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mercoledì 31 agosto 2011

Bastian Tafazzi e la barca

È vero: non sono furbissima, ma preferisco essere un po' cojona - come si dice a Roma - piuttosto che disonesta ed egoista. Per questo dico che ci dovete tassare!
La mia beneamata metà ha, insieme a due amici, una barchetta da pesca di 6 metri che hanno pagato 4.500 euro (1.500 e cranio). Ogni mese pagano il rimessaggio (120 euro, 40 a testa) e ogni anno l'assicurazione sul motore (90 euro, 30 per ciascuno). Se ci sono spese di manutenzione, le dividono tra di loro. Idem il carburante.

Il Vater (rectius Valter, con la "V", ma Vater è più figo!) non ha vizi, tranne qualche tirata di pipa e un toscanello al caffè ogni tanto, ma ama pescare e cucinare il pesce (quando lo becca) per gli amici, dato che a noi non piace. E allora, perché privarlo del suo hobby? Ma, d'altra parte, perché non fargli pagare un quid per qualcosa che non è certamente un bene primario? Ebbene, tranne che per le voci suelencate, non paga un cazzo.


Una volta esisteva una "tassa di stazionamento", abolita nel 1999 (finanziaria del 2000). Per i natanti (che sono le barche da diporto sino a 10 metri, e qui c'è il valore di alcune di esse) si pagava annualmente la stratosferica somma di £ire 400 a centimetro: un 6 metri pagava dunque 240.000 lire. Diciamo, ad oggi, 120 euriki? Tanto quanto un mese di rimessaggio. Nel 2003 è stata abolita anche quella sulle imbarcazioni, che sono le barche da diporto da 10 metri sino a 24 (dallo stesso sito riporto qualche valutazione delle "barchette" tra i 14 e i 16 metri): dopo si passa alla categoria delle navi...

Leggo
qui un articolo (già vecchio di due anni) in cui si pensava di porre mano alla faccenda: ma nisba, ancora non si paga una sega. Dato che stiamo raschiando il fondo del barile, non sarebbe il caso di imporre una gabella (magari progressiva, perché una barca da 5.000 euro non può pagare lo stesso di una da 350.000!!!) sull'hobby dei pescatori della domenica? Checché se ne dica, nessuno rinuncerà all'uscita in mare.

venerdì 12 dicembre 2008

Arriva la "Robin-Bastian-Hood Tax":
statev'accuorte, non finisce qui!

Quand'ero ragazzina, mi sono creata un paese tutto mio: si chiamava... be'... diciamo che oggi il suo nome sarebbe "Governatorato di Bastianopoli".
Ero un dittatore, assommando in me tutte le cariche: Ministro degli Esteri (viaggiavo un casino!); Ministro degli Interni (mio fratello voleva giocare con me, ma l'ho messo subito in gattabuia e non so più dove ho buttato la chiave). Ma, da brava meticcia con sangue anche genovese nelle vene, quello che mi piaceva di più era il Ministero delle Palanche (dei soldi). In realtà ero ricchissima, per cui non avevo bisogno di tassare nessuno, ma ne spendevo - in opere socialmente utili - moltissimi: cinema, luna park, parchi gioco, giardini...

Visto come stanno andando le cose oggi, periodo in cui anche la mia ultra-spendacciona metà comincia a fare economia (il che è gravissimo!), ho deciso di rispolverare l'antica mia attitudine a maneggiar soldi, e farò tutto quello che non ho fatto allora: inizio a tassare a destra e a manca, e voglio proprio vedere cosa riesco a racimolare...

Prima di tutto parliamo di del limbo fiscale in cui naviga allegramente il mondo della pesca da diporto. "La situazione della nautica da diporto non è oggetto di indagini statistiche certe... Lo studio EURISPES/UCINA (1993) dichiarava la presenza di tre milioni di diportisti in Italia...": così inizia uno studio del Comune di Piombino (le sottolineature sono mie). Chi fa nautica e pesca da diporto, lo fa per hobby, per divertimento: dunque, da questo mare magnum sono esclusi coloro che pescano per professione con imbarcazioni destinate alla professione. Perché, dunque, i pescatori della domenica non cacciano un euro per il loro svago? Che magari un po' il mare lo inquina; che magari un po' toglie fauna ittica a chi con la pesca ci campa.

U
na volta si pagava la Tassa di Stazionamento, ma è stata abolita con la Legge 172 dell'8 luglio 2003. Perché? Eravamo troppo ricchi, o pensavamo di fare un piacere a della povera gente? Per quale cazzo di motivo mi fai pagare la tassa di possesso (il bollo) di una vecchia e scalcagnata Panda con cui vado al lavoro, e non la tassa di possesso della barca?
Bene, allora cominciamo a tassare da qui e per step: e iniziamo dalle imbarcazioni da diporto, che sono quelle di lunghezza superiore ai 7,5 metri se a motore o 10 metri se a vela, tenendo fuori - per ora - i natanti da diporto, di lunghezza inferiore.
Nel 2005 (3 anni fa!) risultavano iscritte nei Registri Nautici oltre 70.000 imbarcazioni tra i 10 e i 24 metri, che costano - come minimo - svariate decine di migliaia di euro: se da costoro mi facessi dare una stronzata, diciamo 120 euro l'anno, avrei un gruzzolo di ben 8.400.000 euro! Che fai, li butti? No, vero?

E parliamo anche della pesca da diporto
. Quando l'estate andiamo in vacanza in Croazia paghiamo il "permesso di pesca": per un mese sono 700 kune, circa 100 euro. Da uno studio della EFSA Italia, effettuato tra il maggio 2003 e il maggio 2004, sono stati rilevati 385.000 pescatori sportivi, cioè che non fanno i pescatori di mestiere, per le sole acque salate. Voglio essere buona e a loro chiedo 100 euro/anno per divertirsi e risparmiare sulla spesa (le spigole non di allevamento al mercato costano tra i 30/40 euro al chilo) ed ecco che m'imberto altri 38.500.000 di euriki!!
Anche perché non capisco il motivo per cui la pesca nelle acque interne sia soggetta ad una licenza regionale a pagamento, e quella in mare no.
Insomma, con questa monovrina ho intascato quasi 47 milioni di euro, non facendo male a nessuno. Che ci faccio? Li spalmo sulla tanto denigrata Social Card - che verrà assegnata a 1 milione e 300 mila italiani indigenti - che si ritroveranno altri 36 ulteriori euro a cranio: magari per permetter loro di fare il pranzo di Natale con il panettone, le noci e la cioccolata. E non finisce qui...