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lunedì 23 febbraio 2009

Tu vuo' fa' l'americano...

Stamattina, ad Omnibus su La7, Gaia Tortora e un manipolo di giornalisti cazzuti (Francesco Verderami, Antonio Padellaro, Roberto Arditti, Oscar Giannino e Antonello Caporale), si sono a lungo interrogati sul nuovo PD: ce la farà Franceschini? E se no, perché? Cosa dovrebbe fare? E Bersani? Giuda Iscariota per non essersi candidato, o Cardinal Mazzarino del secolo? Tra l'altro si è fatta un'immaginifica disamina del giuramento sulla Costituzione. Chiaro segnale anti-Berlusconi, per alcuni. Scoperto "occhio strizzato" al Capo dello Stato, il garante della Carta. E via di questo passo.
Con tutto il rispetto dovuto alla nostra Carta Costituzionale, si tratta di una legge: e come tale, non immutabile nel tempo. Tant'è che anche i nostri Padri Fondatori hanno previsto la possibilità di successive revisioni (art. 138). Revisioni e modifiche peraltro già intervenute sin dal 1963, sul testo originario.

Ma no: gli immarcescibili pontefici della carta stampata dovevano t
rovare nel gesto di Franceschini un significato esoterico volto a ribadire l'immutabilità ed intangibilità della carta. A parer mio, la questione è molto più semplice: Franceschini ha rigiocato la carta vincente di Obama che il buon Veltroni ha inutilmente cercato di utilizzare come l'asso di briscola. Come faccio - si è domandato il neo segretario PD - a far dimenticare la mia origine scudocrociata?
Come faccio a recuperare consensi più demo e meno cristiani? Potrei propormi come l'Obama pallido delle italiche sponde! E, in mancanza della Bibbia di Lincoln, ha pensato di fare la Grande Promessa per un tempo migliore sulla Carta Costituzionale.
Nient'altro. Perché, se altro ci fosse, bisognerebbe prepararsi a un ulteriore periodo di scontri, interni ed esterni, senza fine.

Tu vuo' fa' l'americano - Renato Carosone