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martedì 22 aprile 2008

...e diamoci un taglio!

Forse due mesi fa, ho dato la disdetta a Telecom dell'utenza telefonica residenziale: sono a studio dalle 9 alle 18 ed oltre; mio marito non torna a casa prima di quell'ora; entrambi siamo sempre raggiungibili su cellulari.
A che pro, dunque, pagare al gestore 40 euro ogni 2 mesi per il solo canone? E ho tagliato.
Credo che molte famiglie italiane, di questi tempi, abbiano fatto altrettanto, eliminando qualche voce di spesa per far quadrare, almeno negli intenti, il bilancio domestico. Non vedo perché lo Stato non debba fare altrettanto. OK l'ho presa un po' alla lontana... parlo della raccolta di firme, il
25 aprile, per i 3 referendum abrogativi di leggi sull'editoria, la cui formulazione trovate qui. Che siano sponsorizzati da Beppe Grillo non c'entra: li avessero promossi Ficarra e Picone varrebbe lo stesso la pena approfondire il problema.

Il 1° quesito richiede sia abrogata la legge sul finanziamento pubblico all'editoria che, ha calcolato Beppe Lopez nel suo "La casta dei Giornali", ci costa 1 miliardo di euro l'anno. Non mi si venga a dire che c'è dietro una questione di tutela della "libertà di stampa" nel senso che, ricevendo contributi statali e non privati
, l'informazione è meno esposta alle pressioni dei finanziatori. L'editoria, attualmente, gode - e come, se gode! - del danaro pubblico e il Rapporto Annuale sullo stato della libertà di stampa e di espressione, redatto da Reporters sans Frontièrs, colloca l'Italia al 35° posto, dopo la Bosnia Erzegovina. Quindi... facitece 'o piacere! Se poi pensate che, tra i trucchi e i machiavelli posti in essere da quest'altra porcata di legge, ce n'è uno che prevede che il finanziamento sia dovuto ai giornali che siano espressione di un partito politico; e che per tale motivo "Libero" di Vittorio Feltri ha ricevuto nel 2003 danè in quanto ufficialmente organo del Partito Monarchico, poi trasformato in una cooperativa, poi in una srl e infine in una ONLUS (avete presente? i bambini in Africa, i malati terminali, le vittime di stragi? ecco, ONLUS...), ma sempre beccandosi lo sporco soldo dello stato. E vogliamo parlare de "Il Foglio" di SuperCiccio Ferrara? Prende soldi perché risulta essere l'organo (te lo dò io, l'organo...) della "Convenzione per la Giustizia", fondata insieme a Marcello Pera (FI) e Marco Boato (Verdi). E indovinate un po' chi risulta tra i proprietari della testata? Mrs. Veronica Lario (in Berlusca)!
Be', scusate, ma io questo 1° quesito lo sottoscrivo tutto.

Il 2° quesito chiede di abrogare la legge istitutiva dell'Ordine dei Giornalisti. Già quando sento parlare di "Ordini" mi viene un certo pizzicorino dietro la nuca: l'Ordine dei Notai, degli Avvocati, dei Farmacisti... Lobbies chiuse a riccio, autoreferenti, vere e proprie corporazioni. E vi faccio solo tre nomi:
  • BENITO MUSSOLINI. Sì lui, il Duce! che nel 1925 ha creato un "Albo", unico al mondo, cui dovevano iscriversi i giornalisti. Se in un regime dittatoriale un'iniziativa del genere è comprensibile, non lo è più in democrazia: nonostante ciò, l'Albo mussoliniano venne trasformato in "Ordine" nel 1963 con proprie regole;
  • LUIGI EINAUDI. A proposito dell'Ordine (allora Albo) ha scritto: "L'albo obbligatorio è immorale, perché tende a porre un limite a quel che limiti non ha e non deve avere, alla libera espressione del pensiero. Ammettere il principio dell'albo obbligatorio sarebbe un risuscitare i peggiori istituti delle caste e delle corporazioni chiuse, prone ai voleri dei tiranni e nemiche acerrime dei giovani, dei ribelli, dei non-conformisti";
  • ENRICO BERLINGUER. Che aggiunse quanto, tra l'altro, fossero discriminatorie le regole dell'Ordine: "Io sono contrario al requisito di qualsiasi titolo di studio per la professione di giornalista, perché considero questo come una discriminazione assurda, una discriminazione di classe, contraria alla libertà di stampa e alla libera espressione delle proprie opinioni".
Sì, firmerò per l'abrogazione di questa Legge assurda.

I
l 3° quesito
, infine, chiede sia abrogata la Legge Gasparri sulla Riforma del sistema radiotelevisivo. I temi che affronta questa legge beffa ad personam (indovinate di chi?) sono diversi. Ad esempio, il tetto sforabile per la raccolta pubblicitaria che, con i soliti giochetti dei portaborse utili-idioti, è stato così manipolato: è stata ridotta la percentuale sui ricavi, dal 30% al 20%. Con una piccola precisazione, però: il 30% corrispondeva a 12 milioni di euro, l'attuale 20% corrisponde a 26 milioni di euro!
Ma, più importante ancora, l'abrogazione di questa norma potrebbe finalmente porre la parola "fine" alla storia infinita dell'esilio di Europa 7, sfrattata dalla propria frequenza da quell'abusivo di Emilio semperFidelis e da Rete 4. La Corte di Giustizia Europea ha già dato ragione a Europa 7, irrogando una multa allo Stato Italiano (cioè a te e a me): se non interverranno modifiche, dal 1° gennaio 2009 tu, io e tutti gli italiani, pro-quota, dovremo pagare qualcosa tra i 330 e i 430 milioni di euro per la bella faccia del Berlusca e di Mediaset!
Ho la calcolatrice sulla scrivania... vediamo... Facciamo una media della multa e diciamo che dovremo pagare 380 milioni di euro. Noi siamo 60 milioni: 380 diviso 60...
Eh no, eh! Oltre 6 milioni di euro a cranio? Ma allora mi rifaccio l'abbonamento a Telecom!
Ho deciso: firmerò anche per questo. E chi volesse sapere dove si raccolgono le firme, eccovi la piantina con le indicazioni.

AGGIORNAMENTO DELL'ULTIMA ORA:
I RADICALI APPOGGERANNO L'INIZIATIVA


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