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giovedì 24 settembre 2009

Dei rei confessi.
Dei delitti e delle pene.

Potevo anche non scriverli i loro nomi, tanto nessuno li ha dimenticati. Come credo che nessuno abbia dimenticato i nomi e i volti dei loro carnefici.
Tommaso Onofri - Tommy per tutti noi, ormai - aveva solo 18 mesi quando è stato rapito dalla sua abitazione il 2 marzo 2006. Il suo corpicino verrà ritrovato solo un mese dopo: l'assassino, Mario Alessi, inchiodato da prove circostanziali e scientifiche, confessa: "L'ho ucciso perché piangeva". È reo confesso.

In quella che è passata alla cronaca come "la strage di Erba" - 11 dicembre 2006 - sono morte 4 persone, 3 donne e un bimbo: Youssuf - di soli 2 anni - sua madre Raffaella Castagna, la nonna Paola Galli e una vicina di casa, Valeria Cherubini. Mario Frigerio - marito della signora Valeria - è stato ridotto in fin di vita. In 20-25 minuti sono stati inferti 76 colpi, tra coltellate e sprangate. Il movente? 3.500 fottuti euro che i Castagna avevano chiesto come risarcimento per le lesioni riportate da Raffaella nel corso di una lite con i vicini - Olindo Romano e Rosa Bazzi, gli assassini - quasi un anno prima, il 31 dicembre 2005. Rei confessi entrambi, salvo poi ritrattare, come si conviene ad ogni criminale che si rispetti.
Il PM, chiedendo l'ergastolo per i due, nel corso della requisitoria definì la ricostruzione dei delitti
"un viaggio nell'orrore".

Attraverso i propri avvocati, 3 giorni fa, i due - attualmente detenuti in istituti di pena diversi - hanno chiesto una sorta di "ricongiungimento familiare": aspirano ad una
cella matrimoniale. E il magistrato che dovrà decidere sul merito sta acquisendo la documentazione, trovando "immotivata" la loro separazione. Tra le circostanze addotte dagli avvocati a sostegno della richiesta è il fatto che "lei è depressa e lui ansioso e cupo".

Quel che è capitato a Sanaa è talmente recente che vale semplicemente la pena di rammentare che anche il suo assassino - suo padre - è reo confesso: "Era una settimana che ci provavo", dichiara soddisfatto. Missione compiuta.

Un commento al post precedente, sulla sorte toccata a Sanaa, mi ha spinto a elaborare qualche pensiero che continuava ad affacciarsi. Lo ha lasciato Martina, che non è certo una sanguinaria: "...di fronte agli estremismi divento "nucleare", specialmente quando, ancora una volta, sono le donne ad esserne vittime. E non aggiungo altro perché, cara Bastian, sai come la penso...". Ora, a meno che io non abbia preso un abbaglio grossolano - del che, Martina, mi scuso sin da ora - sembra che anche lei, di fronte a questo tipo di crimini, senta il sangue ribollirle e forte il richiamo dell'antica legge: occhio per occhio.

La principale obiezione che avanza chi è contrario alla pena di morte è che si potrebbe condannare un innocente: nel caso dei rei confessi questo rischio non sussite.
Nel suo "Dei delitti e delle pene" il Beccaria, oltre a ritenere l'ergastolo più punitivo della pena capitale perché "non vi è alcuno che, riflettendovi, sceglier possa la totale e perpetua perdita della propria libertà per quanto avvantaggioso possa essere un delitto" (piccola chiosa: nelle galere di una volta, non nelle attuali con le celle matrimoniali!), considerava l'elemento "spettacolare" dell'esecuzione capitale "un supplicio fatto più per essi (per chi vi assiste, ndr) che per il reo". E qui ha ragione.
Nessuna spettacolarizzazione, dunque, ma neanche celle con la TV, in compagnia della moglie e con il letto matrimoniale, per un certo tipo di delitti e di fronte alla confessione del colpevole. Questo tipo di criminali non ha diritti, tanto meno quello supremo, il diritto alla vita. Diritti ne hanno le vittime e le loro famiglie. Diritto alla vendetta (sì, vendetta, non voglio girarci intorno) lo ha anche la società: perché si paghi il fio, come si diceva una volta.


venerdì 18 settembre 2009

Basta cioccolata, please.

