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mercoledì 9 settembre 2009

Di cavalli e di cavilli

Da Wiki: "Il cavallo di Troia è una macchina da guerra che, secondo la leggenda, fu usata dai greci per espugnare la città di Troia. Questo termine è entrato nell'uso letterario, ma anche nel linguaggio comune, per indicare uno stratagemma con cui penetrare le difese". Il significato di stratagemma lo trovo sul Dizionario Etimologico di Pianigiani: "astuzia di guerra per sorprendere e ingannare il nemico".

Gasparri dixit: "Non so cosa farà la Consulta (che dovrà a breve decidere sulla costituzionalità o meno del Lodo Alfano, ndr) ma in qualche modo troveremo la soluzione. Avendo un consenso forte supereremo un eventuale vizio negativo. Troveremo un avvocato, un Ghedini o un Ghedoni, che troverà un cavillo". Ancora sul Dizionario Etimologico trovo il primigenio significato di cavillo sotto il verbo cavillare : "Inventare con sottile accorgimento ed animo maligno ragioni false, che abbiano sembianza di verità, di giustizia, allo scopo di aggirare altrui o tentare di far diritto del torto, detto per lo più di liti e dispute: voce propria non di giureconsulti, ma de' legulei".

Non so quanto al Ghedini (o Ghedoni) di turno possa essere gradita la qualifica di "leguleio" (a Roma gli avvocati di tal fatta vengono definiti "mozzarecchie"), ma un fatto è certo: tra il cavillo ed il cavallo (di Troia) c'è davvero poca differenza. Si tratta in entrambi i casi di inganni, di artifizi, di manipolazioni della verità, che però - della verità - hanno "sembianza".
In soldoni, sonore fregature.
Ringrazio l'amico Pape Satan per avermi fatto riflettere.