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mercoledì 19 novembre 2008

Allora, ragazzi...

Così esordiva mio padre - solitamente subito dopo il pranzo domenicale - quando dichiarava aperta la "sessione straordinaria" della riunione di famiglia. Io e mio fratello iniziavamo a stringere i culetti santi perché spesso questi conclavi erano il naturale epilogo di qualche nostra marachella andata troppo oltre, ed erano altresì il naturale incipit di qualche storica punizione. In questi giorni me ne sono rammentata una in particolare di quelle adunate: tutti intorno al tavolo rotondo (allungabile) in sala da pranzo, in orrido "stile svedese", così come il salotto, con divani scomodissimi e pouffoni (grandi pouf) squadrati in similpelle (oggi direi che era plastica, ma guai a dirlo all'epoca!!!). "Allora, ragazzi: io e la mamma avremmo pensato che forse vi piacerebbe avere un nuovo televisore...". E vaiiii!!!! Il televisore era l'oggetto del desiderio: ovviamente in casa ce n'era uno solo e faceva bella mostra di sè su un trespolo su ruote (definizione scientifica: "il carrello porta-TV") che non c'entrava un'acca con lo stile svedese del resto della sala, ma che importava? Aveva l'onore di portare su di sè l'adorato elettrodomestico. Direte, vabbe', ma c'era bisogno di una riunione di famiglia per annunciare un nuovo acquisto? Certo che c'era bisogno! Perché eravamo tutti coinvolti e responsabilizzati.

E
rano gli anni in cui si acquistava tutto a rate: il salotto e la sala da pranzo svedese, il frigorifero, le enciclopedie e - a maggior ragione, visto il notevole investimento - il televisore. Io e mio fratello fruivamo di quella
che ora si chiama "paghetta", ma allora veniva più prosaicamente definita "la domenica", giacché l'emolumento veniva elargito in quel giorno. E per far fronte alla spesa della nuova tele (altra moda dell'epoca, il parlato stenografico...) dovevamo impegnarci a non chiedere extra: né per raccolte di figurine, né per "Super Albi Nembo Kid" ("Albi", plurale di Album...) dei quali "non-possiamo-fare-a-meno!". Ovviamente, promettevamo facendo giurìn-giurella, croce sul cuore e bacetto. Che poi mantenessimo la promessa, be'... quello era un altro paio di maniche...

H
o ripensato a quel conclave in questi giorni perché - alla distanza - ho apprezzato il pragmatismo di mio padre e la lezione, impartitaci all'epoca, di appartenenza al gruppo familiare, nucleo primigenio di ogni società civile.
Credo che di questi tempi molte famiglie si ritrovino a fare discorsi del genere, e non ritengo possa parlarsi di posizioni di destra o di sinistra trasferite in àmbito familiare: è una mera constatazione dei fatti e la ricerca della soluzione migliore. L'ho presa un po' alla lontana, ma arrivo al punto.

L
eggo oggi una notizia - tra le tante circolate in questi giorni (tragiche, ridicole, vergognose) di cui ho avuto contezza con mezzo orecchio alla TV, gli occhi incollati al monitor del Mac per 12-14 ore al giorno e leggendo i post degli amici - che, finalmente, mi rincuora e mi fa ben sperare.

Dunque, il sindacalista Paolino Barbiero della CGIL - la sigla sindacale più politicizzata, tosta e meno flessibile che io conosca - fa il punto della situazione: la marca trevigiana è piena di immigrati in lista di mobilità. Se ne facciamo entrare altri, avremo espulsioni di gente già inserita sul territorio con le proprie famiglie e con i figli già a scuola e, pragmaticamente, offre la migliore soluzione possibile (qui l'articolo). Non mi si dica che sta facendo un discorso razzista, o che ha avuto mazzette dalla Lega: ha semplicemente affrontato il problema con i piedi per terra, senza bende ideologiche o fuorvianti populismi. Il suo superiore e referente regionale, invece, tale Emilio Viafora che fa? Scrive al cardinale! Si appella al Patriarca di Venezia perché si faccia promotore di un Asse chiesa-CGIL per "sconfiggere fondamentalismi di ogni genere e affermare la cultura della tolleranza"!!

M
a che cazzo dice? Ma di cosa va cianciando, 'sto tipo? Se c'è un personaggio tollerante in questa vicenda e qualcuno che offre del Veneto un'immagine non-razzista, ma umanitaria, è proprio Barbiero! Ne abbiamo già abbastanza di ingerenze clericali nella nostra politica: ma che vengano invocate da un sindacalista della CGIL per minare una proposta tanto seria, ragionevole e di buon senso (il vecchio, caro buon senso!), mi sembra come la storia del cinese. Sì, quell'imbecille che si tagliava gli zebedei per far dispetto alla moglie...