Sarà che le notizie si accavallano, e che non hai ancora smesso di riflettere su una che subito un'altra ti aggredisce e stordisce, e fai tuo il dolore straziante di tanta gente che neppure conosci.
Sarà che confondi i volti: quelli sorridenti di sei giovani in divisa si sovrappongono a quello di una splendida ragazza che sino a poco fa riempiva lo schermo. Nessuno di loro è più con noi. Non i parà morti in Afghanistan né Sanaa - di soli 18 anni - pugnalata a morte dal proprio padre perché innamorata di un non-musulmano.

Sono figlia di militare e quello che sto per dire mi fa male, ma è quello che sento dentro oggi: i sei parà morti a Kabul erano lì perché al loro stipendio si aggiungeva l'allettante bonus della "missione". Avranno pensato, quei ragazzi, che con sei mesi all'estero avrebbero potuto dare l'anticipo del mutuo per la casa, avrebbero potuto sposarsi senza gravare su mamma e papà. Avrebbero potuto.

Ma i loro sogni si sono polverizzati insieme al Lince. C'è ancora qualcuno che ritiene che fossero lì per ragioni ideologiche? Perché davvero convinti di portare la pace? Be', io lo credevo. Una volta. Ora non più. Che la si definisca "missione di pace" non me ne frega un cazzo: lì si muore. Muoiono i nostri e muoiono i civili. Perché nessuno - lì - vuole la pace. O la democrazia. Le ultime elezioni - quanto regolari? - hanno decretato la vittoria di Karzai: quello stesso che meno di 6 mesi fa ha promulgato una legge che legalizzava gli stupri, salvo poi a promettere di "rivederla" di fronte alla levata di scudi di mezzo mondo. Ma non credo l'abbia ancora fatto. E noi siamo lì. A fare cosa?

Sanaa è morta per mano di un padre-padrone. Ed è morta due volte, ammazzata anche dalla madre, che ha assolto il marito omicida: "Sanaa ha sbagliato". Ma cosa hanno a che spartire con noi costoro? Vivono da noi, ma non con noi. Se andassi in un paese musulmano, e decidessi di viverci, mi adeguerei - per rispetto - alle loro usanze. Diventerei astemia. Mi coprirei il capo. E se in quel paese portassi i miei figli, vorrei che si integrassero il più possibile, o - almeno - che fossero il meno possibile diversi dai loro coetanei. È tanto assurdo il ragionamento?

"La libertà e la democrazia non si possono regalare come due pezzi di cioccolata. Specialmente in un paese, in una società, che di quei concetti ignora il significato. La Libertà bisogna conquistarsela. E per conquistarsela bisogna sapere cos'è. Bisogna capirla, bisogna volerla. La democrazia, ovvio, lo stesso."

"Al mondo c' è posto per tutti, dico io. A casa propria tutti fanno quel che gli pare. E se in alcuni paesi le donne sono così stupide da accettare il chador anzi il velo da cui si guarda attraverso una fitta rete posta all' altezza degli occhi, peggio per loro. Se son così scimunite da accettar di non andare a scuola, non andar dal dottore, non farsi fotografare eccetera, peggio per loro. Se son così minchione da sposare uno stronzo che vuole quattro mogli, peggio per loro. Se i loro uomini sono così grulli da non bere la birra e il vino, idem. Non sarò io a impedirglielo."

Cosa sono diventata, se voglio che i nostri ragazzi vengano via dall'Afghanistan, perché quelli là non-ci-vogliono? E se voglio che chi arriva qui e vive qui si integri, provi a ragionare e ad educare i propri figli come i nostri, come definirmi? Una comunista? Una dipietrista? Una leghista? Mi va bene tutto. Ma basta regalare cioccolata a chi non la vuole. Perché non la conosce - magari - o perché, conoscendola, non saprebbe che farsene. O perché ritengono la vita più bella senza cioccolata.