Sarà che le notizie si accavallano, e che non hai ancora smesso di riflettere su una che subito un'altra ti aggredisce e stordisce, e fai tuo il dolore straziante di tanta gente che neppure conosci.Sarà che confondi i volti: quelli sorridenti di sei giovani in divisa si sovrappongono a quello di una splendida ragazza che sino a poco fa riempiva lo schermo. Nessuno di loro è più con noi. Non i parà morti in Afghanistan né Sanaa - di soli 18 anni - pugnalata a morte dal proprio padre perché innamorata di un non-musulmano.
Sono figlia di militare e quello che sto per dire mi fa male, ma è quello che sento dentro oggi: i sei parà morti a Kabul erano lì perché al loro stipendio si aggiungeva l'allettante bonus della "missione". Avranno pensato, quei ragazzi, che con sei mesi all'estero avrebbero potuto dare l'anticipo del mutuo per la casa, avrebbero potuto sposarsi senza gravare su mamma e papà. Avrebbero potuto.
Ma i loro sogni si sono polverizzati insieme al Lince. C'è ancora qualcuno che ritiene che fossero lì per ragioni ideologiche? Perché davvero convinti di portare la pace? Be', io lo credevo. Una volta. Ora non più. Che la si definisca "missione di pace" non me ne frega un cazzo: lì si muore. Muoiono i nostri e muoiono i civili. Perché nessuno - lì - vuole la pace. O la democrazia. Le ultime elezioni - quanto regolari? - hanno decretato la vittoria di Karzai: quello stesso che meno di 6 mesi fa ha promulgato una legge che legalizzava gli stupri, salvo poi a promettere di "rivederla" di fronte alla levata di scudi di mezzo mondo. Ma non credo l'abbia ancora fatto. E noi siamo lì. A fare cosa?
Sanaa è morta per mano di un padre-padrone. Ed è morta due volte, ammazzata anche dalla madre, che ha assolto il marito omicida: "Sanaa ha sbagliato". Ma cosa hanno a che spartire con noi costoro? Vivono da noi, ma non con noi. Se andassi in un paese musulmano, e decidessi di viverci, mi adeguerei - per rispetto - alle loro usanze. Diventerei astemia. Mi coprirei il capo. E se in quel paese portassi i miei figli, vorrei che si integrassero il più possibile, o - almeno - che fossero il meno possibile diversi dai loro coetanei. È tanto assurdo il ragionamento?
"La libertà e la democrazia non si possono regalare come due pezzi di cioccolata. Specialmente in un paese, in una società, che di quei concetti ignora il significato. La Libertà bisogna conquistarsela. E per conquistarsela bisogna sapere cos'è. Bisogna capirla, bisogna volerla. La democrazia, ovvio, lo stesso."
"Al mondo c' è posto per tutti, dico io. A casa propria tutti fanno quel che gli pare. E se in alcuni paesi le donne sono così stupide da accettare il chador anzi il velo da cui si guarda attraverso una fitta rete posta all' altezza degli occhi, peggio per loro. Se son così scimunite da accettar di non andare a scuola, non andar dal dottore, non farsi fotografare eccetera, peggio per loro. Se son così minchione da sposare uno stronzo che vuole quattro mogli, peggio per loro. Se i loro uomini sono così grulli da non bere la birra e il vino, idem. Non sarò io a impedirglielo."
Cosa sono diventata, se voglio che i nostri ragazzi vengano via dall'Afghanistan, perché quelli là non-ci-vogliono? E se voglio che chi arriva qui e vive qui si integri, provi a ragionare e ad educare i propri figli come i nostri, come definirmi? Una comunista? Una dipietrista? Una leghista? Mi va bene tutto. Ma basta regalare cioccolata a chi non la vuole. Perché non la conosce - magari - o perché, conoscendola, non saprebbe che farsene. O perché ritengono la vita più bella senza cioccolata.