Non riesco ad abituarmi a questa posa - perché non riesco a definirla diversamente - di criticare tutto quello che arriva dall'altra parte dell'oceano: e le critiche arrivano anche da insospettabili. Cioè da persone che ritengo intellettualmente oneste e in grado di vedere un po' oltre l'apparenza.
La città di New York ha eletto il proprio nuovo Sindaco, un liberal tosto, che ha ottenuto più del 73% dei consensi. Ha improntato tutta la propria campagna elettorale su fortissime istanze egalitarie, ha promesso riforme sociali come non se ne vedevano da tempo e ha anticipato l'applicazione di maggiori tasse ai ricchi della Grande Mela.
È deciso a interrompere l'abitudine dello «stop and frisk» da parte dei poliziotti americani, e cioè fermare e perquisire giovani "sospetti" (praticamente sempre neri o latino americani). Magari queste sue ottime intenzioni si perderanno per strada: ma, almeno, che lo si testi all'opera!
Invece no. Si comincia da subito a prendere per il culo l'aspetto suoi figli (l'apparire!), nati dal suo matrimonio con una afro-americana: perché il figlio Dante, 15 anni, ha una chioma da black-power anni '70 e sembra Angela Davis, o perché la figlia Chiara, quasi 19 anni, sembra una riedizione degli hippy anni '60, con la coroncina floreale tra i capelli che «nun se po' vede'»... Ma i ragazzini che girano per le nostre strade, li guardate mai?
E il motivo - purtroppo - credo sia sempre lo stesso, da almeno 40 anni a questa parte: da quando, tirata fuori la bomboletta dalla tasca dell'eskimo, si scriveva Amerika con la "k", e quello che di buono veniva da lì (forse) era solo una certa musica. Niente altro: perché si sa... gli americani saranno sempre e soltanto "i bastardi Amerikani".