giovedì 24 settembre 2009

Dei rei confessi.
Dei delitti e delle pene.

Potevo anche non scriverli i loro nomi, tanto nessuno li ha dimenticati. Come credo che nessuno abbia dimenticato i nomi e i volti dei loro carnefici.
Tommaso Onofri - Tommy per tutti noi, ormai - aveva solo 18 mesi quando è stato rapito dalla sua abitazione il 2 marzo 2006. Il suo corpicino verrà ritrovato solo un mese dopo: l'assassino, Mario Alessi, inchiodato da prove circostanziali e scientifiche, confessa: "L'ho ucciso perché piangeva". È reo confesso.

In quella che è passata alla cronaca come "la strage di Erba" - 11 dicembre 2006 - sono morte 4 persone, 3 donne e un bimbo: Youssuf - di soli 2 anni - sua madre Raffaella Castagna, la nonna Paola Galli e una vicina di casa, Valeria Cherubini. Mario Frigerio - marito della signora Valeria - è stato ridotto in fin di vita. In 20-25 minuti sono stati inferti 76 colpi, tra coltellate e sprangate. Il movente? 3.500 fottuti euro che i Castagna avevano chiesto come risarcimento per le lesioni riportate da Raffaella nel corso di una lite con i vicini - Olindo Romano e Rosa Bazzi, gli assassini - quasi un anno prima, il 31 dicembre 2005. Rei confessi entrambi, salvo poi ritrattare, come si conviene ad ogni criminale che si rispetti.
Il PM, chiedendo l'ergastolo per i due, nel corso della requisitoria definì la ricostruzione dei delitti
"un viaggio nell'orrore".

Attraverso i propri avvocati, 3 giorni fa, i due - attualmente detenuti in istituti di pena diversi - hanno chiesto una sorta di "ricongiungimento familiare": aspirano ad una
cella matrimoniale. E il magistrato che dovrà decidere sul merito sta acquisendo la documentazione, trovando "immotivata" la loro separazione. Tra le circostanze addotte dagli avvocati a sostegno della richiesta è il fatto che "lei è depressa e lui ansioso e cupo".

Quel che è capitato a Sanaa è talmente recente che vale semplicemente la pena di rammentare che anche il suo assassino - suo padre - è reo confesso: "Era una settimana che ci provavo", dichiara soddisfatto. Missione compiuta.

Un commento al post precedente, sulla sorte toccata a Sanaa, mi ha spinto a elaborare qualche pensiero che continuava ad affacciarsi. Lo ha lasciato Martina, che non è certo una sanguinaria: "...di fronte agli estremismi divento "nucleare", specialmente quando, ancora una volta, sono le donne ad esserne vittime. E non aggiungo altro perché, cara Bastian, sai come la penso...". Ora, a meno che io non abbia preso un abbaglio grossolano - del che, Martina, mi scuso sin da ora - sembra che anche lei, di fronte a questo tipo di crimini, senta il sangue ribollirle e forte il richiamo dell'antica legge: occhio per occhio.

La principale obiezione che avanza chi è contrario alla pena di morte è che si potrebbe condannare un innocente: nel caso dei rei confessi questo rischio non sussite.
Nel suo "Dei delitti e delle pene" il Beccaria, oltre a ritenere l'ergastolo più punitivo della pena capitale perché "non vi è alcuno che, riflettendovi, sceglier possa la totale e perpetua perdita della propria libertà per quanto avvantaggioso possa essere un delitto" (piccola chiosa: nelle galere di una volta, non nelle attuali con le celle matrimoniali!), considerava l'elemento "spettacolare" dell'esecuzione capitale "un supplicio fatto più per essi (per chi vi assiste, ndr) che per il reo". E qui ha ragione.
Nessuna spettacolarizzazione, dunque, ma neanche celle con la TV, in compagnia della moglie e con il letto matrimoniale, per un certo tipo di delitti e di fronte alla confessione del colpevole. Questo tipo di criminali non ha diritti, tanto meno quello supremo, il diritto alla vita. Diritti ne hanno le vittime e le loro famiglie. Diritto alla vendetta (sì, vendetta, non voglio girarci intorno) lo ha anche la società: perché si paghi il fio, come si diceva una volta.


35 commenti:

Alessandro Arcuri ha detto...

