un segreto: qualche anno fa, a Natale, mio marito mi ha regalato una scatola con una serie di pennini, con tanto di cannuccia e bottiglina d'inchiostro: c'era il pennino "a lanterna", quello cicciotto che scriveva grosso (il mio preferito), quello che io chiamavo "il dito del cavaliere" (in questa foto è il primo a sinistra e la lanterna è quello dorato). Ovviamente li ho provati tutti e, dopo qualche tempo, ho riaperto la scatola: c'era "quasi" l'odore delle mie elementari, perché io ho scritto con le penne a cannuccia! Ma mancava qualcosa... ancora un altro profumo... ma l'ho scovato! Ora, nella scatola, ci sono anche un po' di pezzetti di gessetti bianchi da lavagna. E ogni tanto, parola, vado ad infilare in naso nella scatola per sniffare la fragranza del bel tempo che fu...

Un bacio grosso come una casa.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Enne, grazie! Va a finire che, visto che mi mancano ancora almeno 80 anni da vivere, riprenderò un "giallo" che avevo iniziato a scrivere tanto tempo fa... Una cagata pazzesca! O mi metterò a scrivere flashes di memorie, tipo questo: hai visto mai che frego Harry Potter nelle top-ten?

Vicino a casa io ce l'ho ancora una merceria di quelle che ricordi tu: ma solo un angolo del negozio mi fa ricordare i vecchi tempi. È quello in cui ci sono i cassetti di legno con i bottoni, le pezze delle fodere e i rotoli delle passamanerie... Il resto è ciarpame.

E sì, mia cara: è solo (buon)senso di nostalgia la mia interpretazione della frase di Tremonti. Niente politica.

Un abbraccio, gemellina.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Russo, mi piacerebbe tanto tornarci a mangiare focaccia, panissette e farinata! E se mai lo farò, ci spanzeremo insieme... ma non andrò a cercare il forno: ho troppa paura di non trovarlo.

Un beso.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Sisifo!! Kunta-Kinte??? Cioè un secolo e mezzo fa??? Guarda che te le dò, eh??

Ciao, pestifero!

Bastian Cuntrari ha detto...

@Monty, sono contenta che il post ti sia piaciuto. E comunque - ogni tanto - un po' di sana nostalgia fa bene a tutti e scalda il cuore...
E la canzone, l'hai ascoltata, vero?
E hai visto anche le cartoline della vecchia Genova... o no?
Un bacione, caro.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Bruno, 600 persone?? Mi sa che mi trasferisco da te... credo sia la mia dimensione ideale!
Un abbraccio.

Bastian Cuntrari ha detto...

@SoL, no, non ci sono riusciti: le mie emozioni e i miei ricordi sono io stessa. E sono una "dura a morire"!
Un bacio, amico mio.

Gap ha detto...

Penso che ai nostri giorni le radici siano quelle che riesci a far crescere come persona, con i rapporti interpersonali. Purtroppo le radici di cui parli andranno sempre più scomparendo. Pensi che la Signora Altare di oggi, ammesso che ci sia, perderebbe tempo a commentare la vita dei vicini e non ti direbbe "Avanti signora che c'è la fila". T elo dico con tristezza vivendo in un posto dove se vai a fare la spesa ci metti due ore, 15 minuti per comperare e il resto chiacchiere, dalla politica allo sport fino agli animali domestici. Ma vedo certi negozi dove ormai si entra si compra e si va via. Senza tenere conto che i piccoli esercizi spariranno a vantaggio dei supermercati. Pensa alle librerie e a quanto era bello parlare con il libraio che ti sapeva di re tutto di un titolo. Ora vai da Feltrinelli o Mel e ti ritrovi a parlare con il commesso che alla bisogna non sa nemmeno la grafia di un autore straniero. Globalizziamoci tutti e votiamoci al dio profitto che ci toglie i rapporti umani. Comunque gran bel post, senza ironia.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Gap, allora siamo fortunati, noi due! Anch'io - quando vado a fare la spesa - ci metto due ore, come te. E anch'io mi fermo, o sono fermata, dai negozianti davanti ai quali passo senza dover acquistare solo per fare due chiacchiere: gli studi della figlia della bottega dei saponi, i gatti randagi "adottati" dalla signora del negozio di motociclette... E pensa che sento pure la mancanza di Filippo il sarto, berlusconiano doc, con cui mi scazzavo alla grande...

E - al contrario di te - sono strafortunata anche con la libreria: è di un mio vecchio compagno di liceo! Alla fine, il mondo non è poi tanto grande come sembra...

