È bello e gratificante rendersi conto dell'alta opinione che i nostri maggiorenti - da una parte all'altra, in perfetta sintonìa bipartisan - hanno di noi, volgo schiavo, merdoso, ma soprattutto cretino. Seguo Omnibus su La7 ogni mattina: gli ospiti in studio sono correttamente bilanciati per non violare la Par Condicio Sacra Lex, l'11° comandamento della nostra era. Sia che si tratti di politici e giornalisti, o che discettino sindacalisti e professori universitari, il ritornello è sempre lo stesso. Mi riferisco al fatto che tutti - con due sole eccezioni, su cui mi soffermerò più oltre - ritengano che, della così detta questione morale, a noi non freghi un beato cazzo.Da destra si cerca di sminuirne - per evidenti ragioni di convenienza contingente - l'urgenza, perché, come dice iddu, ci sono cose più importanti cui pensare e a cui porre mano. Ergo, sbrighiamoci ad approvare il ddl intercettazioni e tutti i ddl in pentola per parare il culo ai soliti noti, e fottiamocene della questione morale, perché "i problemi degli italiani sono ben altri! Il federalismo e il patto di stabilità; la Costituzione, quella carta vecchia e obsoleta fatta di lacci e lacciuoli; la riforma della giustizia; la manovra economica e i rilancio dell'economia. Questione morale? Ma chi se ne frega!"
A sinistra, la solfa è la stessa. Gli ultimi che rammento a cantare su queste note, sono stati Paolo Ferrero (PRC) e Giorgio Cremaschi (FIOM): "Ahaha! Il PdL è diviso! Fini ha messo sul piatto la questione morale e ci si stanno scannando sopra! Si perdono, 'sti stronzi del governo, su quisquilie e pinzillacchere di chi è più corrotto di chi, e non pensano che 'i problemi degli italiani sono ben altri'! La manovra e le regioni; il lavoro e la ripresa economica; la FIAT e Marchionne; il nucleare e l'eolico!".
Insomma, per costoro a noi interessano in primis i problemi di pagnotta (o di pancia, che dir si voglia), piuttosto che quelli etici. E le nostre priorità sono quelle legate al portafogli piuttosto che al busillis di CHI me lo rimpingua.
Da 40 anni a questa parte le nostre classi dirigenti hanno brillato soprattutto per la capacità di attingere a piene mani al danaro dello Stato (cioè al nostro danaro) per elargirlo graziosamente ad amici con la scusa di qualche appalto, riuscendo pure a ricavarne un utile: per il Partito - nella Prima Repubblica - e personale nella Seconda. Avrò o no il diritto di essere un po' incazzata e stufa di questa masnada di manigoldi, a destra e a sinistra? Avrò o no il diritto - prima di decidere quali cose fare - di accertarmi che le facciano persone oneste? E avrò o no il diritto di definire le mie priorità per chi - ad ogni livello - deve "governarmi"? E se la mia priorità fosse la questione morale, che diritto hanno lor signori di dirmi che a me deve interessare altro?
Gli unici fuori dal coro sono - tra i politici - gli esponenti dell'IdV e, tra i giornalisti, quelli de "Il Fatto Quotidiano". Nonostante sia abbonata al giornale e nonostante abbia votato IdV alle ultime consultazioni per mancanza di alternative, non mi fa piacere. Detesto sentirmi ghettizzata e costretta in gabbia. Anche perché sono strasicura che questo sia il sentire della stragrande maggioranza degli italiani, checché ne dicano i Grandi Pensatori: non siamo solo "panza", carini, né bestie cui gettare noccioline. Se gli animali dello zoo poi si stufano, sono cazzi amari: per tutti.
