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sabato 23 febbraio 2008

Dell'Amore, della Morte e del dopo

Giornata di schifo, quella di oggi. Mi ricordo quello che diceva la mamma (o la nonna?): che gli anni bisestili portano sfiga. Forse è vero. Mi manca tanto il mio amico Rick, che è la mia altra metà. Un giorno, uno dei tanti con le nostre chiacchierate fatte di sigarette e di caffè, lui è arrivato a questa determinazione: del suo Yang, io sono l'Yin. E lui, del mio Yin, è lo Yang: siamo complementari. Non c'è stato mai nulla tra di noi, tranne un'amicizia "struggente", anche se non so se sia un aggettivo adatto a definirla. Rick è il mio Amico, l'Unico Amico. Ma è in Spagna, e non so con chi parlare dei miei "massimi sistemi"... E allora lo faccio qui.
Lo scorso ottobre è mancata la cugina di mio marito, morta di cancro a 55 anni. Le ero molto affezionata: era buona, disponibile, semplice. E volevo bene anche a suo marito, R.. Sembravano una coppia di coniugi l'uno dipendente dall'altra. In famiglia, eravamo tutti preoccupati per il "dopo" di R.: non sopravviverà, ci dicevamo, erano troppo legati... Già a dicembre era successa una cosa che mi aveva infastidito: salutando sulla porta R. - che era venuto da noi per una pizza - mio marito gli ha suggerito di prendersi, per le pulizie in casa, qualche signora che lo aiutasse. Non rammento esattamente la sequenza delle battute, ma è finita che R., sulla porta dell'ascensore, ha detto qualcosa come: "purché sia bbona...", e faceva l'imitazione di Fantozzi - ricordate? - quando gonfia le gote e fa sporgere la lingua in un angolo, per rimarcare come solo l'idea... gli piacesse? lo eccitasse? Non so. Mio marito, cui ho fatto notare la questione, mi ha detto che sono maliziosa (anzi, mi ha definito maligna...), e che era solo un modo di R. per sdrammatizzare la propria solitudine. Forse era vero. Oggi mio marito ha telefonato a R. per ricordargli che stasera è a cena da noi. "Verrò più tardi" ha detto "Poi ti spiego...".
Insomma, con l'omertà che solitamente lega gli uomini, mio marito ha sghignazzato informandomi che - forse - R. aveva qualche "movimento". Poi, con l'ingenuità che gli è propria, si è ripreso: "Ma no, sarà qualche straniera che ha incontrato alla scuola di ballo!", versando, ovviamente, benzina sul fuoco sacro che già mi ardeva dentro. Non gli ho detto niente, e sono venuta qui, a rimpiangere Rick, e a sfogarmi.
Cosa rimane, dopo la morte, di un amore durato 35 anni? Possibile che "l'istinto di sopravvivenza" sia più forte del dolore, della disperazione, della solitudine? Ma "istinto di sopravvivenza" mi sa di animalesco, di bestiale. Di sub-umano. Poi rifletto e passo in rassegna tutti i parenti, gli amici e i conoscenti che hanno perduto quella che sembrava essere la loro ragione di vita. E sono sopravvissuti. Penso a mia nonna, che ha perso la sua unica figlia (mia madre), ed è sopravvissuta. E penso a mio padre, che si è risposato. Penso ai genitori che perdono e piangono i figli morti in guerra. E sopravvivono. E allora mi viene da pensare che l'Amore - anche quello con la "A" maiuscola, in fondo non è altro che un passaggio, un momento della vita, e che - con la fine della vita - se ne va, probabilmente insieme a chi quell'amore ha suscitato. Quasi fosse stata cosa,
già tangibile e poi fattasi polvere. Pronta ad andarsene e a perdersi al primo soffio di vento.