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venerdì 6 giugno 2008

Di preti "diversi" e altre storie

Mi trovo spesso "tra quei che son sospesi": un po' di qua e un po' di là. Non sono sempre e comunque schierata: né per ragioni politiche né per altri motivi. Forse è un'eredità genetica di mia madre che, ripetendomi il banale "non puoi fare di tutta l'erba un fascio", mi ha lasciato molto più di quanto queste trite, abusate, ma vere parole sembrino significare. Motivo per cui non mi basta che un tipo indossi una tonaca nera con collarino, nonostante la mia ferrea laicità e il mio ateismo agnostico, per metterlo all'indice. Sarà il mio pensare libero (o liberale), sarà il mio ottimismo: o, come mi ha detto poco fa Riccardo, un amico di blog, sarà che ho mantenuto "il cuore a colori". Non sono tutti uguali, i preti e le suore. Madre Teresa di Calcutta, Don Pino Puglisi, Don Giuseppe Diana, Don Ciotti.
E (don) Alessandro Pasquinelli.

V
edete? Non c'è nessun link per il suo nome: nessuno, o pochi, sanno chi sia, cosa abbia fatto: o cosa abbia sopportato. Ma me ne informa il mio amico Max che mi manda un link per e-mail sulla vicenda di questo ex-sacerdote, sacrificato sull'altare dei più bassi interessi di bottega con l'arma più schifosa e subdola che possa immaginarsi: la calunnia. Che è accusare qualcuno di un reato, sapendolo innocente (art. 368 C.P.). E accusare un (ora ex) sacerdote di pedofilìa, è quanto di più ignominioso possa immaginarsi. Riassumo brevemente la vicenda, dirottandovi poi per l'approfondimento.

Don Alessandro era il parroco di Monsumanno Terme, nel pistoiese, e prese talmente sul serio la propria missione, da ritenere che "essere pastore del proprio gregge" non significasse solo scorrere i grani del rosario o elevare litanìe al cielo. Pensava, assurdo!, che significasse soprattutto cercare di risolvere i problemi dei propri parrocchiani. Mise su una casa-famiglia per bimbi in difficoltà. E andava tanto bene, la casa-famiglia (con il placet del Tribunale dei Minori e della ASL), che poco dopo creò anche una casa di accoglienza per le mamme. Il problema era che la faccenda andava "troppo bene"! Perché, si pensò ai piani alti, non gestirla direttamente, in maniera più manageriale?
E la carità? E la misericordia? Concetti sorpassati...

M
a come fare, se Don Alessandro si portava talmente bene da non trovare il modo di rimuoverlo? Idea geniale! Cuciamogli addosso l'etichetta del pedofìlo! E così è stato. Questo accadeva nel 2002, 6 anni fa. Sei anni di calvario e di calunnie. E di imbrogli e di frodi: anche da parte di un avvocato, cui il sacerdote si era rivolto per la difendersi dall'avviso di garanzia, puntualmente arrivato. Costui gli fece firmare un foglio in bianco ("è per la delega... la solita burocrazia...") e invece lo utilizzò per avanzare richiesta di patteggiamento della pena (casualmente, fortemente voluta dai vertici della curia, ma sempre fermamente respinta da Don Alessandro, che quel processo voleva).

L
'intera storia è qui, in una ficcante Lettera Aperta al vescovo di Pescia, scritta da Vania Lucia Gaito che, per inciso, è la giovane psicologa della comunicazione che ha tradotto e sottotitolato il deflagrante servizio della BBC "Sex Crimes and Vatican", sugli orrori e l'omertà che circonda la pedofilìa (quella vera, non quella inventata) nei circoli ecclesiastici, trasmesso lo scorso anno: per chi volesse, qui c'è la prima parte del video e qui la seconda.
Da "La Nazione" apprendo che Don Alessandro (per la cronoca: ha lasciato il sacerdozio, si è sposato ed ha un bambino) ha chiesto la revisione del processo che avrebbe patteggiato...
Speriamo in un po' di giustizia.

Chiudo con un video. Di primo acchitto sembrerebbe entrarci poco, con il post. Ma se avrete la pazienza di guardarlo sino alla fine, troverete molti dei nomi che ho fatto in apertura: sacerdoti che hanno lottato contro la mafia (che è prevaricazione, prepotenza, sopruso) e sono stati uccisi; e sacerdoti che ancora sono sul campo. Non è detto che un mafioso debba avere per forza, in testa, una coppola: c'è chi usa il cilindro, il borsalino, lo zucchetto, la papalina, la mitria...



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