Grazie per il complimento senza ironia: lo apprezzo molto, difficile come sei...
Un bacione, amico mio.

Joe ha detto...

Ammetto di avere nostalgia, ma per un mondo completamente scomparso come quello del lattaio Arcadio con la sua maglia di spessa lana naturale che travasava il latte con un mestolo da un contenitore cilindrico di ferro zincato alla mia bottiglia di vetro. Oppure il titolare di un negozio di scarpe di cognome Matto (non me lo sono inventato) che per evidenziare la durevolezza della scarpa la piegava in due con orgoglio. Un giorno una di queste superscarpe gli scivolo' di mano durante la solita dimostrazione e rimbalzo' sul soffitto. Mi sembra di averle sognate queste cose, ma fanno anche parte di quello che sono.

XXX

Danx ha detto...

Hola!
Ma ti sei ispirata alla pubblicità Barilla?
Copertina di Guccini?

Gap ha detto...

Danx, spero che Bastian sia in buona per il riferimento alla Barilla!!
Si la copertina è di Guccini, che sorprese riserva Bastian!!!

enne di niente ha detto...

Ti prego, scrivi "memorie" come queste, che possano ispirare un bravo sceneggiatore, e umilia l'odioso maghetto occhialuto.
Fallo anche per l'unno che, dopo aver visto il primissimo film di Harry Potter, uscendo dal cinema disse, solennemente:"Mai più".

Bastian Cuntrari ha detto...

@Joe, porca miseria... anche il contenitore di zinco e il mestolo! Ricordo di aver bevuto il latte così quando andavamo a trovare una zia, fuori città.
Ma mi hai fatto ricordare che - sempre a Genova dalla nonna - per avere il latte si metteva fuori della porta (di un palazzo cittadino, non di una casa di campagna) la bottiglia vuota, e il giorno dopo te la ritrovavi piena di latte fresco. Ed io era la prima ad infilarci il dito dentro, perché sopra si era accumulato almeno un centimetro di panna!

XXX

Bastian Cuntrari ha detto...

@Danx, la pubblicità Barilla no, per favore!!!
Ma sì, Guccini... che male c'è?
Semel in anno licet insanire!

Ciauuu!!!

Bastian Cuntrari ha detto...

@Gap, come mi conosci bene!!!

Bacio.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Enne, per l'Unno questo ed altro!
Mai letto né mai visto un Potter, e ne vado fierissima!

Un bacione, sorellina.

Rolando ha detto...

io credo che le radici si allarghino, alla ricerca di nuova linfa. un tempo le proprie radici erano il piccolo borgo, il quartiere, il paese.
poi le radici sono diventate l'italia, o l'europa.
le radici sono dove puoi fermarti e incontrare qualcuno che conosci, sia che parli la tua lingua e sia che no.
le cose cambiano, sempre, non possono rimanere ferme.
gli alberi hanno radici, ma li trovi sempre fermi ed immobili. crescono, mutano, ma sempre nello stesso posto.
gli esseri umani hanno la possibilità di avere radici ovunque, intrecciate con migliaia di altre.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Rolando, quello che scrivi è molto poetico e molto bello, ma ne condivido solo questa frase: "...le radici sono dove puoi fermarti e incontrare qualcuno che conosci, sia che parli la tua lingua e sia che no...".
Io questo posto l'ho trovato e non lo lascerei per nulla al mondo.
Non ho lo spirito dell'esploratore né - tanto meno - quello dell'esule.

Un abbraccio, mio caro.

Censorina ha detto...

Le radici sono una esigenza fondamentale per tutti noi. Me ne sono resa conto, tempo fa, quando una mia conoscenza, felice figlia adottiva di una famiglia agiata che le vuole un sacco di bene, ha sentito fortemente la necessità di conoscere le sue origini ed è partita alla volta della Calabria.
Io abito in un piccolo paese, dalla nascita, che ora è grandemente cambiato. Vi sono numerosi immigrati, molti negozi hanno chiuso per vari motivi, le piazze non hanno più i bei caffè; se fossi stata lontana, tornando non l' avrei riconosciuto, ma avrei sempre trovato qualcuno che mi avrebbe fatto sentire a casa mia. Senza radici non si può.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Censorina, io ho avuto la stessa - triste - esperienza della tua conoscente, dopo che, a distanza di anni, sono tornata a Trieste, cittò natale di mio padre in cui ho vissuto per un po'. Niente più caffé in viale, né più studenti a fare "vasche" (lo struscio). Pochissima gioventù: assolutamente - e amaramente - irriconoscibile. E di radici non ne ho più, purtroppo.
Grazie per la visita e a rileggerci.