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domenica 19 maggio 2013

R.S.V.P. o della creanza

Immaginate di essere ad una cena. Immaginate che il vostro ospite, a capo tavola, commenti l'ultima notizia apparsa sui giornali,  esprimendo la propria opinione. Immaginate ancora che - girando lo sguardo sui commensali - chiuda dicendo: "Ed ora mi piacerebbe sapere cosa ne pensate voi". Manco aprite la bocca e il padrone di casa si alza, gira i tacchi e se ne va.
 
Qualche settimana fa un carissimo amico blogger via mail mi domandava come mai non avessi lasciato commenti al suo ultimo post: "Che è successo, non ti piace il post?". No, non l'avevo visto perché il mio Reader aveva fatto le bizze e non me lo aveva segnalato. Problema risolto. Ma - a posteriori - ci ho ripensato come i cornuti. Avrei potuto rispondergli, con una bugia, perché non è vero: "Sai che c'è? Non commento più perché tu non rispondi ai commenti!", il che è vero.
  
Parliamoci chiaro: a parte qualche blog professionale (di giornalisti, ad esempio, che ricevono decine di commenti a botta) visito siti di amici che non postano per mestiere, ma per il proprio personale piacere di comunicare e che - quando va alla grande - ne ricevono una dozzina. E nessuno di loro, presumo, è tanto impegnato od oberato di lavoro nella vita di ogni giorno da non poter rispondere ai commenti che si lasciano. Se hai tempo per mettere online il tuo prossimo post, cazzo!, (a proposito di buone maniere) trovi il tempo anche per rispondere a chi è passato da te e ha lasciato due righe.
 
Mi si obietterà (e già so chi obietterà in tal senso) che non sempre i commenti sono "stimolanti", "intelligenti", "accattivanti", "interessanti"... Magari si risolvono in un arido "Bel post!", "Completamente d'accordo!", "Ti quoto!" (anglicismo mal tradotto che davvero non capisco come sia entrato nel lessico dei bloggers: "to quote" - in inglese - significa "citare", cioè ripetere ciò che è stato detto o scritto, e non è sinonimo di "to agree with", essere d'accordo).
 
Va bene, tutte giustificazioni condivisibili. Ma la "buona creanza" non fa questi tipi di distinguo: con un sorriso tirato sulle labbra, l'ospite deve ascoltare anche quel che ha da dire il commensale cretino e mostrarsi interessatissimo. E l'interesse, nei blog, si dimostra con una risposta: basta anche un "grazie del commento", giusto per dimostrare che hai letto e non solo scritto.  Diversamente, è sufficiente includere nel blog un breve elenco di bloggers dai quali non si desidera ricevere commenti perché solitamente banali e non degni di replica: una sorta di lista nera dei commensali da non invitare più.

giovedì 17 dicembre 2009

Va' dove ti porta l'ADSL

Per ragioni che non sto a dire, in questi giorni mi sono dovuta interrogare sulla nascita delle amicizie (e di proposito non metto la parola tra virgolette) tra blogger. È possibile provare trasporto per una persona della quale leggi solo post e che non hai mai visto, né fisicamente conosciuto? Un commento lasciato da un blogger che mi spinge spesso a riflettere diceva: "...credo che i rapporti puramente virtuali abbiano dei limiti al di là dei quali non si riesce mai ad andare...". Mi chiedo perché.

Forse perché non abbiamo mai
guardato in viso la persona con la quale ci si trova a scambiare opinioni e sensazioni, e con la quale ci si confessa, a volte affidando alla tastiera segreti mai condivisi, ad esempio, con un familiare? Non credo possa essere per questo: i non vedenti ben sanno amare. O perché è lontana?
Perché non si esce la sera per andare al cinema o a mangiare una pizza?


I miei amici "tangibili" li posso contare sulle dita di una mano. E qualche dito mi avanza pure.
Ho mio marito che - oltre ad essere il compagno della vita - è anche un mio grande amico. E ho la mia altra metà, il mio Yang: non ci vediamo e sentiamo da almeno un anno, ma so perfettamente che - al prossimo incontro - parleremo come se ci fossimo lasciati un'ora prima. Poi ho quelli "virtuali". Quelli dei quali leggo ricordi, emozioni, gioie e dolori. E ai quali rispondo, partecipando - come posso e come "sento" - al loro "sentire". Che differenza esiste tra questa sorta di dialogo digitato sulla tastiera e quello modulato a voce?

Non sono suficientemente colta per citare
amicizie (non amori) epistolari passate alla storia: qualcuno riempirà, spero, questa mia lacuna, perché a me viene in mente solo quella tra Sénac e Albert Camus. Forse che i post non possono essere paragonati ad uno scambio di lettere del terzo millennio? Chi avrebbe da ridire se considerassi amico/amica - nel vero senso della parola - qualcuno con cui intrattengo un fitto carteggio? Nessuno, credo. E chi metterebbe in dubbio che lettere inviate per posta possano far nascere un sentimento di amicizia? Credo ancora nessuno. Perché, dunque, sembra così anomalo che il web possa essere la fucina in cui anche i sentimenti possono essere forgiati e prendere forma?

Probabilmente sono infantile: e se così fosse, mi tengo stretta la mia sindrome da Peter Pan. O forse sono solo stupida. Ma, anche in questo caso, sono felice così.

"Il cuore ha le sue prigioni che l'intelligenza non apre".
(Marcel Jouhandeau)

venerdì 10 ottobre 2008

Pape Satan Aleppe
Chi l'ha visto???

Mi voglio anche rovinare, istituendo la taglia, ma per un amico questo ed altro... Ma che diavolo di fine ha fatto?? Pape, se ci leggi, dacci notizie!