Mah, se la pena di morte fosse un deterrente sul serio, negli Stati Uniti non dovrebbero esserci praticamente crimini...

Bastian Cuntrari ha detto...

@Ale, infatti non ho parlato di "deterrente". Ma di "punizione".
Pura e semplice.
Un saluto.

il Russo ha detto...

Mi spiace Bastian, ma quella che tu invochi si chiama tortura. La pena è la privazione della Libertà (prova a starne senza in cambio di una televisione a colori, poi ne riparliamo), non l'accanimento.
Il carcere deve redimere, rieducare e, se possibile, reinserire, non vendicare...

Rouge ha detto...

Bastian non sono per nulla d'accordo. Credo che la pena di morte sia una aberrazione quanto i crimini commessi da coloro per la quale la invochi. D'accordo col Russo sulla funzione del carcere e della pena.

Ormoled ha detto...

Io, estraneo ai fatti, parlo di punizione esemplare (come dici tu si parla di reo confesso). Se fossi il padre o il marito di queste vittime invece parlerei anche, e soprattutto di vendetta. Non vorrei la morte di nessuno, non me ne faccio nulla, ma la galera come una volta si, e non escludo l'istinto di 4 cazzotti ben dati personalmente (forse anche ogni giorno non so sto provando a immaginare). Ma quando hai perso il pertibile poi cosa mi rimane. Non so. Spero solo che non mi capiti mai e poi mai una cosa del genere. Di sicuro non mi permetterei mai di giudicare nessuno.
Ciao Bastian, buona serata.

enne ha detto...

Bastian, quel colpo di pistola mi ha fatto saltare sulla sedia...
Adesso ti dirò una cosa un po' forte.
Personalmente sono contraria alla morte di Stato. Mi raggela. Vorrei, però, che le carceri fossero luoghi di punizione e rieducazione seria. Senza celle matrimoniali ed optinal di vario genere.
Nello stesso tempo non mi stupisce la Vendetta privata, quella che porterebbe me, per esempio, a colpire l'eventuale assassino di mio figlio.
Hai citato i Castagna.
Sarò una donna primitiva, ma subito dopo la strage sentii il padre di Raffaella parlare di perdono cristiano.
Perdono cristiano a chi ti ha ammazzato moglie, figlia e nipote?
Nemmeno per idea.

Punzy ha detto...

E' logico e legittimo il desiderio di vendetta. Ma da parte delle istituzioni va perseguita la giustizia, non la vendetta.
Il motivo di tanta esasoerazione è la non certezza della pena. Se negli anni avessimo avuto conferma della certezza che il colpevole sconti il dovuto oggi avremmo più fiducia nel sistema giudiziario.
Io ritengo che non tutti abbiano la possibilità di essere recuperati e per i sociopatici irrimediabili il carcere resta comunque l'unica soluzione, in virtù della loro pericolosità sociale
Ma se privassimo qualcun altro della vita, non saremmo migliori di loro.
Capirei benissimo le ragioni della mamma di tommy se strozzasse Alessi con le sue mani e perdonerei, anche.
Non lo capirei, però se a farlo fosse lo stato.
Lo stato, in quanto nostro rappresentante, dev'essere un tutto superiore alla somma delle parti e quindi anche al di sopra del legittimo sentimento di vendetta

Vincenzo Cucinotta ha detto...

La vendetta è un fatto umanamente concepibile e in taluni casi perfino giustificabile, ma solo come fatto strettamente privato. Se mi uccidi un figlio, io ti uccido anche se non puoi più nuocere.
La funzione dello stato però è differente: non capisco come tu possa concepire la funzione della pena che lo stato commina come una vendetta. Lo Stato non ha nulla di cui vendicarsi, ha da garantire il proprio funzionamento, e quindi il rispetto della legge. Da questo punto di vista, la cosa sicuramente più importante è la certezza della pena, e quindi l'accertamento dei colpevoli, e che la pena comminata sarà effettivamente espiata. Quanto un recluso soffra, in sè non cambia molto l'effetto ottenuto. Il caso che riporti è davvero terribile, e la cella matrimoniale parrebbe anche a me davvero assurda.
Ti faccio comunque presente che in realtà oggi abbiamo situazioni carcerarie ben al di sotto della semplice vivibilità a causa del sovraffollamento, anche in conseguenza del prevedere la reclusione per reati sempre nuovi (ultimo e significativo quello di clandestinità), senza predisporre le strutture che dovrebbero ospitare i nuovi reclusi.

