Mia madre era bellissima: in questa foto poteva avere 20 o 25 anni. Certo, non la ricordo così. Dopo due figli e quasi il doppio dell'età, si era "arrotondata", era cicciottella, come diceva lei. Ma il suo sorriso era rimasto lo stesso. Entrambi i suoi genitori erano operai all'Ansaldo di Genova. L'hanno fatta studiare con sacrificio, e lei ha conseguito un diploma di segretaria. Non conosco bene lo svolgersi degli eventi tra il suo diploma e l'incontro con mio padre. È un grande cruccio, questo: il non avere più "radici" cui far riferimento per ricostruire il proprio passato. Forse per un po' ha lavorato. Si è sposata a 28 anni: dopo un anno sono arrivata io, e l'anno successivo mio fratello. Il nostro nucleo familiare ha seguito i trasferimenti del papà, militare, per mezza Italia: da La Spezia a Catania, da Milano a Roma.La mamma, da allora, ha fatto la casalinga. Cucinava due volte al giorno, faceva il bucato a mano, puliva la casa, ci seguiva nei compiti: non aveva la "colf", come si dice oggi, non aveva vicino sua madre o sua suocera, cognate o sorelle presso cui parcheggiare noi figli. Non aveva la lavatrice o la lavastoviglie.
Noi eravamo il suo mondo.
Non c'era l'8 marzo, allora. Non si parlava di emancipazione della donna. La mamma non ha mai partecipato a occupazioni di edifici scolastici, a manifestazioni di protesta, a comizi politici, come ho fatto io. Faceva "la mamma". E basta. L'unica deroga, una sorta di permesso non retribuito, alle sue "mansioni" era la domenica: il papà comprava la pasta al forno e il pollo arrosto con le patate in rosticceria. Così la mamma non doveva cucinare. E poi il suo tran-tran, il lunedì, ricominciava.
È stata felice, la mamma? Le è mancata l'autoaffermazione? (che razza di parola! lei non l'avrebbe usata...). Le siamo bastati noi, marito e figli, per riempire le sue giornate? per coricarsi la sera e dirsi: "Sì, sono felice: la mia vita mi soddisfa"? Non lo so e, purtroppo, non ho più modo di saperlo. Ma oggi, 8 marzo, dopo aver navigato un po' per il web, dopo aver scansionato la sua foto, e dopo questo post, voglio pensare che sia stata felice.
E anche se - purtroppo, per ragioni anagrafiche - non ne saranno rimaste molte di mamme come la mia, voglio dedicare a loro questa Festa della Donna. A loro che sono state "soltanto" mamme e mogli. A loro, per le quali "impegno politico", cioè fare qualcosa per la polis, significava allevare bene i figli, amare e rispettare il proprio marito, e accudire la casa. Dedico alle "mamme" che sono ancora tra noi questo post di nostalgia, e a quelle che ci hanno lasciato, ovunque siano, dedico il profumo dell'albero di mimosa che vedo dalla mia finestra, sperando possano sentirlo.
È stata felice, la mamma? Le è mancata l'autoaffermazione? (che razza di parola! lei non l'avrebbe usata...). Le siamo bastati noi, marito e figli, per riempire le sue giornate? per coricarsi la sera e dirsi: "Sì, sono felice: la mia vita mi soddisfa"? Non lo so e, purtroppo, non ho più modo di saperlo. Ma oggi, 8 marzo, dopo aver navigato un po' per il web, dopo aver scansionato la sua foto, e dopo questo post, voglio pensare che sia stata felice.
E anche se - purtroppo, per ragioni anagrafiche - non ne saranno rimaste molte di mamme come la mia, voglio dedicare a loro questa Festa della Donna. A loro che sono state "soltanto" mamme e mogli. A loro, per le quali "impegno politico", cioè fare qualcosa per la polis, significava allevare bene i figli, amare e rispettare il proprio marito, e accudire la casa. Dedico alle "mamme" che sono ancora tra noi questo post di nostalgia, e a quelle che ci hanno lasciato, ovunque siano, dedico il profumo dell'albero di mimosa che vedo dalla mia finestra, sperando possano sentirlo.


