Veramente, in principio fu la sola memoria: quella formidabile di Vidoq, già delinquente, e ricordato oggi, con un certo imbarazzo, quale padre della Sûreté (dal 1810 al 1833), la polizia francese. Girava per i vicoli più malfamati di Parigi, confondendosi tra la gente di quelle enclave con i travestimenti più impensati, per imprimersi nella mente le fattezze dei criminali comuni e poterli successivamente "riconoscere". Dopo di lui, Alphonse Bertillon (1853 - 1914) lui sì armato di metro e calibro, che inventò le schede di riconoscimento biometrico. Riportavano 14 misure: statura, lunghezza e circonferenza del cranio, lunghezza delle braccia, delle dita, delle mani, dei piedi... Considerò che, secondo il calcolo delle probabilità, in presenza degli stessi valori, esisteva 1 probabilità su 286.435.456 che appartenessero a due individui diversi.Poi venne la svolta epocale delle impronte digitali, la "scoperta" delle quali - nel loro impiego d'indagine criminale, viene usualmente attribuita a Sir Francis Galton (che ne codificò l'utilizzo nel suo libro Classification and Uses of Fingerprints) anche se, più correttamente, dovrebbe essere condivisa con Sir Edward Henry, con Sir William Herschel, e anche con uno sconosciuto poliziotto argentino, di origine croata, Juan Vucetich che, nel 1892, risolse un caso d'omicidio (probabilmente il primo della storia) avvalendosi proprio dell'impronta insanguinata lasciata dall'assassino sul luogo del delitto.
Nel corso dei XIX e XX secolo le scienze forensi e la criminalistica hanno fatto passi da gigante: si pensi alla balistica, alla medicina legale, alla chimica e all'antropologia forense. E ancora alla psichiatria e psicologia forense, che ha raggiunto vertici di eccellenza in quest'ultimo ventennio, grazie alla costituzione dell'Unità di Analisi Comportamentale (BAU, Behavioral Analysis Unit) a Quantico, in Virginia, ad opera dell'FBI, che permette di costruire un "profilo psicologico" del criminale partendo dall'esame della scena del crimine. Per arrivare alla scoperta del DNA, traccia genetica univoca.
Gli investigatori hanno molte armi scientifiche per arrivare ad individuare i criminali: quando si tratta di criminali cruenti.
E se il delitto è incruento? Se non c'è violenza, se non c'è sangue, se non si trova l'impronta digitale in bella vista sull'arma del delitto? Se non c'è il morto? Se il delitto è una truffa, un'estorsione, una corruzione, una concussione, un inside trading? O se è sfruttamento della prostituzione, sfruttamento di minori, pedofilìa?
Che armi hanno, gli investigatori?
Si fa un gran parlare, oggi, di "ritorno ai metodi classici di investigazione": quali?
Il pedinamento? E chi si sposta più, oggi? L'interrogatorio dei testimoni? E chi compie un'estorsione in presenza di testimoni? Qual è, oggi, il metodo più usato ed abusato della comunicazione? Il telefono e Internet. La rete (non lo so, forse dico una castroneria) non è ancora facilmente controllabile dall'esterno: non credo che un magistrato possa, anche disponendo un mandato ad hoc, far controllare le mie mail a distanza.
Ma se il crimine cambia e tecnologicamente si adegua, facendo del telefono l'arma del delitto, perché gli investigatori non dovrebbero aver il modo di incastrare un delinquente con l'impronta vocale della conversazione incriminante?