Punzy ha detto...

Dimneticavo: la cella matrimoniale è inconcpibile
detto in altre parole nun se pò sentì

Martina Buckley ha detto...

Cara Bastian, un po' mi hai frainteso. Non intendevo "occhio per occhio", non credo alla legge del taglione. Sono sempre stata e continuerò dempre ad essere contraria a pena di morte e tortura. Il sistema giudiziario di un paese democratico deve dimostrarsi superiore e non mettersi allo stesso livello dei criminali. La pena di morte non è un deterrente e comunque negli USA in genere viene giustiziato solo chi non può permettersi un buon avvocato.
L'hai visto Dead Man Walking con Sean Penn e la solita incommensurabile Susan Sarandon? Quel film è un pugno allo stomaco e riassume bene le mie posizioni.

Però, da questa posizione alle celle matrimoniali, gli arresti domiciliari e tutto il resto, ne passa di acqua sotto i ponti. I responsabili di tali omicidi devono essere giudicati e puniti secondo le leggi democratiche del paese che hanno offeso. Senza mettersi al loro livello. Se sono psicopatici, forse la riabilitazione è impossibile ed è necessario, letteralmente, buttare via la chiave. Se invece non coesistono malattie mentali, è necessario rieducare. Anche se il loro destino è di rimanere in carcere per il resto dei loro giorni, la rieducazione è necessaria. Anche se non sfocia in riabilitazione. Il tentativo è necessario.
Un abbraccio

Rolando ha detto...

il tuo post è davvero tosto, affermi quelle cose che ufficialmente una società moderna e progressista non direbbe mai.
credo che rimanere venti, trenta, quarant'anni in carcere, fino alla fine della propria vita, sia una pena enorme, da comminarsi a chi è colpevole di enormi delitti.
in teoria lo stato dovrebbe, come diceva Punzy, essere maggiore della somma delle sue parti.
la pena di morte non è un deterrente, certo, ma disseta momentaneamente il senso di vendetta.
non è civile, certo, come non lo sono i delitti che tu hai citato.
non vedo molta civiltà nè nell'ergastolo nè nella pena di morte, a dire il vero, solo che con l'ergastolo la nostra coscienza collettiva è un tantino più riparata.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Russo e Rouge: siete sulla stessa lunghezza d'onda, quindi replico ad entrambi.
Di fronte a questo tipo di delitti, di fronte ad una confesione, non credo a nessun tipo di rieducazione o di riabilitazione, giacché dovremmo sperare che - in galera - costoro si rendano conto che è "sbagliato" ammazzare un bambino perché il suo pianto ti infastidisce; o sgozzarne un altro perché sua madre ti ha fatto causa; oppure tagliare la gola a tua figlia perché si è innamorata di un uomo che professa un credo religioso diverso dal tuo.

Guardiamoci nelle palle degli occhi e - senza ipocrisie ed infingimenti - domandiamoci se si ritiene possibile "condurre fuori" ("e-ducère", questo è l'etimo della parola), liberarli dai loro perversi schemi mentali, ed insegnare regole di comportamento civile, facendogliele assimilare.
Credete davvero che in carcere si possa iniziare, e far giungere a buon fine, questo tipo di "redenzione" in persone adulte che, anche distanza di tempo dai crimini commessi (studiati nei particolari e lucidamente premeditati) non hanno speso una sola parola di "pentimento", ma si preoccupano esclusivamente (ancora) del proprio "benessere"? Come i mostri di Erba, che stanno male perché sono separati? Io no. Non lo credo.

Un abbraccio ad entrambi.

Joe ha detto...

Io avrei assai piu' paura di finire in galera per il resto della mia vita che non della pena di morte. Il problema e' che alla sentenza all'ergastolo segue poi l'incarceramento di soltanto qualche anno. Le persone che commettono i crimini da te elencati (non quelli di tipo religioso) sono spesso malati di mente che dovrebbero essere rinchiusi in manicomio per il resto della loro vita in quanto una cura e'impossibile. Penso che uccidere un'altro essere umano, come punizione per i crimini commessi, sia ripugnante in quanto si tratta di un rimedio che implica certezze sulle condizioni mentali del colpevole che sicuramente non possediamo.

