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venerdì 29 gennaio 2010

L'altra faccia della Legge

Ci sono leggi che detesto dal profondo dell'anima. Vuoi perché le trovo estortive, se m'impongono un esborso che non capisco, vuoi perché sono applicate in maniera discriminatoria: tu la devi osservare e tu no. L'Oscar va sicuramente al Regio Decreto Legge del 21 febbraio 1938, n° 246, che "disciplina gli abbonamenti alle radioaudizioni": insomma, la legge istitutiva del canone RAI. Ogni volta che pago, mi rode il chiccherone, perché mi sembra di pagare la tassa sul macinacaffé elettrico che non uso, stante il fatto che non vedo programmi RAI per non fare audience. Ma c'è la Legge.

E poi la legge istitutiva del "certificato antimafia". Se volessi iscrivermi all'Albo Fornitori della Pubblica Amministrazione per partecipare a qualche gara, dovrei presentarlo: chissà perché non è richiesto a chi si candida a cariche pubbliche... Poi c'è la cazzata stratosferica del Decreto Legislativo n° 196 del 2003 (sulla protezione dei dati personali, c.d. Legge sulla Privacy) che costa alla mia microazienda - che sono solo io - 300 euriki l'anno perché una società di servizi certifichi che i "dati sensibili" (ragione sociale, indirizzo e Partita IVA) dei miei clienti e fornitori sono tenuti "a norma", cioè con un livello di sicurezza tipo Fort Knox. Ragione sociale, indirizzo e Partita IVA sono "dati sensibili"??? Ma vaffa***
Ma c'è la legge.


Una nuova "chicca" l'ho scoperta da poco. Si tratta della
Certificazione Energetica degli edifici (legge fresca fresca, è del luglio scorso) che attribuisce una "classe" all'isolamento termico della casa e/o appartamento: classe A = perfetto, classe ... D? (boh?) = spifferi. Quando a giugno faremo il rogito per la vendita della casa dovrò esserne in possesso (costo 250-300 euriki da dare ad un tecnico abilitato): ma pensate che se avessi una casa con gli spifferi il notaio non farebbe il rogito? No. L'acquirente potrebbe impormi di provvedere? No. Quindi, un cazzo di pezzo di carta qualunque.
Ma c'è la legge.

Po
i ci sono le leggi promulgate in certi periodi particolari e con fini mirati, che - a mio parere - hanno ancòra ragion d'essere. Una è certamente quella che sancisce l'obbligo di denunciare all'autorità di P.S. la locazione degli immobili (D.L. 21 marzo 1978 n° 59) che raggiunge un doppio obiettivo: far emergere gli affitti in nero (se Pubblica Sicurezza e Agenzia delle Entrate dialogassero meglio...) e sapere "chi-vive-dove". Erano gli anni di piombo, quelli delle BR, dei covi rossi e neri e dei sequestri di persona.
È la legge.


Qualche anno prima venne promulgata un'altra L
egge a tutela dell'ordine pubblico, la L. 22 maggio 1975 n° 152 che - all'art. 5 - testualmente recita: "È vietato l'uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona, in luogo pubblico o aperto al pubblico". Per luogo pubblico si intende un luogo liberamente accessibile a tutti senza particolari limitazioni, essendo quello il suo scopo e il suo utilizzo normale e prevalente (una piazza, una strada, una spiaggia, ecc.). Un luogo aperto al pubblico è invece quello in cui l’accesso è libero ma in qualche modo regolamentato dal proprietario pubblico o privato. In soldoni, debbo aver modo di guardarti in faccia, magari perché potrei riconoscere in te un pluriricercato e se non vedo il tuo volto mi freghi.

Anche i modi di dire danno al volto un valore particolare. "Metterci la faccia" sta per "esporsi in prima persona, assumendosi le proprie responsabilità". "Te lo leggo in faccia" perché - prima che con le parole - è con la nostra espressione, con il nostro viso che manifestiamo le nostre intenzioni e il nostro pensiero. "Dimmelo in faccia!" sta per sii leale e onesto, anche se devi rimproverarmi: non ti nascondere! Qualunque sia il motivo per cui un viso viene coperto, da noi è vieteto.
È la Legge.