È vero: non si dovrebbe parlare di quel che non si conosce, ma voglio fare un'eccezione, perché mai e poi mai guarderò programmi del genere e credo che i promo diano a sufficienza l'idea di cosa si tratti. Mi riferisco a quei format che dovrebbero far emergere il meglio dei nostri giovani in diverse discipline, scelti dopo feroce selezione da "grandi esperti".In Master Chef tre guru dei fornelli esaminano aspiranti supercuochi che, quando non superano la prova, vengono cacciati a male parole, umiliati, offesi, derisi, sino a farli piangere. Il più cafone e bastardo è certamente Joe Bastianich, 11 ristoranti "italiani" a New York, menù "degustazione" 126 dollari a cranio: avviato alla professione dalla mamma cuoca non credo sarebbe arrivato lontano se lei lo avesse trattato come lui tratta i giovani "esaminandi". È cattivo, e la crudeltà non insegna nulla e non lascia altro che desiderio di rivalsa che genera altra crudeltà: un loop senza fine.
Per The Apprentice basta guardare il promo. Un manipolo di giovani esaltati che - pur di giungere alla presenza del Divino (Flavio Briatore) - è disposto a far carne da macello dei colleghi: spintoni, ruzzoloni per le scale, porte di ascensore che si chiudono in faccia... è qui, e cane mangia cane.
A breve partirà anche Project Runway alla ricerca del "prossimo gigante della moda" selezionato dai Ildo Damiano, Alberta Ferretti e Tomaso Trussardi: 'gnurant' quale sono, riconosco solo l'ultimo cognome. Ma chissenefrega. Lo spot è qui: ancora un'orda di giovani che corre verso il proprio futuro felice che qualcuno sia rimasto indietro. Testimonial Eva Herzigova: indossa un abito che, se è stato creato dal trio dei big, be'... fa proprio schifo!
A cosa servono questi programmi? A motivare i ragazzi? A far loro intendere che è il merito a vincere e non altro? Ma certo, nessuno lo nega e anch'io sono per la meritocrazia! Ma non a scapito dell'umanità, della correttezza e del rispetto per gli altri. Diversamente, prepariamoci a una generazione di rampanti giovani bravissimi, preparatissimi e di successo, ma in fondo tutti uguali: piccoli Hannibal Lecter, schifosi cannibali senz'anima.