XXX

Bastian Cuntrari ha detto...

@Ormoled, Enne e Punzy, avete toccato tutti l'argomento della "vendetta privata" che in certo qual modo "assolvereste". E anch'io.
Nello stesso modo, non mi passerebbe neanche per l'anticamera del cervello un qualunque tipo di "perdono".

Sull'assoluta mancanza della "certezza della pena" mi pare si sia tutti d'accordo: non esiste. Gli ergastoli comminati si riducono regolarmente e gli assassini escono liberi come l'aria che le loro vittime non respirano più: ed esiste un progetto di revisione per l'abolizione anche di questa pena. Il massimo comminabile saranno 38 anni e qui segnalo un post interessante sull'argomento.

Ma allora, la pena deve o no essere commisurata alla gravità del dilitto?
L'art. 276 del Codice Penale recita:
"Chiunque attenta alla vita, alla incolumità o alla libertà personale del Presidente della Repubblica, è punito con l'ergastolo."
Con tutto il rispetto per il nostro Presidente, il suo rapimento - sulla bilancia della giustizia e della legge - ha lo stesso "peso" dell'omicidio brutale di un bimbo indifeso? Per me no. Peso diverso, pena diversa.

E grazie per la serenità dei vostri commenti, cari.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Vincenzo, ho detto che "la società" (in quanto insieme di essere umani) ha, per me, diritto alla vendetta: è inutile che ti rammenti - perché certamente lo saprai - che la parola trae origine da "venum dicare", cioè "pagare il prezzo". Il nostro aggettivo "venale" (che può vendersi, che ha un prezzo) ha lo stesso etimo.

Visto che io - privato cittadino - non posso "esigere" personalmente il prezzo dell'azione criminale commessa, mi aspetto che lo faccia lo Stato.
Ma lo Stato - poiché non v'è certezza della pena - non lo fa: fa sconti, perché il genere di pena comminata può essere scontata, a differenza della pena definitiva. E dunque il prezzo che la legge vorrebbe si pagasse, non è mai "il giusto prezzo". Gli unici ad avere "certezza della pena" sono i familiari delle vittime: per loro - davvero - "fine pena mai".
Un saluto.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Martina, da noi si dice che "ho messo le mani avanti per non cascare indietro", nel senso che mi sono preventivamente cautelata da qualsivoglia fraintendimento del tuo commento al post precedente. Grazie del chiarimento (ma poi - in segreto - mi spiegherai cosa hai inteso dire affermando che, in certi casi, diventi "nucleare"...).

Non parlo della pena di morte come deterrente e poco m'importa dei risultati (non) ottenuti negli USA. Quello che mi interessa è l'irrogazione e l'applicazione della pena nel mio paese.
Mi sembra si sia tutti d'accordo che l'ergastolo non risulti più essere una "condanna certa". Che senso ha allora affermare che per gli psicopatici dovremmo buttare la chiave, perché sono irrecuperabili, mentre per gli altri si dovrebbe quantomeno tentare la rieducazione? Leggo qui definizioni di psicopatia, sociopatia e disturbo antisociale della personalità.

Mi soffermo sulla psicopatia:
"È un disturbo di personalità definito da tratti e comportamenti. Gli psicopatici sono privi di
coscienza e sprovvisti di capacità empatiche, senso di colpa e lealtà verso chiunque. Sono
concentrai solo su se stessi".

In cosa - gli autori dei delitti che ho richiamato - differiscono da costoro, tanto che per essi sarebbe auspicabile un "recupero"? Credo in nulla. Allora buttiamo la chiave. Ma la chiave da noi non si butta, e le porta della galera si riapriranno. Comunque e per tutti. E allora?

Con l'affetto di sempre, Martina, un bacione.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Rolando, credo tu abbia perfettamente centrato il senso del post: sì, volevo affermare "quelle cose che ufficialmente una società moderna e progressista non direbbe mai."
Ma che, spesso, si pensano.

Un anno e mezzo fa ho postato su questa notizia e Fabio (che vorrei tanto sapere che fine ha fatto...), commentava così: "Probabilmente la mia opinione è spesso dettata dall'onda che mi travolge nel momento in cui leggo o ascolto episodi simili; e probabilmente è una opinione assai discutibile e poco condivisibile, ma credo che in casi simili, una volta assolutamente accertati, vadano puniti con una pena che io detesto, la morte."

Forse (e dico "forse"...), se avessi aspettato ancora qualche giorno la furia si sarebbe placata, lo sdegno sarebbe rientrato entro limiti tollerabili e l'odio avrebbe assunto il più civile aspetto della rabbia composta. Ma ancora oggi - rispondendo qui - subisco ancora i postumi dell'ubriacatura di orrori di cui ho scritto. Se fra un mese si dovesse votare per la reintroduzione della pena di morte, probabilmente voterei contro. A patto che - il giorno prima della consultazione - non debba leggere di un altro bimbo sgozzato perché il suo pianto infastidiva.

Mi dirai che la giustizia deve essere al di sopra delle passioni e delle emozioni del momento.
Forse è vero: ma perché? Chi dice che si deve "dimenticare" - perché alla fine di questo si tratta - quanto la nostra vita sia stata saccheggiata?

Un abbraccio più forte del solito, Rolando.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Joe, io credo che chiunque delinqua sia uno psicopatico, o un sociopatico: nessuna persona "normale" - che dunque si inserisce normalmente nella società e ne accetta le regole - terrebbe un comportamento criminale.
Ma con questo non voglio dire che i delinquenti siano dei "malati di mente", come invece mi pare tu sia propenso a ritenere: non lo dico del truffatore, del rapinatore e dell'assassino.
Hanno scelto un mestiere che - come tutti le professioni - comporta dei rischi. Più è elevata l'offesa che si reca alla società, maggiore deve essere la punizione.

XXX

Martina Buckley ha detto...

Cara Bastian, anch'io sostengo che chi sgozzi un bambino perché piange sia uno psicopatico. Su questo ci troviamo totalmente d'accordo. Il mio "nucleare" si riferiva al fatto che non concedo "bail" (la famigerata causione dei sistemi giudiziari di tipo anglosassone) pratica o simbolica per questi tipi di delitti. Difatti, per questo tipo di delitti nei sistemi anglosassoni non sono previsti ne' cauzione ne' arresti domiciliari.

In realtà sostanzialmente siamo d'accordo. L'unico disaccordo è l'uso della parola "vendetta" che secondo me non si accorda ai principi di un sistema giudiziario democratico. Ma la punizione ci dev'essere, e dura, anche e soprattutto per permettere una "closure" emotiva ai familiari delle vittime.
Un abbraccio

Bastian Cuntrari ha detto...

@Martina, da noi l'istituto della "cauzione" non esiste: almeno quello ce lo siamo risparmiato! Per quanto riguarda il resto del discorso, sono contenta che si sia in sintonia, almeno il linea di massima...
E per il significato che intendevo dare alla parola vendetta, ti rimando alla risposta che ho dato - più sopra - a Vincenzo. È quello che intendevo.

Un bacio, mia cara.

Joe ha detto...

Bastian, il folle che uccide un bimbo perche' piange non e' membro di nessuna professione: e' semplicemente uno squilibrato con tendenze criminogene e, a mio parere, deve essere trattato dalla legge come tale. Quale persona equilibrata commetterrebbe un delitto di questo genere?

XXX

SCHIAVI O LIBERI? ha detto...

Cara Bastian, questo tuo post, mi coglie spiazzato.
E' difficile immaginare cosa si possa provare, con un dolore così grande: solo chi lo vive può.
La pena di morte è sbagliata, e le carceri dovrebbero rieducare.
Io voglio pensare a prima però, non quando il delitto è fatto: rendere questa società meno violenta.
Si può rendere l'uomo meno bestia di quello che è?
Credo di si, ma non in questa società dove vige la lotta per la sopravvivenza.
Un abbraccio, cara.
Grazie per questa riflessione.

Rouge ha detto...

@ Bastian: guardandoti nelle palle degli occhi ti dico sì, e che vale la pena crederci.
Poi potrà succedere che uno non si redima, che uno abbia disturbi mentali tali da non permettergli pentimenti o prese di coscienza, ma applicare la pena capitale vuol dire togliere questa possibilità di pentimento e una società che voglia chiamarsi civile deve dare questa possibilità. Altrimenti è solo barbarie.

Gap ha detto...

Penso di aver riflettuto abbastanza per poter esprimere un mio pensiero, tanto tu sai qual è. Altri lo hanno detto prima e meglio di me. Faccio proprie tutte le posizioni contro la pena di morte statale, vendetta personale e altro. Però ti dico che se qualcuno toccasse le mie figlie il primo pensiero sarebbe quello della vendetta estrema. Poi non sarei capace di portarla a termine per tanti motivi, ma il pensiero ci sarebbe.
Sulla funzione rieducativa del carcere ne potremmo parlare per ore, come sai una figlia lavora nell'ambito. Rieducazione mai, privilegi per pochi (chi ha soldi o potere diognigenere), abbandono totale di chi vuole e cerca un reinserimento da parte dello Stato e enti privati di volontariato che cercano di supplire le mancanze statali e altro ancora. Durezza verso chi ruba per fame, e sono molti di più di quanto riusciamo ad immaginare ma non finiscono nei giornali, tolleranza verso piccoli e grandi boss. Dentro o fuori il carcere si ripetono sempre gli stessi prototipi. Ricchezza e potere contro poverta e debolezza.

enne ha detto...

Gap, se toccassero mio figlio credo proprio che passerei sopra al fatto di essere sempre stata una non-violenta.
Spero di non dovermici mai trovare.

Un bacio alla padrona di casa.

Ale ha detto...

Come ha sottolineato enne, ci sono situazioni in cui il nostro raziocinio sfuma improvvisamente e ci fa virare verso emozioni mai provate prima d'ora. Con questo non giustifico niente e nessuno ovviamente. Condivido assolutamente con te il fatto che non bisogna esagerare nei lussi ai detenuti, a momenti stanno meglio loro di noi.

l'incarcerato ha detto...

Questa volta non andiamo proprio d'accordo Bastian. Sai quante volte e quanti post dedico al problema carceri. Per favore non contribuiamo a rafforzare il luogo comune che le carceri sono degli alberghi e tutte le altre amenità.

Anche chi ha commesso il peggior crimine ha il diritto di vivere rispettando la sua vita. Se agiamo d'istinto e irrazionalmente, è ovvio che a tutti verrebbe la volgia, specialmente chi è coinvolto personalmente, di prendere chi comemtte questi omicidi e di torturarlo fino ad ammazzzarlo.

Ma per fortuna non abbiamo l'etica e una costituzione, nata apposta, che tuteli la dignità di tutti.

Vedi l'ultimo commento, questo di Ale, cara Bastian?

"Condivido assolutamente con te il fatto che non bisogna esagerare nei lussi ai detenuti, a momenti stanno meglio loro di noi."

Ecco, questo è il risultato di certe argomentazioni. Non ho nemmeno la voglia di rispondergli, basta che si va un po' ad informare e si accorgerà della bestialità che ha detto.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Joe, agli onori della nostra "cronaca nera" nazionale sono - in questo periodo - due delitti. Il primo (il così detto "delitto di Garlasco") vede imputato un giovane dell'omicidio della propria fidanzata, Chiara (26 anni). Il movente potrebbe essere (condizionale d'obbligo, vista la complessità della vicenda) il rifiuto della ragazza di apparire in filmini hard casarecci ovvero il fatto che Chiara avesse scoperto sul PC del fidanzato foto e video pedopornografici.

L'altro episodio di nera ha per vittima un'altra giovane donna, Meredith Kercher, che avrebbe rifiutato di partecipare ad un perverso gioco sessuale di gruppo, e per questo sarebbe stata assassinata.

Scoprire un "vizietto" segreto e rifiutare prestazioni sessuali particolari: anche chi ha ucciso per tali futili motivi - secondo te - sarebbe un malato di mente, uno squilibrato?
Se così fosse, avremmo manicomi criminali pieni e carceri vuote.

XXX

Bastian Cuntrari ha detto...

@Schiavi o Liberi, il tuo commento mi conforta, perché è vero che il post può apparire un'apologia della pena di morte, ma in realtà è una riflessione.
Come giustamente hai rilevato.
Sì, credo che si potrebbe rendere questa società - a priori - meno violenta: iniziando dalla violenza verbale, dalla virulenza di certi attacchi cui la TV ci sottopone quotidianamente. E non parlo (solo) dei politici. Per loro è semplice "mestiere". Mi riferisco a quelle trasmissioni trash che mandano in onda litigi tra condòmini, tra coniugi, tra ex amici. E a quei giochi per ragazzini fatti di ammazzamenti in 3D, tipe mezze nude che fermano le pallottole con una spada: ne fanno la pubblicità in questi giorni e già lo spot è sconvolgente.

Discorso da "anticaja e Petrella". Forse: ma forse solo persona normale che è stufa di tanta violenza da Grand Guignol che ci circonda ed alla quale ci stiamo assuefacendo.
Ma nell'attesa che il nostro modo di proporci cambi e torni entro canoni civili (se mai una regressione sarà possibile), che fare? Come "rieducare" i mostri?

Ti abbraccio, mio caro.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Gap, è questa la risposta che volevo: "... però ti dico che se qualcuno toccasse le mie figlie il primo pensiero sarebbe quello della vendetta estrema. Poi non sarei capace di portarla a termine per tanti motivi, ma il pensiero ci sarebbe."

Nel senso che l'impulso, il desiderio, il pensiero di dare la morte a chi ci ha privato - dando la morte - degli affetti più cari, è in tutti noi. Che poi personalmente "non se ne sia capaci" è un altro discorso. Così come una donna stuprata non sarebbe capace di vendicarsi di chi l'ha violentata, magari tagliandogli l'uccello (ma sicuramente vorrebbe saperlo e poterlo fare), e dunque "delega" allo Stato il compito di vendicarla. Auspicabilmente con una pena commisurata al delitto.

In relazione all'ultima parte del tuo commento, no, non sapevo avessi una figlia impiegata nei servizi carcerari. Quanto alle altre considerazioni che fai, se fossimo a scuola, direi che sei andato "fuori tema" (ma non sei stato il solo): scusami, ma mi sembra un collage di luoghi comuni di un ultragarantista. Se vuoi, sputami 'nt' all'uocchie, ma io ti mando lo stesso un bacio ...

Bastian Cuntrari ha detto...

@Enne, lo stesso fare io se mi toccassero Valter.
Un abbraccio, gemella.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Ale, condividi il pensiero di Enne, ma "...con questo non giustifico niente e nessuno ovviamente.
Io sì, invece: la giustificherei la "vendetta privata" di una madre cui hanno ammazzato il figlio "perché piangeva troppo". E l'assolverei.
Un bacione.

Bastian Cuntrari ha detto...

@Incarcerato, nel mio post non ho affatto affrontato l'argomento delle condizioni dei detenuti, se non riportando la notizia della richiesta dei mostri di Erba, Olindo Romano e Rosa Bazzi, di avere una cella "matrimoniale". E la richiesta l'hanno avanzata i loro avvocati, non è una mia invenzione, ergo, si può fare...

"Anche chi ha commesso il peggior crimine ha il diritto di vivere rispettando la sua vita."
Per me no: la nostra Costituzione non contempla la pena di morte - è vero - ma l'ergastolo sì. E il carcere duro sì. E l'isolamento sì.
Be', per i casi che ho citato - è la mia opinione - il minimo che possa darsi ai rei confessi (non dimentichiamolo!) è l'insieme di quanto previsto dal nostro ordinamento: ergastolo in cella d'isolamento. Poco dignitoso? Disumano? Tal quale il loro delitto.

Quanto al commento di Ale, credo si sia lasciato prendere un po' la mano: è un ragazzo molto misurato e non intendeva - letteralmente - affermare che "stanno meglio di noi". Ha scritto infatti "a momenti"...

Non possiamo essere sempre d'accordo Inca!
Sai che noia, sennò? Ti abbraccio.

Gap ha detto...

Sui luoghi comuni che mi addebbiti, mi dispiace, ma non ti rispondo e non scendo in polemica. Non sempre i luoghi comuni, come li chiami, sono una riduzione semplicistica della realtà, e dovresti saperlo.

Joe ha detto...

Sia il mio che il tuo sono comunque solo punti di vista molto empirici. La psichiatria non e' scienza, ma stregoneria moderna e non si puo' stabilire con certezza scientifica chi sia un malato mentale e, se malato, se si puo' curare. Siamo veramente tutti molto ignoranti su questo soggetto.

XXX